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Cagliari Globalist

cagliariglobalist – Storia di uno studente medio

Da Cagliari Globalist – 17 novembre 2013

Nella giornata dedicata allo studio, voglio raccontarvi la mia vita da studente. Sono sempre stato uno scolare nella media, roba da sei politico, niente di più. C’è stato un anno in cui ho preso solo e soltanto 5, in tutti i compiti, nelle interrogazioni. Tutt’un cinque.

Quattordici anni tra i banchi di scuola tra compagne, compagni di banco, amici di lungo corso che ritrovi dopo qualche anno, ti riconoscono per strada ma tu non sai chi siano. Il mio percorso scolastico è filato liscio fino alla terza superiore quando è arrivata la mia prima e unica bocciatura della scuola dell’obbligo. Per fortuna l’anno successivo ho vissuto di rendita tranne che per inglese, unica materia da debito formativo ma chiedendo un po’ in giro, la lingua straniera è il vero cruccio della carriera scolastica di tanti, quasi come la matematica, un vero e proprio incubo. Ogni notte, prima di un compito in classe, sognavo numeri, formule e sistematicamente davanti a quel foglio protocollo dimenticavo tutto. Le assenze sono state pochissime. Un anno sono riuscito ad assentarmi solo otto giorni in duecento giornate scolastiche. Una assenza ogni venticinque giorni. Una sorta di impiegato della scuola.

Facciamo un bel passo indietro e torniamo all’inizio della mia vita da scolare e a quel lontano settembre del 1994. L’Italia aveva appena perso i mondiali ai rigori contro il Brasile. L’allenatore del Cagliari era l’uruguaiano Oscar Tabarez e capo del Governo c’era Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia. Possiamo parlare di un ritorno al passato in tutti i sensi.
Grembiulino blu, disegno bianco sulla parte sinistra e via, tutti insieme appassionatamente verso la scuola in Via Regina Margherita a Quartu. Sempre rigorosamente a piedi. Pochi ricordi, solo qualche foto conservata negli armadi o comparse per caso su facebook qualche giorno fa. Tra i vani pensieri, le grandi gite organizzate dalla scuola. Al massimo si andava in qualche monte nelle zona. L’unica volta che la scuola organizzò una bella gita al Palazzo Viceregio io rimasi a casa con la varicella. Non proprio il massimo della fortuna. La mia vita da scolaro elementare passava tranquilla tra le cinque ore, le prime fallimentari interrogazioni e le poesie quasi mai studiate a memoria delle elementari ricordo il lavoro sullo stagno di Molentargius, cartelloni su cartelloni e tutta la ricostruzione storica di Sa Die de Sa Sardigna. Altri tempi.

Dalle elementari si passò alle medie. Era il settembre 1999, nella panchina del Cagliari c’era sempre Osar Tabarez, ma in cinque anni di allenatore ne son passati parecchi Al Governo c’era il centrosinitra con Massimo D’Alema premier.
Dopo tanti anni posso dire che è stato davvero il periodo peggiore dalla mia vita, scolasticamente palando. Il periodo in cui i ragazzini di 11, 12 e 13 anni diventano cattivi, dove vince la logica del branco e chi non è forte ne caratterialmente ne fisicamente perde e io purtroppo ho perso parecchie volte.
Troppi lividi che son rimasti nella pelle, troppe botte prese. Dalla mia esperienza, che oggi, anche se son passati quattordici anni racconto con rabbia, posso dire che il bullismo va combattuto sul serio e che non si può difendere un bullo dicendo: “ma no, è solo una ragazzata”. Ai ragazzi di oggi, quelli che passano intere giornate davanti al pc e che domani guideranno la nostra società, dobbiamo far capire che non vince il bullo ma chi ragiona con la propria testa. Per fortuna, non era tutto marcio e qualche buon compagno di classe amico esisteva e qualcuno è rimasto ancora oggi. Pochissimi i ricordi positivi. Una delle poche cose che ricordo è l’esame finale, non tanto per l’esito o per lo studio ma perché era in pieno mondiale nippocoreano con le partite che spesso si accavallavano scritti e orali. Le medie si concludono con un risultato sufficiente, niente di più, niente di meno.

Dalle medie si arriva al grande passo: le scuole superiori. Correva l’anno 2002. Già detto del mondiale e dell’eliminazione dell’Italia avvenuta per colpa della giacchetta nera Byron Moreno, nella panchina del Cagliari sedeva Nedo Sonetti. Al Governo c’era ancora una volta Silvio Berlusconi. La scelta della scuola è stato un problema affrontato qualche mese prima: io avrei voluto fare lo scientifico o addirittura il classico. Le professoresse delle scuole medie puntavano sul tecnico commerciale. Scelsi i consigli delle “odiate” docenti e finii alla ragioneria. Con il senno di poi, avevano ragione loro. Se avessi scelto il classico ne sarei uscito dopo una decina d’anni con le ossa abbastanza rotte.
Sei anni di scuola superiore. Ai giorni d’oggi, perdere un anno è diventata una cosa quasi normale. Un “trauma”da cui si esce facilmente, soprattutto quando in classe ci son compagni con una importante carriera fatta di tre o quattro anni persi. Roba non recuperabile neppure da qualche istituto paritario. I sei anni si possono tranquillamente dividere in due trienni: 2002-2005 che definire devastanti è dire poco e il triennio 2006-2008 quello della maturità, dell’uscire fuori dal guscio e provare ad essere qualcuno senza troppo fiato sul collo.

Il diploma è arrivato nel 2008, l’anno dell’Europeo austrosvizzero: prima prova dopo Francia-Italia 0-2 (Pirlo, De Rossi), seconda prova senza partite, terza prova dopo la sconfitta ai rigori contro la Spagna. Per fortuna siamo usciti dalla competizione e ho potuto preparare l’esame orale con calma e senza ansie calcistiche. La mia uscita di scena è datata 28 giugno 2008. Secondo studente del secondo turno di interrogazioni. Credo di non aver mai studiato così tanto in vita mia. Dopo un misero 28/45 agli scritti dovevo giocarmi tutto. Camicia bianca d’ordinanza, nella mano sinistra il codice civile, nella destra una bottiglietta d’acqua. Ero pronto per la sfida. Entrai in classe e parlai per oltre mezz’ora della sicurezza nel mondo del lavoro, dribblai con classe la domanda del presidente di commissione sulla Legge Biagi e cercai di portare a termine tutti i collegamenti mentali del mio percorso di studi. Dopo quasi quindici anni parlai in inglese in maniera sciolta e tranquilla. Al termine del mio colloquio, la docente di italiano, mai vista in vita mia, mi fermò e mi chiese: ma tu, da grande, vuoi fare il giornalista?

Per fortuna esiste un percorso parallelo, quello delle attività extracurricolari che permette ai ragazzi di relazionarsi con altri compagni di scuola e di fare qualcosa di più che le classiche e non troppo interessanti sei ore tra quaderni e libri. Nel mio cammino scolastico, il teatro è stato fondamentale. L’attività teatrale, così come quella musicale e sportiva, porta i ragazzi ad essere più partecipi, aumenta la concentrazione e consente a tanti di vivere una doppia vita: dalle 8 alle 13, uno studente medio scarso; dalle 15 alle 17 una persona vive, capace di divertirsi imparando qualcosa.
Se i miei voti sono stati un continuo sali scendi, l’attività “teatrale” è stata tutta una crescita: alle elementari ho cominciato facendo da guida durante le mostre, alle medie presentavo gli spettacoli e alle superiori facevo l’attore della compagnia scolastica. Ora per finzione faccio il secchione nel programma tv Fuori Onda, quasi come una sorta di legge del contrappasso: ero uno studente abbastanza scarso, ora faccio la parte di quello che sa tutto o quasi.

La mia storia è simile a tante altre. Cadiamo e ci rialziamo sempre perché la scuola è e resta la miglior palestra di vita: studio, scontri, amori e potenzialità per essere sempre pronti a prenderci una rivincita verso chi non ha mai creduto in noi.

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Il blog di uno studente universitario, di uno speaker radiofonico, di un comico-giornalista in rampa di lancio e di tanto altro.. in attesa di capire il suo destino

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