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Attualità

LO STRANO SILENZIO DELLA STAMPA

Quella di oggi è una strana giornata di luglio. Non per il caldo, c’è e si sente parecchio, non perché il sottoscritto stia provando a studiare per un esame che non andrà bene come al solito, ma per il silenzio dell’informazione italiana.

E’ un silenzio strano. Un silenzio in tutte le sue forme, un silenzio cartaceo, un silenzio televisivo, salvo per i giornalisti dei comitati di redazione che leggono le tre notizie della giornata e poi lasciano il posto alla soap opera argentina. La cosa che più sorprende è il silenzio di internet.

Salvo il sito de “Il Giornale” e de “Il Tempo” tutti gli altri siti internet sono in silenzio.

Cosi, un po’ per sfizio e un po’ perché sono autolesionista, ho letto i due editoriali degli unici due giornali in edicola oggi. Il più condivisibile è quello del direttore de “Il Tempo”, Mario Segni, che ha definito questo sciopero uno sciopero dannoso per gli editori, ma sopratutto riporta un dato di cui non mi sono per niente stupito. In Italia, la diffusione dei giornali è scesa a cinque milioni di copie giornaliere. Non succedeva dal 1939.

Un po’ per la crisi economica, una famiglia media italiana difficilmente riesce a comprare un quotidiano al giorno, un po’ perché noi giovani, forse, preferiamo vederci i giornali gratis su internet, se non altro per un fattore ecologico.

Ma per cosa protestano i giornalisti? Per la legge sulle intercettazioni. Ah, bene.

La signorina Mariuccedda, 89 anni che da trent’anni guarda il tg di Videolina, forse si sarà spaventata per non aver visto il bel volto del giornalista oppure Ziu Peppino, 94 anni, ha rischiato il settimo infarto della sua vita per non aver visto l’amica Egi in tv.

Scherzi a parte, si protesta per un decreto legge che impedirà alle nuove voci di raccontare i fatti quasi in contemporanea. Parecch anni per raccontare un importante procedimento giudiziario, fino alla norma che più di tutte ha fatto scatenare un putiferio: no alla intercettazioni.

Pareri favorevoli e contrari. A me, per esempio, non interessa sapere che si sono detti la Falchi e Ricucci in un bollente scambio di sms. Che informazioni mi può dare? Nessuna.

Mi interessa sapere invece se qualche costruttore ride al telefono con un’amico dopo aver appena fiutato l’affare del secolo: la ricostruzione della città de L’Aquila.

Ora però ci sarà l’effetto contrario. Una marea di intercettazioni saranno pubblicate senza il filtro di una redazione o in alcuni casi, di una direzione giornalistica, su qualche sito russo.

Non c’è niente da fare, siamo un paese senza mezze misure. Passiamo dalla libertà estrema alla libertà negata in mezzo secondo. Siamo quelli che non vogliono il controllo ma se nessuno ci controlla facciamo le peggiori cagate. Insomma, non siamo un paese normale.

In un paese normale, questa sarebbe stata la giornata del giornale libero, dei giornali regalati per le strade, delle libere pubblicazioni nelle quali tutti possono dire ciò che pensano e invece niente. Mutismo e rassegnazione.

Chiudo con la citazione che arriva direttamente dal manuale di Scienza Politca che mi sopporta da qualche settimana, che in tema di democrazia e apatia dice: <<La non partecipazione può essere un segno positivo di consenso con chi governa, e viceversa una crescita della partecipazione può indicare scontento politico e disintegrazione sociale.>> Meditate gente, meditate

Amici, non vi preoccupate: da domani tutto tornerà come era ieri e come sarà ancora per qualche mese, ops, volevo dire anno. Torneranno i vari Tg1, Tg5, Tg4, Tg La7 etc. e ci lamenteremo per non aver avuto altre 24 ore di silenzio giornalistico.

Andrea Matta

P.S. Nessun giornale, se non domani, scriverà le parole di Berlusconi: <<Metto la manovra nelle mani del Parlamento. Se ci danno la fiducia, restiamo per governare, sennò andiamo tutti a casa>>. Queste frasi pubblicate dopo 24 ore, hanno uno strano retrogusto



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Il blog di uno studente universitario, di uno speaker radiofonico, di un comico-giornalista in rampa di lancio e di tanto altro.. in attesa di capire il suo destino

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