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ITALIA 150. PER ME, SIAMO TUTTI ITALIANI

Sono italiano.

Ebbene si, ogni tanto dobbiamo dircelo, siamo italiani.

Ho come l’impressione che stiamo vivendo i festeggiamenti per 150 anni dell’unità del nostro belpaese con lo stesso clima con il quale si aspetta una partita dalla nazionale. Una di quelle partite importanti, quella di un mondiale.
Tutti attendono la decisione del mister, il nostro Premier, mai come in questi giorni impegnato nella nuova formazione. Poi c’è la stampa che attende che qualche giocatore, Bossi o i leghisti, sbotti, proclamandosi ufficialmente padano e aspetti i 150 anni di qualche celebrazione per dire <<Noi abbiamo festeggiato meglio di voi, terroni>>
E poi ci sono gli altri, quelli del centrosinistra che zitti zitti, cacchi cacchi, aspettano che il mister faccia qualche porcheria per dire <<Ah, noi l’avevamo detto. Dovevano convocare “a” Cassano>>.
Per chiudere questo quadretto all’italiana, c’è il nostro Presidente che vigila e che ultimamente si fa sentire un po’ di più. Striglia la squadra come farebbe un Cellino o uno Zamparini.
Mh, forse sto facendo un po’ di confusione, ma forse è proprio cosi.

Molti si ricordano di essere italiani solo prima delle partite della nazionale. Cosi siamo costretti ad aspettare che un comico come Benigni, ci faccia capire l’inno in cinquanta minuti , o che un altro comico come Grillo ci faccia capire come vanno avanti le cose o che uno come Christian De Sica, con i suoi cinepanettoni fatti di rutti e cosce, metta in evidenza molti dei nostri vizi.
Ma noi, non siamo cosi.

L’italiano è quello che si lamenta per ogni cosa. Per il traffico, per le manifestazioni, perché gli tolgono qualcosa da sotto il naso, perché le partite di Serie A si giocano all’ora di pranzo. Si lamenta quando piove perché non può uscire di casa e quando esce di casa si lamenta perché non c’è sicurezza.
L’italiano è quello che si lamenta per gli stipendi dei politici e che scende in piazza per gli stipendi di professori, agenti di polizia e di tutte le altre le professioni che mandano avanti questo paese.
L’italiano è quello che si stringe alla parte del suo paese che soffre, dopo un terremoto o una catasfrofe, salvo poi dimenticarsene quando i tg spengono le telecamere e si spengono le luci della ribalta.

L’italiano è l’uomo delle differenze. Ancora dopo 150 anni.
Cosi, mentre la Germania, unificata nel 1989 ora va avanti come un treno, (ora non tantissimo ma vanno più forti di noi), noi cerchiamo una virgola per fermare il nostro progresso, per dire, no, cosi non va bene! Ma si, loro sono tedeschi.

Cosi, uno come me scopre di essere italiano, poi quartese, poi sardo, poi europeo, poi cittadino del Mondo e se non vi basta, anche astronauta della Nasa.

Pensiamo a chi ha fatto l’Italia. Pensiamo a Vittorio Emanuele II.
Ah, se solo sapesse che suo tris-nipote, va a cantare a Sanremo con Pupo, quello di “Gelato al cioccolato, dolce un po’ salato” e come se non bastasse si fa ancora chiamare con il suffisso “di Savoia”. Oggi, nel 2011. Che roba, che roba. Per non parlare del bis-nipote, cioè del padre dell’artista, lasciamo perdere, lasciamo perdere.

Tranquilli. Non mi sono dimenticato del ruolo della Sardegna. Per chi se lo fosse dimenticato, l’Italia del 1861, nasce dal Regno Sardo-piemontese. La prima carta costituzionale del nuovo Regno d’Italia è stata lo Statuto Albertino. Peccato che ieri come oggi, siamo relegati ad una Sardegna che forse non ha ancora capito che vuole fare da grande.

Però, pensate se fossimo nati da qualche altra parte d’Europa. Che ne so, in Germania, oppure in Spagna. Forse non saremmo stati poi cosi tanto contenti.
Qui, giri per le città e attraversi Via Garibaldi, Via Mameli, Via Vittorio Emanuele, Via Cavour, Via Borsellino
Ti ricordi chi erano, ti ricordi persino le loro foto sui libri di scuola. E in Germania, chi hanno? Si, qualche generale, sicuramente qualche artista ma mai come la nostra storia.
Giri per la città e la gente sorride, non sempre ma sorride.

Ecco perché dobbiamo sfruttare questa opportunità, questa festa nazionale. Dobbiamo ripercorrere la nostra storia, fatta di sacrifici, di lotte per salvare il nostro territorio e forse è meglio dimenticarci di quello che abbiamo fatto all’estero, delle nostre colonizzazioni, fatte un po’ cosi, fatte all’italiana.

Pensiamo ai simboli della nostra Italia migliore: i giovani, che combattono per il proprio futuro, anche se non hanno capito bene quale sarà il loro futuro, i militari all’estero, che combattono le guerre per la pace, le famiglie italiane e i loro sacrifici, le opere d’arte, chi lotta contro le mafie, la nuova classe politica etc etc etc.

Dobbiamo credere nel nostro paese. Dobbiamo iniziare a pensare ai prossimi 200 anni dell’Unità d’Italia.

Andrea Matta

Quartu, Italia, 17 marzo 2011

(Per la pubblicazione di questo post su altri siti internet, su blog o su altri media, si prega di citare la fonte. Grazie, Andrea Matta)

Vi lascio con questo video… Ora !

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Il blog di uno studente universitario, di uno speaker radiofonico, di un comico-giornalista in rampa di lancio e di tanto altro.. in attesa di capire il suo destino

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@AndreaMatta23 – Studente, speaker @RadioGolfo, web writer,attore, comico, scout, volontario

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