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Calcio

QUE VIVA ESPAÑA

Ha vinto la Spagna.Ha vinto la programmazione spagnola, ha vinto la cantera del Barcelona. Ha vinto la generazione di fenomeni, quelli della classe 1980, gli Xavi, Iniesta e Puyol, quelli che qualsiasi giocatore compra nelle squadre di Pes.

Un’altra vittoria mondiale di un paese latino e se andiamo a vedere nel dettaglio c’è qualche analogia con il nostro titolo del 2006. Per esempio: nelle tre edizioni degli anni 2000, tutte le squadre che hanno giocato contro la Germania in semifinale oppure in finale hanno poi vinto la coppa (2002 Brasile, 2006 Italia, 2010 Spagna); per la seconda edizione consecutiva invece si è abbattuta la jella brasiliana. Infatti la squadra che ha sconfitto i verdeoro, sempre ai quarti di finale, ha poi perso la finale (2006 Francia, 2010 Olanda). Per la seconda edizione consecutiva la Germania arriva terza in un campionato del mondo (2006, 2010). Dopo 12 anni torna la doppietta Europeo-Mondiale anche se nel caso francese era arrivato prima il mondiale nel 1998.

Ce ne sono tante altre ma queste sono le uniche che mi sono venute in mente in queste ore di post vittoria spagnola.

E’ il Mondiale del “chi l’avrebbe mai detto”. Le grandi nazionali fuori prima che il gioco si facesse davvero interessante, le squadre di medio livello Uruguay e Olanda che si giocano un posto nel calcio che conta.

E’ stata la finale dei tecnici quasi sconosciuti, non tanto per Del Bosque, grande allenatore al Real Madrid, ma del ct olandese Van Marwijk, nessun campionato olandese vinto in carriera e forse più conosciuto per essere il suocero di Van Bommel, per non parlare del capitano degli orange, quel van Bronckhorst che era il primo giocatore ad essere eliminato dalla lista di chi gioca a pes, al contario di Xavi e Iniesta, come dicevo in precendenza.

Prima le squadre di club poi l’ equipo nazionale. Ecco il modello spagnolo. Prima i grandi successi del Barcellona di Guardiola e di Xavi, Puyol, Iniesta e Pedro e poi i successi della nazionale. Barcellona che fino al prossimo dicembre è ancora Campione del Mondo per Club, tanto per chiudere il cerchio

E’ stato un mondiale strano, il primo mondiale nella rossa terra africana, il mondiale di una figura storica, fondamentale per le nuove generazioni africane, quel Nelson “Madiba” Mandela che non è voluto mancare all’ultimo atto della competizione cosi importante per lui, per il Sud Africa e soprattutto per il presidente della FIFA, Joseph Blatter che dopo il colpaccio del Mondiale africano può stare li, saldo nella sua indiscussa leadership di presidente del calcio mondiale, con buona pace di Platini e delle sue coronarie.

E’ stato un mondiale animalista, cosi tanto animalista da avere in un polpo la sua figura più autorevole, l’italiano Paolo, o per meglio dire il polpo Paul. Ora che abbiamo scoperto di avere un connazionale cosi potente, possiamo stare certi e sicuri che anche i nostri rapporti con l’estero saranno migliori.

Ora, che succede? Da domani tutte le enormi luci si spegneranno sui nuovi impianti sudafricani, insomma, cosa lascia il calcio mondiale all’Africa? Forse è presto dirlo, ma speriamo che tutto quello fatto per questo primo mondiale africano non sia andato sprecato.

Il Mondiale torna tra quattro anni. Si passa dall’altra parte del globo, si va in Brasile.

Detto in confidenza, tra quattro anni, in Brasile, spero di esserci anche io.


Andrea Matta

(Prima pagina “MARCA”, 12 luglio 2010)

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Il blog di uno studente universitario, di uno speaker radiofonico, di un comico-giornalista in rampa di lancio e di tanto altro.. in attesa di capire il suo destino

Discussione

Un pensiero su “QUE VIVA ESPAÑA

  1. Una delle partite più noiose della storia dei Mondiali.
    Una squadra sterile e troppo innamorata del pallone (la spagna) contro una nazionale di mezzi giocatori e macellai.

    Roba da far sembrare la finale 2006 una partita bellissima.

    Pubblicato da Alessandro | 12 luglio 2010, 09:59

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