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cagliariglobalist – Cossiga, da presidente notaio a picconatore del sistema

da Cagliari Globalist – 30 gennaio 2015

Cossiga, il picconatore. 3 luglio 1985-28 aprile 1992. I setti anni di Francesco Maurizio Cossiga alla presidenza della Repubblica sono anni in cui il mondo cambia velocemente. Ministro nel quinto governo Moro e in due governi Andreotti, nel 1978 si dimise subito dopo l’uccisione di Aldo Moro. Nel 1983, dopo un breve periodo da senza alcuni incarico né governativo né nella Democrazia Cristiana, viene eletto al Senato nelle liste della Dc nel collegio Tempio-Ozieri e il 12 luglio dello stesso anno viene eletto Presidente del Senato.

Cossiga passa da Palazzo Madama al Quirinale: fu il primo presidente ad essere eletto al primo scrutinio con 752 voti su 977 votanti. Sul suo nome trovarono l’accordo Dc, Psi, Pci, Pri, Pli, Psdi e Sinistra Indipendente. “Presidente notaio” per i primi cinque anni di mandato tra numerosi cambi di governo, la staffetta Craxi-De Mita, l’esecutivo Fanfani, il mandato esplorativo a Nilde Liotti, il governo De Mita e il nuovo governo Andreotti in un anno, il 1989, segnato anche dall’attentato palestinese a Fiumicino e il dirottamento dell’Achille Lauro. Con la caduta nel Muro di Berlino, Cossiga cambiò il suo modo di agire e da notaio a picconatore del sistema con una politica provocatoria, spesso eccessiva. Secondo il Presidente della Repubblica, Dc, Pci e le istituzioni si rifiutavano di riconoscere il mutamento avvenuto con la fine della guerra fredda e degli scontri tra americani e sovietici. Cerco di dimostrare quanto costarono cinquant’anni di presenza sul territorio italiano del più forte partito comunista d’Occidente mentre la prima seduta del nuovo parlamento tedesco fu una nuova giustificazione per ridurre la tolleranza sull’alleato americano nel nostro paese andando contro la Prima Repubblica.
Il 31 dicembre del 1991 pronunciò il più veloce discorso di un Presidente della Repubblica alla nazione: “Parlare non dicendo, tacendo anzi quello che tacere non si dovrebbe, non sarebbe conforme alla mia dignità di uomo libero, al mio costume di schiettezza, ai miei doveri nei confronti della Nazione. E questo proprio ormai alla fine del mio mandato che appunto va a scadere il prossimo 3 luglio 1992. Questo comportamento mi farebbe violare il comandamento che mi sono dato, per esempio di un grande Santo e uomo di stato, ed al quale ho cercato di rimanere umilmente fedele: privilegiare sempre la propria retta coscienza, essere buon servitore della legge, ed anche quindi della tradizione, ma soprattutto di Dio, cioè della verità. Ed allora mi sembra meglio tacere.”

Molte “picconate” e rimproveri alla magistratura per i giovani magistrati subito destinati ai processi di mafia, scelta che Cossiga definisce “una autentica schifezza” ricevendo critiche da tutti i partiti con la sola eccezione del Movimento Sociale Italiano. Un’altra vicenda difficile per Cossiga fu quella di “Gladio” sezione italiana della rete Stay Behind, organizzazione segreta dell’Alleanza Atlantica. Nel 1990 a Edimburgo, si autodenunciò alla Procura di Roma dopo la denuncia del generale Inzerilli e dell’ammiraglio Martini come responsabili di Gladio rivendicando la tutela della politica della Difesa e della sicurezza per la salvaguardia dell’integrità nazionale, dell’indipendenza, della sovranità territoriale, della libertà delle istituzioni del Paese per rendere giustizia a coloro che agli ordini del governo legittimo hanno operato per la difesa della Patria. Da qui anche la contrapposizione con il pm Felice Casson che, secondo quanto riporta nella biografia del Presidente, dopo la caduta del Muro di Berlino ottenne da Andreotti la possibilità di andare a vedere gli archivi dei Servizi Segreti.

Cossiga fu messo in stato d’accusa da numerosi parlamentari. Tra le accuse, i giudizi sull’operato della commissione d’inchiesta su terrorismo e stragi, per la lettera di sospendersi o sospendere il Governo per bloccare la decisione dell’esecutivo sull’Operazione Gladio. La commissione parlamentare, come si legge negli atti del 12 maggio 1993, ritenne le accuse infondate e la Procura di Roma richiese l’archiviazione il 3 giugno 1992, accolta dal Tribunale dei Ministri nel 1994.

Cossiga si dimise il 28 aprile 1992 prendendo atto della sconfitta del sistema politico pentapartitico che aveva sostenuto e per dare un colpo all’immbolismo dei governi. Il 25 aprile tenne un discorso televisivo in cui parlò del gesto onesto a servizio della Repubblica e dicendo ai giovani di amare la Patria, onorare la nazione, servire la Repubblica, credere nella libertà e nel nostro paese.

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Il blog di uno studente universitario, di uno speaker radiofonico, di un comico-giornalista in rampa di lancio e di tanto altro.. in attesa di capire il suo destino

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