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Lo Sportonline – Is Arenas: cronistoria di uno stadio

Inizia una nuova avventura. Ecco il mio primo post per Lo Sportonline

Il campo di Is Arenas era lo stadio comunale di Quartu Sant’Elena, terza città della Sardegna con settantamila abitanti a sei chilometri da Cagliari. Per tutti i quartesi, era lo stadio delle squadre di calcio della città, quello della serie C1 sfiorata negli anni ottanta, quello delle partite di beneficenza, delle corse sulla pista d’atletica. Sudore, fatica.
Uno stadio rimasto quasi nel silenzio fino al maggio di quest’anno quando con la convenzione triennale stipulata tra il Cagliari Calcio e il Comune di Quartu, dopo l’ok del consiglio comunale, è diventata la nuova casa del Cagliari.
A metà giugno l’inizio dei lavori per trasformare il campo che in un paio di mesi è passato dall’ospitare le squadre del campionato di Eccellenza all’eccellenza del calcio italiano: la serie A.

La società ha impiantato le gradinate del Sant’Elia nello stadio quartese e nel giro di un mese e mezzo curva nord, curva sud e distinti erano già all’interno dell’impianto. La costruzione del main stand ancora oggi non è stata completata definitivamente e servirà ancora qualche settimana. Dall’inizio dei lavori, lo stadio è diventata una meta di pellegrinaggio per tutti i curiosi che hanno visto nascere uno stadio quasi in mezzo alla città: si fermano, osservano i lavori e tornano a casa soddisfatti

A fine luglio nelle gradinate della curva nord, settore caldo del tifo cagliaritano, comparve la scritta del nome del gruppo ultras che da venticinque anni sta in curva. Sarebbe stata la prima iniziativa del genere in Italia ma la scritta è stata tolta una settimana dopo per la decisione del presidente Cellino e dal Questore di Cagliari, Savina, secondo il quale la scritta sarebbe stata una provocazione A metà agosto si alzò il coro di chi non vedeva di buon occhio lo stadio, residenti bloccati prima, durante e dopo la partita e qualcuno inizia a pensare che per la prima gara casalinga del Cagliari si potesse giocare a Is Arenas.

A una settimana dall’inizio del campionato, le visite della Commissione provinciale di vigilanza allo stadio erano continue e per il sindaco di Quartu, Mauro Contini, Is Arenas sarà una grande occasione per la città e anche il presidente Cellino con un’intervista sul sito della società parla dello stadio: Se Quartu ci porterà bene resteremo.
Allo stadio si aggiunge anche la polemica sullo sponsor Tirrenia, compagnia navale mai amata dai sardi e che per tre anni sarà sulle maglie dei rossoblu. Il martedì prima della seconda giornata qualcuno prospetta la possibilità che Cagliari-Atalanta si giochi a Trieste. I giocatori del Cagliari scioperano ma la scelta non è azzeccata soprattutto quando in Sardegna c’è chi sciopera per cose ben più importanti.

Il 2 settembre si gioca la prima partita a Is Arenas la prima partita di Serie A rigorosamente a porte chiuse. Nessuno allo stadio come cantavano gli Elio e le Storie Tese ma dopo il tira e molla durato una settimana tra Quartu e Trieste, sentiti Questura e Prefettura la prima gara si può giocare.

Una settimana dopo arriva la lettera di protesta del presidente regionale di WWF, secondo il quale le luci dello stadio spaventerebbero i fenicotteri del vicino stagno di Molentargius e chiede al sindaco, nonché presidente dell’Ente Parco Molentargius di interrompere il rapporto di collaborazione con il Cagliari.

Il resto è storia recente: la lettera del presidente Cellino che invitava i tifosi ad andare allo stadio compiendo un atto pacifico, spinto dal dolore e dalla frustrazione per difendere il diritto di esistere, anche se, secondo la Prefettura, lo stadio non era agibile mentre i tecnici e gli ingegneri della società dicevano il contrario; il no definitivo alla partita contro la Roma deciso dal Prefetto di Cagliari arrivato alle due di domenica notte dopo una concitata riunione.
La scelta del prefetto era stata quella di prevenire ogni forma di turbativa dell’ordine e della sicurezza pubblica conseguente alla reazione irrazionale del presidente del Cagliari. A questi fatti sono seguite le polemiche, le dichiarazioni di Abete, Petrucci, Zeman e Baldini che Cellino definisce avvoltoio.
Per una settimana abbiamo visto la doppia faccia della Sardegna: da una parte la vicenda di Is Arenas e le prime pagine dei giornali nazionali; dall’altra i volti gli operai del Sulcis che stanno sui silos a settanta metri d’altezza per far sentire la loro voce. Da una parte i viziati del pallone che non vogliono giocare a porte chiuse perché vogliono sentire il pubblico che li sostiene, a qualche chilometro di distanza i lavoratori che da un giorno all’altro trovano chiuse le porte delle loro aziende dopo venti, trentanni di lavoro e 1500 euro al mese (per i più fortunati).
I due volti della nostra isola spesso dimenticata.

E ora, per la sfida contro il Pescara, lo stadio apre per cinque mila abbonati con la tessera del tifoso. Saranno i primi ad entrare nella nuova casa del Cagliari, quella dei diciotto milioni di euro spesi da Cellino per il primo stadio senza barriere nel sud Italia.

Servirà il pubblico, servirà la pazienza degli abitanti della zona ma in Italia, quando quella palla rotonda sta sul campo da gioco per novanta minuti ci dimentichiamo tutto.

Andrea Matta

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Il blog di uno studente universitario, di uno speaker radiofonico, di un comico-giornalista in rampa di lancio e di tanto altro.. in attesa di capire il suo destino

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@AndreaMatta23 – Studente, speaker @RadioGolfo, web writer,attore, comico, scout, volontario

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