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La settimana prima del mio compleanno e la generazione sfiduciata

fotoEccoci, ci siamo quasi. I ventisei anni stanno per arrivare. Sabato 23 agosto si avvicina sempre di più. Da qualche anno a questa parte mi diverto a scrivere un post autocelebrativo per raccontare quello che ho combinato nell’ultimo anno. Questa volta non lo farò. Non lo farò il 23, lo farò prima. In poche righe vi racconto di un anno andato via tranquillo tra qualche cambio di vita importante, nuove conoscenze, persone che sono passate e che son rimaste. Amicizie e punti fermi che si consolidano. Altre che il poco tempo ti porta a trascurare ma sai – e speri – che nulla sia cambiato. Tante (forse troppe) ore passate al pc per raccontare quello che succede nel mondo reale utilizzando il web, siti di informazione o social network fa poca differenza. Poi ci sono le ore di studio (sempre troppo poche), le serate in radio, nella sede scout, in tv, Ci sono quelli che conosci da anni che mi dicono: “Leggo quello che scrivi e hai ragione” e non so mai se siano folli o mi stiano prendendo in giro. Continuo a pensare/sperare che siano soltanto folli.
Torniamo al numero 26: la settimana prima del mio compleanno è iniziata in maniera tranquilla. Una domenica serena tra la lettura e rilettura del mio articolo scritto per Avvenire Cagliari, un caffè, quattro chiacchiere in giro e poi il ritorno a casa, lo sdraio e il libro “Il cattivo cronista” di Francesco Abate che sto divorando pagina dopo pagina. Credo di non aver mai letto un libro così velocemente.
Le giornate passeranno così, serene. Sabato alle ore 12, il mio orologio dirà che sono un anno più grande. Nulla di più. Per la prima volta non vivo l’attesa del compleanno: non so se festeggerò e questo è uno dei chiari sintomi dell’invecchiamento e del mio essere anziano inside.

Stare a casa porta anche a pensare. Ecco, da qualche giorno penso alla mia generazione, ai nati alla fine degli anni ottanta. Quelli che si sono laureati (triennale e magistrale, beati voi), quelli che passando il tempo a lamentarsi. Ci sono quelli fidanzati da dieci anni, qualcuno persino già sposato, qualcuno con prole al seguito.. Alla lista non mancano quelli che non hanno ancora capito cosa vogliono fare della loro vita, ammesso che i primi l’abbiamo davvero capito.

La mia è una generazione sfiduciata, quella dell’eterno precariato, quella del “Ti paghiamo” e poi nessuno ha mai visto un euro anche se questo è un male comune che prosegue da almeno vent’anni nel nostro belpaese. La mia è una generazione che ha paura di rischiare , un po’ come la città in cui vivo che non ha nessuna voglia di crescere. Prima o poi qualcuno si scoccerà della mentalità del “se non lo fa lui perché lo devo fare io” ma per adesso restiamo con poche idee e confuse. Torniamo ai tanti ragazzi di 20 anni che sono pronti a partire per far fortuna fuori: molti partono per studiare, alcuni per cercare buona sorte in qualche parte non ben definita del mondo, altri per fare i lavapiatti a Londra salvo poi essere rispediti al mittente. Il mondo ha una sorta di crisi di rigetto nei riguardi della nostra generazione o forse non abbiamo voglia di stare qui. Pensiamo che stare qui sia difficile, complicato, forse più che partire. C’è chi sta tra Cagliari, Quartu e la Sardegna cerca di non fare il mantenuto, lavora tra un progetto e l’altro e spera che qualcuno tiri via qualche euro dalla tasca per essere pagato. Perché lavorare a basso costo o addirittura gratis, sempre e comunque fa perdere il senso del lavoro, della dignità. Perché mi sono stancato di sentire gli amici che raccontano di chi promette e non mantiene, di ore buttate, di gelosie, di persone che non credono in noi giovani e in quelli che stanno arrivando solo perché sono più preparate di loro, con idee più fresche, con sogni realizzabili frutto di progetti che valgono.

Voglio provare a pensare positivo. Ok, la mia generazione è ricca di ragazzi che ci vogliono provare. Vogliono provare a fare fortuna con la propria passione, vogliono creare profitto da quella passione che li ha colpiti da piccoli. Sarebbe bello svegliarsi la mattina e lavorare per il proprio sogno. Ci proviamo, ci proviamo tutti i giorni. Siamo quelli che passano poco tempo a casa perché siamo sempre impegnati tra un sito e l’altro, tra un colloquio e un comunicato. Siamo la generazione che si sveglia ogni mattina e si lamenta su facebook perché qui non c’è nulla e quando qualcuno organizza qualcosa di nuovo siamo i primi ad attaccarlo. Siamo strani.

Non sono bene come andrà ma noi ci proviamo. Abbiamo bisogno di una piccola rivoluzione.

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Informazioni su andreamatta23

Il blog di uno studente universitario, di uno speaker radiofonico, di un comico-giornalista in rampa di lancio e di tanto altro.. in attesa di capire il suo destino

Discussione

Un pensiero su “La settimana prima del mio compleanno e la generazione sfiduciata

  1. Se penso che quando avevo 26 anni stavo lavorando da 7 anni ero sposato da 2 anni ed avevo un figlio, un brivido mi attraversa in lungo e in largo ed il mio cervello và in tilt; poi provo a riprendermi e mi sforzo per cercare di capire cosa è che non và oggi a distanza di poco più di trent’anni. Si c’erano più opportunità di lavoro indubbiamente, ma c’era anche la voglia di fare qualsiasi tipo di lavoro dal bracciante agricolo al manovale dal falegname al calzolaio pur avendo un diploma con una specializzazione ed essendo iscritto all’università. Forse oggi bisogna tornare indietro nel tempo ed inventarsi calzolaio….falegname…agricoltore? No non credo che risolva il problema; forse bisogna allargare i confini e provare a cercare lavoro “fuori”? Non credo sia sufficiente; troppi forse troppi se troppi ma e nessuna idea concreta nessun progetto immediatamente esecutivo. Provate a far cambiare indirizzo alla politica provate a governare in prima persona il “Paese” provate con onestà serietà e spirito di sacrificio a costruire il vostro futuro …..non arrendetevi …io sarò con voi con tutte le mie forze.

    Pubblicato da utzeri sergio | 18 agosto 2014, 16:24

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@AndreaMatta23 – Studente, speaker @RadioGolfo, web writer,attore, comico, scout, volontario

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