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andream, Musica, Politica

Salviamo ‘sto paese. Gaber l’aveva già detto nel 1978

L’una di notte di un giovedì come tanti. Dopo una giornata tra volontariato, lezioni, riunioni e rimpatriate parte lo zapping compulsivo. Saltati a piè pari Vespa e la classica commedia americana su Canale 5, becco una replica de “Le invasioni barbariche”. Dalla Bignardi ci sono Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu che promuovo il loro spettacolo teatrale “Non contate su di noi”. I due comici portano in scena le canzoni e i monologhi di Giorgio Gaber. Tra i tanti pezzi dello spettacolo c’è anche Salviamo ‘sto paese, canzone del 1978 nella quale Gaber raccontava un paese che sembra quello attuale. Leggendo il testo, ascoltando la canzone su YouTube, sembra quasi di sentire un servizio al tg, di leggere la prima pagina di un quotidiano. Le stesse parole: accordo, ripresa, intesa, lavorare sul concreto. 

Ecco il testo. Sono passati solo 35 anni.

Deve esserci un accordo se ci sta a cuore la salvezza del paese. Salviamo ‘sto paese? Eh? C’è bisogno di un’intesa vogliamo tutti insieme metterci a pensare seriamente alla ripresa? Eh? economica? Sì?

Bisogna lavorare sul concreto bisogna rimboccarsi le maniche per incrementare la produzione e assicurare uno stabile benessere sociale a tutti coloro ai quali noi, per il momento abbiamo chiesto sacrifici vogliamo uscire a testa alta dalla crisi? Eh? Salviamo ‘sto paese? Sì?

Eliminiamo il disfattismo con della gente che in questa confusione sappia mettere un po’ d’ordine, eh? Pubblico. Sì? Bisogna che lo stato sia più forte organizzando anche un corpo adeguato e, se necessario, addestrato, non come proposta di violenza ma per quel nobile realismo la cui area si é allargata non puoi negare a certe zone di sinistra, eh? La buona volontà. Sì? In questo clima di distensione possiamo finalmente accordare la fiducia a tutte le forze, eh? Democratiche. Sì? 

Bisogna far proposte in positivo senza calcare la mano sulle possibili carenze. Lasciamo perdere il pessimismo, l’insofferenza generale dei giovani, i posti di lavoro,l’instabilità, la gente che non ne può più, la rabbia, la droga,l’incazzatura, lo spappolamento, il bisogno di sovvertire, il rifiuto,la disperazione… Cerchiamo di essere realisti. Non lasciamoci trarre in inganno… dalla realtà!

Italia depressa ma bella d’aspetto è un bel paesotto che tenta di essere tutto con dentro tanti modelli che mischia, confonde, concilia riesce a non essere niente l’Italia negli anni sessanta fioriva la gente rideva e comprava la macchina nuova ma proprio in questi momenti si insinua uno strano rifiuto e si contesta lo Stato d’Italia bisogna ridare all’Italia la folle allegria del benessere sano di ieri senza disordini né guerriglieri.

Salviamo ‘sto paese, salviamo ‘sto paese per essere felici e spensierati come nel sessa… come nel sessa… come nel sessa… come nel sessantadue.

Sono passati solo 35 anni.

Andrea Matta
8 marzo 2013

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Il blog di uno studente universitario, di uno speaker radiofonico, di un comico-giornalista in rampa di lancio e di tanto altro.. in attesa di capire il suo destino

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@AndreaMatta23 – Studente, speaker @RadioGolfo, web writer,attore, comico, scout, volontario

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