andreamatta23

Il blog di uno studente universitario, di uno speaker radiofonico, di un comico-giornalista in rampa di lancio e di tanto altro.. in attesa di capire il suo destino
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Tutto pronto, si comincia! Numeri, programmi, telecronisti: Mediaset racconta i Mondiali Russia 2018

@AndreaMatta23

“Tutto pronto, si comincia!” Il Mondiale Russia 2018 sarà il primo campionato del Mondo che andrà in onda sui canali Mediaset. La TV di Cologno Monzese punta sul più grande evento calcistico per chiudere il cerchio. “Dal mundialito 1981 a Russia 2018” recita lo slogan e per ora, in attesa che Premium acquisisca i diritti di trasmissione nel nuovo bando della Serie A e dopo aver perso Champions League ed Europa League si tratta dell’ultimo atto della storia di calcio della tv commerciale.

Un affare costato 78 milioni di euro, portati quasi al pareggio con la raccolta pubblicitaria, che da lustro alla tv commerciale e che segna un cambio di passo rispetto alle precedenti edizioni del Mondiale. Gli appassionati di calcio hanno potuto seguire le sfide tra le nazionali più importanti sui canali Rai dal 1954 al 2014, in mezzo le dirette di TMC per cinque edizioni (dal 1982 al 1998) e Sky che nel 2006 piazzò il colpo e strappò tutte le 64 gare del mondiale per tre edizioni e lasciare alla Rai solo 24 partite e gli highlights. Dice bene Mediaset quando ricorda che saranno i primi mondiali “senza canone e senza abbonamento”.

Mediaset ha curato bene il pacchetto mondiale completo con quattro canali: Canale 5, Italia 1, 20 (lanciato con Juventus-Real Madrid in Champions League) e per i più fanatici un canale dedicato Mediaset Extra (con le gare commentate dalla Gialappa’s Band) con speciali e repliche delle gare. Durante tutta la giornata rubriche e i prepartita. A chiuudere le serate calcistiche ben due programmi: “Balalaika” su Canale 5 con  Nicola Savino, Ilary Blasi, Belen Rodriguez, Diego Abatantuono, Mago Forrest e la Gialappa’s Band (che commenteranno le gara anche su Radio 105 tornando al format Mai dire..Mondiali) mentre su Italia 1 toccherà alla coppia Pardo-Pucci con “Tiki Taka Russia”. I due programmi si alterneranno in base all’ultima gara del giorno. I format prendono il posto delle “Notti Mondiali” contenitori serali della Rai che hanno visto in studio Mazzocchi-Corna-Galeazzi nel 2002, Mazzocchi-Nunez 2006, Volpi-Ferrari con Costanzo e Galeazzi nel 2010 e Rolandi-Fusco nel 2014. Un altro aspetto da non sottovalutare è l’impatto del mundial sul palinsesto estivo con 21 partite su Canale 5, 35 gare su Italia 1 e le 8 sul 20 che sarà il secondo canale usato per l’ultima giornata dei gironi che si giocherà in contemporanea. Una abbuffata anche per il prime time con 22 prime serate (10 su Canale 5 e 12 su Italia 1).

Cambia la voce principale del Mondiale: dopo Martellini, Pizzul, Civoli e Bizzotto per la Rai; Caputi per TMC e Caressa per Sky, il telecronista di punta sarà Sandro Piccinini, 60 anni, l’uomo del “Incredibile, ccezionale!” commenterà la gara d’apertura e la finale. Con il ridimensionamento del calcio su Mediaset le tredici partite in terra di Russia potrebbero essere anche le sue ultime gare da telecronista (nuovi accordi permettendo). A raccontare il mondiale ci saranno Pierluigi Pardo, Massimo Callegari, Fabrizio Ferrero, Giampaolo Gherarducci, Federico Mastria, Alessandro Iori e Ricky Buscaglia e le seconde voci Antonio Di Gennaro, Aldo Serena, Roberto Cravero, Nando Orsi. I talent saranno Javier Zanetti, Arrigo Sacchi, Ciro Ferrara e Paolo Rossi. Qualcuno spera in qualche incursione di Francesco Totti E la Rai? Niente tv ma tanta radio con la diretta di 31 gare su Radio1 e sul nuovo canale Radio1 Sport che si potrà ascoltare sul DTT, Dab e in streaming.

Occhio agli orari: nella fase a gironi si giocherà alle ore 12, 14, 17 e 20. Dagli ottavi gare alle 16 e alle 20.

Ah si, al Mondiale non ci sarà l’Italia ma in fondo non è così sorprendente. Nelle ultime due edizioni abbiamo giocato solo sei partite, quelle sicure, e gli ascolti per le gare importanti sono sempre stati molto alti. Nel 2014, la finale tra Germania e Argentina è stata vista da quasi 14 milioni di telespettatori; 13 milioni per la precedente finale tra Spagna e Olanda. Certo, quest’anno la finale si giocherà alle ore 17 ma basterà trovare una spiaggia con un bar e una tv oppure con una buona connessione per scoprire chi vincerà il mondiale 2018. L’attesa è finita.

 

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Bella, formativa, condivsa, emozionante: vi racconto la mia esperienza a TvTalk

Era il 12 settembre 2017. Ultimo giorno di vacanza. Mi arriva un messaggio: “Stanno facendo i provini per TvTalk. Scadono oggi alle 15″. Dopo un attimo di incertezza decido di mandare il curriculum e dopo nove giorni mi ritrovo a Milano, nella mitica sede Rai di Corso Sempione, davanti agli autori del programma. Finito il provino ho pensato: “Va beh, se va male almeno me la sono giocata”. Dopo un’altra settimana arriva una mail: “CASTING TV TALK. SEI STATO PRESO!” Roba da non credere!

Così è iniziata la mia avventura. Ma come è stata?
Bella, perché chi come me è cresciuto a “pane e tv” stare negli studi Rai, passare in quei corridoi dove ci sono le foto dei programmi e dei personaggi che hanno fatto la storia della televisione italiana ha il suo fascino;
Formativa, perché ci è stata data la possibilità di capire come funziona un programma tv così rodato (temi, tempi) e di lavorare con un gruppo di ragazzi, arrivati da tutta Italia, che ha in comune la passione per la tv;
Condivisa, perché anche chi non ha partecipato a tutte le puntate ha avuto la possibilità di condividere con gli altri osservazioni e segnalazioni;
Emozionante, perché anche se avevo già avuto esperienze televisive (Fuori Onda e Lapola su Videolina) quando si accende quella luce rossa fa sempre uno strano effetto.

Penso di essere una persona fortunata perché ho avuto e ho tuttora tante opportunità, tante occasioni giuste che altre persone – forse anche più brave di me – potrebbero non avere mai nella loro vita. Quello che conta è farsi trovare sempre pronti.

Elezioni 2018, post voto: M5S primo partito; vince chi ha fatto una vera opposizione al PD

Considerazioni post voto:

– Gli exit poll hanno beccato la previsione. Se ieri notte, alle 23, parlavano di M5S primo partito e centrodestra come prima coalizione, ora, dati alla mano, è tutto confermato.
– Hanno vinto le due forze che hanno fatto una vera opposizione al PD che da partito di governo partiva in condizione di svantaggio. Succede in una Regione o in un Comune e succede anche al governo del Paese.
– M5S è il primo partito d’Italia. Da solo prende oltre il 30% dei voti tra Camera e Senato. Se Salvini parla già da premier incaricato, Di Maio credo che farà lo stesso nella sua prima dichiarazione.
– Dopo 24 anni, cambia il leader del centrodestra: da Berlusconi a Matteo Salvini. Chi chiedeva le prrimarie per la leadership della coalizione ha avuto un risultato netto.
– Il PD si è fermato al famoso 40% delle Europee. Punto.
– Ai democratici è mancato un alleato al 10%, uno che potesse tirare la volata. Alla Camera l’accoppiata Bonino+Tabacci si è fermata al 2,5%, Insieme e Lorenzin all’1% in due. Poco, Troppo poco.
– La sinistra ha bisogno di una vera rivoluzione culturale. Ora più che mai.
– In Sardegna/1: con il 42,58% alla Camera e il 42,12% al Senato, M5S parte in testa nella sfida alle prossime regionali.
– In Sardegna/2: dopo la sconfitta di ieri, PD e centrodestra dovranno essere in grado di ripartire. La corsa sulle regionali si fa sui candidati del territorio ma i dati parlano chiaro
– In Sardegna/3: la Lega riparte dal 10,88%.; Liberi e Uguali di poco sopra il 3%; Autoderminazione chiude con una percentuale inferiore al 3%. Gli altri, N.P. non pervenuti.

P.S. Grazie a tutti quelli che hanno seguito le nostre cinque ore di diretta elettorale su RSE Radio Sant’ElenaRadio Kalaritana e Radio Golfo degli Angeli sia in radio che su facebook. Per i più coraggiosi trovate il video completo sulle pagine delle radio con le voci dei candidati e dei partiti (Puddu M5S e Solinas PsdAz) e dei colleghi giornalisti. Insieme – in radio – si vince.

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fradiosantelena%2Fvideos%2F1701724146551062%2F&show_text=0&width=560

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fradiosantelena%2Fvideos%2F1702177223172421%2F&show_text=0&width=560

Elezioni 2018, la comunicazione politica tra la birretta di Di Maio, Renzi in bici e il “Vinci Salvini”

Ieri, Luigi Di Maio ha pubblicato una stories su Instagram dal Poetto di Cagliari. Tre gli oggetti del “chiagliaritano medio” centrati da chi segue la sua comunicazione: i colori del tramonto, la Sella del Diavolo e la birretta (rigorosamente Ichnusa) bevuta in un chiosco. Una stoires/foto che abbiamo fatto tutti almeno una volta e che farebbe qualsiasi 32enne, anche se lui che a 32 anni si sta candidando a guidare il paese. Insomma, “Faccio una foto al Poetto con la birretta. Votatemi perché sono uno di voi”. I cinquestelle hanno fatto la loro fortuna sui social e si vede. Certo, se oltre alla birretta avesse mangiato anche una pizzetta sfoglia oppure panino con wurstel, patatine e con cipolle in uno dei “caddozzoni”del Cavalluccio Marino, il 40% sarebbe stato più che assicurato.

Oggi, il Partito Democratico ha lanciato uno spot. “Una famiglia italiana, in auto, alla viglia del 4 marzo. Spoiler: finale a sorpresa”. Scena: padre, madre, e due figli in una delle classiche discussioni da viaggio. Il padre non vuole votare PD. La moglie e i due figli cercano di convincerlo ricordando le cento cose fatte in questi anni. Sotto una voce da spot pubblicitario che da altre informazioni (modello assicurazione auto, per intenderci) Il padre non si convince. Ferma l’auto. “Comunque io il PD non lo voto!”. “Sicuro, sicuro?” Alla loro vettura si affianca Renzi in bici. “Pensaci dai!”. Il segretario diventa così un po’ testimonial pubblicitario e un po’ postino di “C’è Posta per Te”

Il terzo caso è quello di Matteo Salvini. Il leader della Lega (non più Nord), lo scorso 6 febbraio ha lanciato il concorso Vinci Salvini. Si tratta di un vero e proprio gioco nel quale avranno la meglio gli utenti che metteranno più Mi Piace e in modo più rapido. Ogni giorno, chi avrà più punti vincerà un post che verrà diffuso su tutti i social della Lega e anche una chiacchierata al telefono con Salvini. I quattro vincitori della settimana conquisteranno un caffè – di persona – con lui e un video che verrà pubblicato sui social di Salvini. Questo è l’incipit del video: “Gli altri hanno televisioni, giornali, radio, telegiornali, banche, cooperative, quattrini. Noi abbiamo voi. Noi abbiamo la rete, finché ce la lasciano libera”. Tutto quello che pensa la Lega sulla stampa in meno di venti secondi. L’utente elettore diventa così concorrente e testimonial da 1,9 mila tra like e reazioni.

E mancano ancora due settimane..

Marco Pantani, quattordici anni senza Il Pirata

Sabato 14 febbraio 2004, una serata come tante altre. Erano le 22.45 circa quando il mio zapping si fermò su Rai2. Post partita di Perugia-Chievo 0-2. Carlo Paris intervista Serse Cosmi: “Cosa si prova nel sapere che Pantani non c’è più?”. Marco Pantani se n’era andato. Tutto vero. Incredibile.

La morte di Marco è uno di quegli eventi che per chi è cresciuto a pane, Gazzetta e Televideo al canale 200, non dimentica facilmente. Forse perché non se l’aspettava nessuno, forse perché pensi che i miti sportivi non muoiano mai. Marco se n’è andato e ha lasciato un vuoto difficilmente colmabile anche a dieci anni di distanza. Se n’è andato da solo, nella stanza D5 del residence “Le Rose” di Rimini.
Sulla vicenda sono tanti, troppi, i punti in sospeso. La famiglia sta cercando di capire perché il ciclista si sia tolto la vita, quale siano le vere cause della morte andando oltre all’overdose di cocaina. Chi ha incontrato Marco nei giorni precedenti a quella tragica notte di San Valentino? Chi gli ha dato la droga? In quella stanza devastata c’era troppo sangue e il corpo è stato trovato lontano dal letto. Tanti, troppi dubbi.

Polemiche a parte, quello che resta di Pantani sono le imprese sportive di un mito degli anni ’90. Le vittorie al Giro, al Tour de France in quell’incredibile doppietta del 1998 che ha incollato davanti ai teleschermi milioni di italiani che lo apprezzavano, amavano il suo gesto tecnico, il suo alzarsi sui pedali, lasciare gli avversari li, sul posto, e partire, da solo, verso la vittoria.
Il mito di Pantani è stato anche un mito televisivo. Le sue imprese sono state raccontate da tanti telecronisti e i video sono ancora oggi cliccatissimi su YouTube. Gli appassionati possono così vedere e rivedere i suoi scatti, le sue smorfie di dolore e sentire i racconti dei tanti incidenti che l’hanno visto protagonista: uno scontro contro un’auto nel 1995 oppure quando durante la Milano-Torino una vettura che viaggiava in senso contrario alla sede di gara gli procurò la frattura di tibia e perone.

Nel 1997, passato alla Mercatone Uno, dovette ritirarsi dal Giro d’Italia a causa di un altro incidente: un gatto attraversò la strada durante il passaggio del gruppo e Marco cadde a terra. Per lui, la lacerazione di un centimetro di fibre muscolari della coscia sinistra e corsa arrivata al capolinea. Pantani mise da parte la sfortuna e portò a casa due storiche tappe al Tour de France: all’Alpe d’Huez (la seconda in carriera su quella montagna) e a Monzine.
A un anno dello storico trionfo del 1998, la carriera di Marco subì un altro triste stop. Era il 5 giugno del 1999, intorno alle 10 vennero pubblicati i risultati dei controlli svolti dai medici dell’Unione Ciclistica Internazionale proprio in quella giornata: nel sangue di Pantani c’era una concentrazione di globuli rossi superiore al consentito, l’1% in più rispetto al tasso di ematocrito consentito. Il Pirata fu sospeso per quindici giorni e la sua gara, a due tappe dall’arrivo a Milano si fermo li. Lo shock è stato grande. La sua squadra si ritirò, il secondo in classifica generale, Paolo Savoldelli, si rifiutò di indossare la maglia rosa. “”Mi sono rialzato, dopo tanti infortuni, e sono tornato a correre. Questa volta, però, abbiamo toccato il fondo. Rialzarsi sarà per me molto difficile” disse Pantani all’uscita dall’albergo assediato da microfoni e telecamere. Per lui iniziò un altro periodo buio: lontano dalle corse e lontano dal suo mondo.

Nel 2000, Marco prova a riprende la sua corsa. Nel Giro fa da gregario a Garzelli e nel Tour combatte contro l’americano Armstrong ma non è più lui. Le condanne e i sospetti della giustizia sportiva lo mettono a terra. Al Giro d’Italia del 2003 combatte contro i più grandi, quelli che lui ha visto crescere. Il 21 giugno del 2003 entrò in una clinica specializzata in cura della depressione e della dipendenza da alcol. Fu dimesso due mesi dopo e continuò le cure con i medici personali. Il resto è storia nota.

In tanti hanno scritto e cantato le sue gesta. Gli Stadio, i Litfiba, i Nomadi, Baccini, Lolli, persino un gruppo punk-francese ha dedicato note e suoni al campione di Cesenatico. Su di lui sono stati girati anche due film: “Pantani, un eroe tragico” e “Il Pirata-Marco Pantani”. Tutto per Marco, tutti per raccontare la sua storia.

Pantani piaceva perché era un uomo autentico, gentile, amato dalla gente comune, dagli sportivi che in lui vedevano un mito. Marco era un uomo fragile, che ha detto basta troppo presto. Sono passati dieci anni e tanti miti dello sport hanno seguito la tragica fine di Pantani. I giovani aspettano la nascita di un mito nuovo, pulito, semplice, fallibile che viva la sua vita, cada e si rialzi per raccontare un’altra storia fatta di fatica, sudore e bicicletta.

A noi, innamorati dello sport, restano le immagini di quella folle corsa, di quello scatto e di quella fuga verso la vittoria.

Il santino di Gigi Riva

Passano i portafogli ma la figurina resta. Tra carta d’identità, biglietti e scontrini, spunta lui: (San) Gigi Riva da Leggiuno. Non si sa che effetto abbia nella vita di tutti i giorni ma quella action figure sta li e non si sposta. Sulla parte davanti della figurina una immagine di Luigi Riva con la maglia della nazionale contro una squadra in maglia rossa e dietro alcune note biografiche:
“Nato a Leggiuno il 7 novembre 1944. Ala. Presenze: 42. Gol 35.
Esordio: Ungheria-Italia 2-1 27 giugno 1965
Ultima gara: Italia-Argentina 1-1 19 giugno 1974.
Segue un breve racconto: “Tra i più forti attaccanti del calcio italiano, autentico trascinatore in campo non lesinava in generosità ed entusiasmo. Due gravi infortuni, entrambi in Nazionale, gli hanno impedito di migliorare il suo curriculum che comunque lo gratifica del titolo del miglior bomber in assoluto con 35 reti. Campione d’Europa nel 1968”. Sintesi perfetta.

Riva un po’ come un santo protettore. Come mito, “Il Mito”, per i tifosi del Cagliari e per gli amanti del calcio. Si racconta che alla fine degli anni sessanta molte ragazze dormissero con l’icona di Gigi Riva accanto al letto: un suo primo piano in la maglia bianca con lo scudo con i quattro mori o la magica rovesciata a Vicenza non cambia. L’immagine resta li.

Domenica sera, prima della gara contro la Juventus, Gigi Riva tornerà al Sant’Elia, a dodici anni di distanza da quel 9 febbraio 2005 quando il Cagliari ritirò ufficialmente la maglia numero 11 (con polemiche sullo stile della maglia consegnata: forse sarebbe stata meglio una casacca di lana in vecchio stile e non quella dello sponsor tecnico). Più di recente, lo scorso settembre, è ritornato sul campo da gioco per il saluto commosso a Nené, l’amico di una vita.

Domenica sarà diverso. Se ci saranno lacrime saranno di gioia. Riva riceverà dalla mani del presidente del Coni Giovanni Malagò il Collare d’Oro, la massima onorificenza sportiva assegnata dal Comitato Olimpico Nazionale ad atleti, dirigenti e società che hanno onorato lo sport italiano. “Con Gigi Riva abbiamo voluto premiare la storia di un atleta più unico che raro” ha detto Malagò durante la premiazione a fine 2016 nel Salone d’Onore del CONI. “Ho promesso che con l‘anno nuovo glielo porterò di persona com’è giusto che sia”. Detto, fatto.

Riva riceverà l’onorificenza prima della gara contro i bianconeri. Una sfida che per i rossoblu non è mai banale. Non lo era tra fine degli anni Sessanta e Settanta quando il numero 11 e gli altri grandi davano filo da torcere alla Vecchia Signora e facevano gioire i sardi emigrati al Nord Italia e non lo è stato neppure negli anni seguenti. Le statistiche dicono che il Cagliari neopromosso non abbia mai perso al Sant’Elia contro la Juve: ultima sfida nel gennaio 2005 quando Gianfranco Zola salì più in alto di Zebina e Thuram e batté Gigi Buffon sotto la Curva Nord.

“Il Mito”, “Rombo di Tuono” come lo ribattezzò Gianni Brera è rimasto qui a Cagliari, in Sardegna. La stessa isola che, quando arrivò nel 1964, era convinto fosse l’Africa è rimasta la sua terra, quella dove sentirsi protetto. Riva è l’icona di una generazione. E’ una bella storia di sport che si tramanda di padre in figlio. I padri raccontano che lui abbia rifiutato i milioni offerti dalla Juventus di Agnelli per stare qui. Nel calcio di oggi dove tra scontri, risse, polemiche arbitrali non si gioca più e nella Sardegna da cui si fugge, “Rombo di tuono” è il simbolo di un’isola e di un calcio che vuole restare qui.
Nessuno come lui. Nessuno come Gigi Riva.

P.S. In un articolo di Paolo Condò de “La Gazzetta dello Sport” su Gigi Riva, il giornalista ricorda che una delle regole di vita non scritte consiglia di evitare l’incontro con i propri miti perché non potranno che deluderti. Bene, ora vi confesso una cosa: non ho mai incontrato “Il Mito”. L’ho sentito una sola volta telefonicamente nel 2010 per fissare una intervista a quarant’anni dallo scudetto e poi più nulla. Mi dicono: “Vai nel ristorante dove lui mangia” oppure “Lui abita li vicino, passa e lo incontrerai”. La mia paura più grande è restare deluso da quell’incontro ma prima o poi quella action figure avrà il suo autografo.

Fantacalcio, asta di riparazione: da Piatti a Icardi per sei stagioni di acquisti e cessioni

piattiMartedì 7 febbraio 2017. Mentre gli italiani resteranno incollati alla tv a guardare la prima serata del festival di Sanremo otto uomini (su dieci fantapresidenti) saranno impegnati in una delle sere più difficili di tutto l’anno: l’asta di riparazione al Fantacalcio.

Nella stagione fantacalcistica 2016/2017, la gloriosa Gialappa’s Team naviga al quinto posto della classifica della Premier Pilly a quota 27 punti, a meno 5 dal terzo posto. La vetta è lontana, lontanissima (quota 42 punti). Ufficiosamente però la classifica parla di 30 punti vista la tripletta e l’assist di Mertens e il gol di Keita.

In vista della serata tra Petagna, Caldara e Simeone vi porto in un viaggio nel tempo lungo sei stagioni tra cessioni di giocatori improbabili (Ignacio Piatti del Lecce e Richards della Fiorentina su tutti), giovani e vecchi acquisti (il 21enne Mauro Icardi della Sampdoria e il sempreverde Taddei).

Stagione 2010/2011
Acquisti: Chico (Genoa), Biava (Lazio), Veloso (Genoa), Ricchiuti (Catania)
Cessioni: Zauri (Sampdoria), Brivio (Lecce), Asamoah (Udinese), Palladino (Genoa)

Stagione 2011/2012
Acquisti: Natali (Fiorentina), Jankovic (Genoa), Rigoni (Novara), Taddei (Roma), Rocchi (Lazio)
Cessioni: Antonelli (Genoa), Barreto (Palermo), Piatti (Lecce), Galloppa (Parma), Brienza (Siena)

Stagione 2012/2013
Acquisti: Icardi (Sampdoria), Floccari (Lazio), Avelar (Cagliari), Portanova (Genoa), Castro (Catania)
Cessioni: Sgrigna (Torino), Pelissier (Chievo), Almiron (Catania), Antonelli (Genoa), Lulic (Lazio)

Stagione 2013/2014
Acquisti: Puggioni (Chievo), De Silvestri (Sampdoria), De Maio (Genoa), Marchionni (Parma), Keita (Lazio)
Cessioni: Pavarini (Parma), Armero (Napoli), Terranova (Sassuolo), Brighi (Torino), Dionisi (Livorno)

Stagione 2014/2015
Acquisti: Brikic (Cagliari), Rugani (Empoli), Zappacosta (Atalanta), Biglia (Lazio), Iago Falque (Genoa), Gilardino (Fiorentina), Ljaijc (Roma)
Cessioni: Avramov (Atalanta), Richards (Fiorentina), Biabiany (Parma), Kone (Udinese), Cassano (Parma), Keita (Lazio)

Stagione 2015/2016
Acquisti: Gastaldello (Bologna), Koulibaly (Napoli), Mounier (Bologna), Zielinski (Empoli), Floccari (Bologna), Traijkovski (Palermo)
Cessioni: De Maio (Genoa), De Silvestri (Sampdoria), De Jong (Milan), Kisnha (Lazio), Verde (Frosinone), Maxi Lopez (Torino)

Claudio Ranieri, da Lamezia a Leicester: 16722 chilometri per diventare campione

16722 chilometri: dallo stadio Guido d’Ippolito di Lamezia Terme al Leicester City Stadium, casa dei Foxes. Immaginate Claudio Ranieri, classe 1951, davanti a Google Maps mentre calcola la distanza da una casa calcistica all’altra della sua carriera: dai campi di periferia di Lamezia e Pozzuoli, passando per il Sant’Elia di Cagliari, il San Paolo di Napoli, il Franchi di Firenze, poi Mestalla a Valencia, il Vicente Calderòn dell’Atletico Madrid, lo Stamford Bridge del Chelsea, ancora il Mestalla e poi il Tardini, l’Olimpico di Torino e quello di Roma, San Siro, il San Luis II di Montecarlo, lo stadio Karaiskakis di Atene e infine lo stadio dei campioni d’Inghilterra in una città con trecentomila abitanti capoluogo della contea del Leicestershire, nella regione delle Midlands Orientali e una squadra capace di battere i grandi e ricchi del calcio e scrivere una bellissima pagina di sport.

Palmares. Per il tecnico romano – mister in cinque nazioni diverse – lo storico scudetto con le volpi è il primo campionato di massima serie vinto in ventinove anni da allenatore. Nel suo palmares, quattro promozioni – due con il Cagliari dalla C1 alla A in due anni, stagioni 1988/1990 – una con la Fiorentina (1993/1994) e una con il Monaco (2012/2013). Il suo titolo di maggior prestigio era la Supercoppa Europea conquistata nel 2004 con il Valencia. Con i bianchi ha vinto anche una Coppa di Spagna (1998/1999) e una Coppa Intertoto (1998). L’allenatore ha vinto Coppa Italia e la Supercoppa Italiana con la Fiorentina (stagione 1995/1996). Per chiudere, la Coppa Italia di Serie C con il Cagliari nella stagione 1988/1989 giocata allo Stadio Amsicora vista la ristrutturazione del Sant’Elia per i mondiali 1990.

Cagliari.Cagliari fu l’inizio del sogno. Salimmo dalla terza serie alla serie A. Quegli anni mi diedero la possibilità di essere dove sono oggi. Non sarò mai abbastanza grato” ha dichiarato mister Ranieri, nel giorno del trionfo, in una intervista al Fatto Quotidiano. Il legame tra il tecnico romano e la squadra che l’ha fatto conoscere nel calcio italiano è ancora forte. Per i tifosi rossoblu, Ranieri resta l’allenatore che ha riportato il Cagliari in serie A dopo due promozioni consecutive, impresa riuscita a sole diciassette squadre nella storia del calcio tricolore. Rossoblu e blu insieme per festeggiare la promozione in A e la Premier League. Potrebbe essere un nuovo regalo dell’allenatore ai tifosi cagliaritani.

L’uomo dei secondi posti. Per tre volte nella sua carriera, Ranieri ha sfiorato l’impresa di vincere lo scudetto. Il suo primo secondo posto lo ha collezionato nel 2003/2004 sulla panchina dei blues anno della semifinale di Champions League persa contro il Monaco, prima dell’arrivo di Mourinho e Abramovich. Secondo posto anche con la Roma con 80 punti nel 2009/2010 a meno due dall’Inter. Altro secondo posto con il Monaco (campionato 2013/2014) alle spalle del PSG. Importante è la stagione 2006/2007 quando dopo due anni di inattività e a dieci anni dall’ultima esperienza su una panchina italiana accetta la proposta del presidente del Parma e salva i gialloblu con 27 punti in 13 gare

Indeciso e deluso. “I’m tinckerman”, Io sono un indeciso. E’ stato lo stesso tecnico romano ad ammetterlo quando allenava i blues. Il soprannome è piaciuto parecchio agli inglesi ed è rimasto un modo per chiamare Ranieri negli ultimi anni (il Finalcial Times l’ha usato per titolare un articolo su di lui lo scorso fine settimana). In questa stagione però, il nomignolo si è trasformato in “Thinkerman”, il pensatore. Per il tecnico romano, sei esoneri (Napoli, Valencia, Juventus, Inter, Monaco e nazionale greca) e due dimissioni (Atletico Madrid e Roma). Nel giugno del 2014 viene chiamato dalla nazionale greca per portare gli ellenici agli europei francesi del 2016. Il bilancio delle quattro gare è negativo: un pareggio e tre sconfitte. In Grecia è stato definito impreparato. Dopo lo 0-2 casalingo contro l’Irlanda del Nord, un quotidiano online ha titolato: “Ma che cazzo?”. Non meno pesanti i giudizi dopo la sconfitta contro le isole Far Oer che gli è costata la panchina: “La morte del calcio”, “Ci ha distrutti”, “Ranieri è finito e dovrebbe dimettersi”. Dopo un anno però arriva la chiamata del Leicester, undici anni dopo l’ultima esperienza inglese con il Chelsea. “Ranieri è un uomo di notevole esperienza e cultura e ci condurrà nella prossima fase del nostro progetto a lungo termine” aveva detto il vicepresidente dei Foxes, Aiyawatt Srivaddhanaprabha, lo scorso luglio.

Miracolo Leicester. “Il progetto del presidente è quello di salvare quest’anno il Leicester e l’anno prossimo lentamente raggiungere un’alta posizione in classifica”. Una salvezza tranquilla per costruire un progetto. Nulla di più. E invece la stagione dei Foxes si è trasformata in una cavalcata incredibile. Nell’anno in cui tutte le grandi si sono fermate – Arsenal terza a -10, City a -13 e United quinto a -17 a giocarsi l’ulitmo posto disponibile per la Champions; Liverpool ottavo e Chelsea nono e con Mourinho esonerato a metà campionato – il Leicester è riuscito a tenere duro, a portare a casa 22 vittorie, 11 pareggi e 3 sconfitte frutto di un lavoro collettivo in cui spicca Jamie Vardy, 22 gol in campionato e terzo posto in classifica marcatori e premiato con il titolo di miglior giocatore della Premier League secondo la stampa inglese; Riyad Mahrez, da ala della nazionale algerina a tutto fare in attacco autore di 17 gol, la solidità difensiva di Huth e Morgan, le corse e i polmoni di N’Golo Kantè e Kasper Schmeichel, figlio d’arte tra i pali diventato campione d’Inghilterra ventitre anni dopo suo padre Peter. Ad inizio stagione, i bookmakers quotavano la vittoria del campionato dei Foxes 5000 a 1. Una ventina di scommettitori ci hanno creduto e forse hanno esultato più di Vardy e compagni. Panico tra le agenzie di scommesse che dovranno sborsare circa quattordici milioni di sterline. Intanto aspettiamo che il sindaco della città del Midland, Sir Peter Soulsby, mantenga la sua promessa: intitolare due strade della città a Ranieri e Vardy.

La festa delle volpi. Come hanno festeggiato i giocatori del Leicester il primo titolo nei 132 anni della storia del loro club? Tutti a casa del bomber Vardy. Al triplice fischio finale, il salotto è diventato uno stadio tra calciatori saltellanti e cori. La città si è illuminata a giorno: i tifosi hanno cantato “We are the champions” in una festa iniziata nel bar storico e proseguita davanti allo stadio in un tripudio di birra. Mister Ranieri era a casa sua, a Roma, a cena con la moglie e la mamma come aveva detto al termine della sfida di domenica contro il Manchester United. E’ stato di parola.

Macchinata ignorante. La vittoria del Leicester è stata raccontata passo dopo passo dai social network. Per festeggiare il grande evento, la pagina facebook “Calciatori Brutti” ha organizzato una macchinata per andare in Inghilterra e ringraziare i loro eroi. “La macchinata ignorante – , si legge sul loro sito – per Leicester, comunque deciderete di partecipare, sarà un evento storico ed un’esperienza che porteremo dentro per sempre. Quindi, già adesso, vogliamo dirvi solo una cosa: grazie!”

Una stagione calcistica può cambiare la vita, può farci dimenticare i momenti difficili. Pensate agli scommettitori che hanno creduto nei foxes dall’inizio della stagione; pensate ai tifosi che oggi possono festeggiare un vero miracolo sportivo frutto del lavoro di una squadra che ci ha creduto fino all’ultimo. Pensate a Claudio Ranieri, da “tinckerman” a campione.

Totti, tutto il bello del calcio

Perché ci piace il calcio? Cosa ci porta a stare seduti su una poltroncina o sul divano per seguire per novanta minuti ventidue uomini che giocano inseguendo un pallone? Forse le storie di questi calciatori.
Prendete Francesco Totti, classe 1976, ultima vera bandiera del calcio italiano, in eterna lite con il suo allenatore Luciano Spalletti. Ieri è entrato in campo al minuto 86. Dopo 23 secondi ha prima segnato il gol del 2-2 e poi, quattro minuti dopo,si è preso carico di battere un calcio di rigore all’ultimo minuto. L’aveva già fatto nel 2006 nell’ottavo di finale mondiale contro l’Australia. In Germania un tiro forte a mezza altezza; ieri, sotto la curva sud, ha mandato la palla nell’angolino basso e ha messo a segno la rete del 3-2 finale.
Tutto il bello del calcio in pochi minuti! Il resto sono solo chiacchiere per riempire pagine del web e della carta stampata.
(Nel video, i due gol di Totti raccontati dallo storico telecronista giallorosso Carlo Zampa)

Pessimisti digitali

Quante volte ci capita di leggere su facebook il post di un nostro amico virtuale che vuole sfogarsi contro i mali del mondo? Quante volte ci capita di prendere il nostro smartphone o accendere il nostro pc e dire: “Ah, ora scrivo qualcosa contro qualcuno”. Amico di vecchia data o personaggio politico/famoso non fa differenza. La nostra generazione – vuoi per una vita precaria e per il troppo odio trasmesso in tv – sta passando dall’essere considerata Nativa digitale a Pessimista digitale.

C’è un post per te.  Al confronto faccia a faccia con chi ci ha fatto un torto preferiamo un post su facebook. E così, se la persona che conosciamo da una vita o da due giorni, abbiamo visto crescere oppure ci siamo visti una settimana fa ma ci ha già fatto arrabbiare, preferiamo un non saluto o un saluto freddo nella vita reale e poi, tornati a casa, chiusi nella nostra stanza, due o tre frasi – criptate o no – per far capire quanto siamo arrabbiati, quanto ci faccia male tutto questo. Sfoghiamo la nostra cattiveria contro un mondo che vede molti di noi sconfitti nella vita, nel lavoro che manca, nello studio che continua senza una via di uscita, contro i mali della terra con un post contro qualcuno. Moriamo dalla voglia di parlare male di qualcuno e il nostro cellulare ci permette di farlo senza avere l’avversario davanti, che non può rispondere. Ci siamo potenti e cattivi.

Personaggi. Sono tanti i social personaggi pessimisti che conosciamo nel mondo vituale: c’è il “frustrato cronico”, quello a qui tutto va male e piuttosto che cambiare le cose preferisce scrivere su facebook; c’è l’utente “pessimista ma con stile” che si lamenta solo quando le cose vanno davvero male; il “catastrofista”, quello che se va tutto male è colpa dello Stato o dei complotti, tipologia che si avvicina più di tutti agli haters, che fanno dell’odio una professione e poi ci sono quelli del “va tutto bene”, che equivalgono al vicino di casa, buono, quello che non litiga mai, che non si arrabbia salvo scoprire – dopo pochi giorni – che ha commesso un duplice omicidio proprio accanto a voi. “Eppure salutava sempre”. Se oltre salutare ci avesse detto qualcosa sarebbe stato meglio.

Vita vera. Come si può spiegare l’ondata di pessimismo cronico? Una delle cause, come già detto, potrebbe essere quella della nostra vita precaria. Non siamo mai soddisfatti di quello che facciamo, chi lavora è spesso sotto pagato (quando viene pagato). La tv di oggi non aiuta: la “rassegna stampa” quotidiana sugli efferati omicidi, i programmi che nutrono gli spettatori solo di disgrazie a tutte le ore del giorno trasmettono solo ansia. E’ giusto raccontare quello che succede ma ogni tanto sarebbe bene farlo rispettando gli spettatori. Dall’altra parte dell’apparecchio televisivo c’è chi è pronto a giustiziare il pessimista in giacca e cravatta con il caro e vecchio telecomando.

Soluzioni. Il pessimismo digitale è un avversario duro da battere. Il mondo virtuale non è più un luogo di confronto ma solo uno sfogatoio. Non c’è il dialogo fra due o più persone in carne ed ossa figuriamoci con uno schermo davanti (piccolo o grande che sia). Il pessimismo diventa contagioso quindi, ogni tanto, anziché lamentarci di tutto e tutti, proviamo a capire cosa non va, parliamo con chi ci sta accanto e cerchiamo una soluzione.

Gustave Flaubert diceva: “Ottimista è chi dice: “Domani è domenica”; pessimista chi dice: “Dopodomani è lunedi”. Coraggio amici, la domenica arriva per tutti.

Tempi Supplementari – Puntata 20

Le voci e le storie di Marco Piras, allenatore del Muravera, squadra che lotta per salvarsi nell’impegnativo campionato di serie D e di Francesco Garau, responsabile organizzativo dell’Antonianun Basket, società cestistica quartese nella puntata numero 20 di Tempi Supplementari in onda lunedì 7 marzo su Radio Golfo degli Angeli con Laura Puddu e Andrea Matta

Riascolta la puntata sul podcast di radiogolfodegliangeli.it

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Radio Sant’Elena compie 25 anni

Radio Sant'Elena 25 anniRadio Sant’Elena compie 25 anni. L’emittente comunitaria quartese nata nel 1990 da una idea di don Antonio Porcu festeggerà i suoi primi cinque lustri con uno spettacolo che si terrà domenica 6 marzo alle ore 19.30 nell’Auditorium della Basilica di Sant’Elena.

Sul palco, le voci storiche dell’emittente che negli anni ha saputo rimodellarsi. Nella programmazione giornaliera, la parola di Dio e la trasmissione quotidana delle funzioni religiose si uniscono ai programmi di informazione e di intrattenimento creati e condotti dai giovani della comunità parrocchiale quartese. I giovani sono una una risorsa fondamentale per la radio perché spendono il loro tempo e le loro energie, in maniera volontaria, per la gestione e la produzione radiofonica.

“Festeggiamo i 25 anni ma siamo già al ventiseiesimo” ricorda il direttore Paolo Paulis. “L’idea di far nascere una radio nella nostra parrocchia venne a don Antonio Porcu che di rientro da una premiazione sportiva mi raccontò la sua idea”. Dal primo notiziario registrato da Paulis e Cenzo Meloni su una musicassetta e un registratore negli spazi dell’Oratorio Sant’Elena in via Eligio Porcu fino agli studi in via Eleonora d’Arborea, la diretta streaming sul sito parrocchiasantelena.com e sull’applicazione “Radio Sant’Elena” senza dimenticare la frequenza in fm sui 103.8. La radio è presente anche sui social con la pagina Facabook “Radio Sant’Elena” e su Twitter con l’account @RadioSantElena

Ospiti. Insieme ai protagonisti dell’emittente, al suo fondatore don Antonio Porcu, al responsabile e al supervisore della radio, don Alfredo Fadda e don Davide Collu, sul palco dell’Auditorium ci saranno la 103.80 band, la scuola di ballo Dance Outremer, le Giovani Marmitte, gli Escluso il cane, Lavinia Viscuso e Alessandro Atzeni.

Programmazione settimanale. Tre i programmi in onda il lunedì: “Gate 17” con Jacopo Pisano; “I Radioattivi” con Simone Bellisai e Damiano Aresu e “Alle 21” con Davide Toro e Andrea Matta. Il mercoledì, il basket isolano con “Playground” condotto da Alessandro Moro e Andrea Pelgreffi e l’appuntamento con la musica sarda con “Tradizionis e Cantadas” con Agostino Valdes. Il giovedì ”I due di Piazza Sant’Elena” con Giuseppe Nonnis e Nicola Puddu. Nel fine settimana “La Diocesi in diretta” con Andrea Pala; “Benvenuto Weekend” con Alessadro Parodo e Simona Sanna e la “Unica Club Chart” con Giuseppe “Peppewell” Graziani. Le edizioni giornaliere del “Notiziario Quartese” e gli intermezzi di Radio Inblu completano la programmazione

Tempi Supplementari – Puntata 19

L’ex giocatore del Cagliari Riccardo Dessì e Carlo Mascia della Polisportiva Olimpia Onlus sono gli ospiti della diciannovesima puntata di Tempi Supplementari in onda martedì 1 marzo su Radio Golfo degli Angeli condotto da Laura Puddu e Andrea Matta.

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Tempi Supplementari – Puntata 18

L’ex giocatore del Cagliari e campione d’Italia con i rossoblu Giuseppe Tomasini; Andrea Loi, Filippo Congiu e Gloria Trabuchi dell’Alfieri Pallavolo Cagliari sono gli ospiti della puntata numero 18 di Tempi Supplementari con Andrea Matta e Laura Puddu andata in onda lunedì 22 febbraio su Radio Golfo degli Angeli.

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Juve-Bayern Monaco: J e Berni protagonisti

J e Berni protagonisti. Mancano poche ore agli ottavi di finale di Champions League tra Juventus e Bayern Monaco. Nella giornata di lunedì, sulla pagina facebook dei bianconeri, le mascotte ufficiali delle due squadre sono state le protagoniste di due video: prima l’arrivo dell’orso rosso in aeroporto e poi una partitella al parco con i bambini. Una simpatica operazione di marketing – forse complice la Adidas, sponsor tecnico di entrambe le compagini – utile per far vivere una sfida tesa e avvincente che può valere per entrambe una intera stagione.

Ecco i due video

Tempi Supplementari – Puntata 17

I commenti dopo la vittoria contro il Latina e le interviste a Silvia Farigu e Valentina Cabras pluricampionesse di kick boxing e taekwondo nella puntata numero 17 di Tempi Supplementari su Radio Golfo degli Angeli con Andrea Matta e Laura Puddu in onda lunedì 15 febbraio.

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Sanremo 2016, i tweet della prima serata

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‘L’Algérie sous la plume d’Assia Djebar. Histoire d’une écrivaine et histoire d’un peuple’

da radiogolfodegliangeli.it 

La Sala Settecentesca della Biblioteca Universitaria e l’Aula Magna dell’Ex Facoltà di Lingue e Letterature Straniere ospiteranno nelle giornate di venerdì 5 e sabato 6 febbraio il convegno internazionale L’Algérie sous la plume d’Assia Djebar. Histoire d’une écrivaine et histoire d’un peuple” che celebrerà la figura di Assia Djebar a un anno dalla sua scomparsa.

Scrittrice, poetessa, saggista, accademica, regista e sceneggiatrice, Assia Djebar – una delle figure più carismatiche della galassia francofona  – è stata spesso presentata come una delle prime donne algerine ad aver avuto il coraggio di scrivere. Nei suoi racconti c’è l’Algeria presa d’assalto, conquistata e poi liberata.

Ricerca identitaria, oralità, linguaggio del corpo, storia e memoria del popolo algerino saranno tra i temi più importanti affrontati durante la due giorni cagliaritana che inizierà venerdì alle ore 8.30 con i saluti delle autorità e proseguirà fino alle 18.30 con le prime quattro sessioni presiedute da Giovanni Dotoli (Università di Bari Aldo Moro – CCFS Paris), Claudia Cana Fautré (Università di Cagliari), Mario Selvaggio (Università di Cagliari) e Encarnacion Medina Arjona (Universidad de Jaén). Alle ore 18.20, la lettura poetica “Poesia per l’Algeria felice” a cura di Mario Selvaggio, Claudia Canu Fautré e Susanna Seoni e alle ore 18.40, la presentazione del libro di Giovanni Dotoli dal titolo “Dialogue avec Assia Djebar” 

Sabato 6, nell’Aula Magna dell’ex Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, a partire dalle ore 8.30, il convegno proseguirà con la quinta e la sesta sessione presiedute da Bernard Urbani (Université d’Avignon) e Marie-France Borot (Universidad de Barcelona). La chiusura dei lavori è prevista per le ore 13.30.

Oscar 2016, tutti i candidati e i trailer della categoria ‘Miglior Film’

Il giorno delle nomination agli Oscar è arrivato. Nella mattinata americana (pomeriggio italiano) sono state annunciate le candidature agli 88esimi Academy Awards. Poche soddisfazioni per l’Italia. Il maestro Ennio Morricone tenterà il bis: dopo la vittoria ai Golden Globe proverà a portarsi a casa l’Oscar come miglior colonna sonora per “The Hateful Eight” diretto da Quentin Tarantino. Nella categoria “Miglior canzone”, in lizza anche Simple Song #3 del film “Youth” di Paolo Sorrentino. L’attesa ora si sposta a domenica 28 febbraio al Dolby Theatre di Los Angeles per la cerimonia di premiazione. La serata sarà presentata da .Chris Rock

Ecco i trailer degli otto candidati come “Miglior film”

La grande scommessa di Adam McKay

https://www.youtube.com/watch?v=WuZPWxMWmdk

Il ponte delle spie di Stephen Spielberg

http://www.youtube.com/watch?v=8JICEhUw9C0

Brooklyn di John Crowley

https://www.youtube.com/watch?v=-pBfqEP2_J4

Mad Max: Fury Road di George Miller

https://www.youtube.com/watch?v=gBZlfbCnUOE

Sopravvissuto – The Martian di Ridley Scott

https://www.youtube.com/watch?v=HFZTBbbG3pc

Revenant di Alejandro Gonzales Inarritu

https://www.youtube.com/watch?v=xrctuMnFDc4

Room di Lenny Abrahamson

https://www.youtube.com/watch?v=ajLb0CFNuF0

Il caso Spotlight di Tom McCarthy

https://www.youtube.com/watch?v=fF5e35u_LNc

Ecco la lista completa dei candidati premio per premio:

Migliore regia : Alejandro Gonzales Inarritu per Revenant – Redivivo; Adam McKay per La grande scommessa; Room di Lenny Abrahamson; George Miller per Mad Max: Fury Road e Tom McCarthy per Il caso Spotlight.

Miglior attore protagonista: Bryan Cranston in “Trumbo”; Matt Damon in “The Martian”; Leonardo DiCaprio in “Revenant- Redivivo”; Michael Fassbender in “Steve Jobs”; Eddie Redmayne in “The Danish Girl”.

Migliore attrice protagonista: Brie Larson per “Room”, Cate Blanchett per “Carol”, Charlotte Rampling per “45 anni”, Jennifer lawrence per “Joy”, Saorsie Ronan per “Brooklyn”.

Migliore attore non protagonista: Christian Bale per “La grande scommessa”, Marc Ruffalo per “Il caso Spotlight”, Mark Rylance per “Il ponte delle spie”, Sylvester Stallone per “Creed”, Tom hardy per “The Revenant – Redivivo”.

Migliore attrice non protagonista: Alicia Vikander per “The DanisH Girl”; Jennifer Jason Leigh per “The Hateful Eight”; Kate Winslet per “Steve Jobs”, Rachel McAdams per “Il caso Spotlight” e Rooney Mara per “Carol”.

Migliore film straniero:“A war” di Tobias Lindholm (Danimarca), “Embrace of the Serpent” di Ciro Guerra (Colombia), “Mustang” di Deniz Gamze Ergüven (Francia), “Il figlio di Saul” di László Nemes (Ungheria), “Theeb” di Naji Abu Nowar (Giordania).

Migliore lungometraggio d’animazione : sono “Anomalisa”, “Boy and the World” (“O Menino e o Mundo”), “Inside Out”, “Shaun the Sheep Movie”, “Quando c’era Marnie”.

Migliore montaggio:Margaret Sixel per “Mad Max: Fury Road”, Tom McArdle per “Spotlight”, Maryann Brandon e Mary Jo Markey per “Star Wars – Il risveglio della forza”, Hank Corwin per “La grande scommessa”, Stephen Mirrione per “The revenant- Redivivo”.

 Migliore scenografia: “Il ponte delle spie”, “Mad Max: Fury Road”, “The Danish Girl”, “Sopravvissuto – The Martian”, “The Revenant – Redivivo”.

Migliore fotografia: “Carol”, “The Heightful Eight”, “Mad Max: Fury Road”, “The Revenant – Redivivo”, “Sicario”.

Migliori costumi:. Sandy Powell per “Carol”, di nuovo Sandy Powell per “Cinderella”, Jenny Beavan per “Mad Max: Fury Road”, Paco Delgado per “The Danish Girl”, Jacqueline West per ‘The Revenant – Redivivo’.

Migliore canzone originale : Earned it per “Cinquanta sfumature di grigio”, Manta Ray per Racing Extinction, Simple Song #3per Youth, Til it Happens To you per The Hunting Ground, Writing’s on the wall per Spectre.

Migliore colonna sonora: Thomas Newman per “Il ponte delle spie”, Carter Burwell per “Carol”, Jóhann Jóhannsson per “Sicario”, John Williams per “Star Wars – Il risveglio della forza”, Ennio Morricone per “The Hateful Eight”.

Migliore documentario:“Amy” di Asif Kapadia, “Cartel Land” di Matthew Heineman, “The Look of Silence” di Joshua Oppenheimer, “What Happened, Miss Simone?” di Liz Garbus, “Winter on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom” di Evgeny Afineevsky.

Migliore cortometraggio:“A Girl in the River: The Price of Forgiveness” di Sharmeen Obaid-Chinoy, “Body Team 12” di David Darg and Bryn Mooser, “Chau, Beyond the Lines” di Courtney Marsh, “Claude Lanzmann: Spectres of the Shoah” di Adam Benzine, “Last Day of Freedom” di Dee Hibbert-Jones.

Miglior trucco e acconciatura: Lesley Vanderwalt, Elka Wardega e Damian Martin per “Mad Max: Fury Road”, Love Larson e Eva von Bahr per “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” e Siân Grigg, Duncan Jarman e Robert Pandini per “The revenant- Redivivo”.

Miglior montaggio: “Mad Max: Fury Road”, “Sicario”, “Star Wars – Il risveglio della forza”, “Sopravvissuto – The Martian”, “The Revenant – Redivivo”.

Miglior mixaggio sonoro: “Il ponte delle spie”, “Mad Max Fury Road”, “Star Wars – Il risveglio della forza”, “Sopravvissuto – The Martian”, “The Revenant – Redivivo”.

Migliori effetti speciali: “Ex Machina”, “Mad Max Fury Road”, “Star Wars – Il risveglio della forza”, “Sopravvissuto – The Martian”, “The Revenant – Redivivo”.

Dalla pagina facebook “The Academy”, il video completo delle nomination:

David Bowie, le dieci canzoni più ascoltate su YouTube

Il mondo della musica (e non solo) si è svegliato con la tragica notizia della morte di David Bowie. Tanti i messaggi dei suoi colleghi e dei fan in ricordo del “Duca Bianco”. I social network sono stati invasi di post, link e video con le canzone più conosciute dell’artista. Ecco le dieci canzoni più ascoltate su YouTube.

Space Oddity (27.708.790 visualizzazioni) è la canzone più vista e ascoltata di Bowie ma a cantarla non è l’artista bensì l’astronauta Chris Hadfield che nel 2013 per salutare la Stazione Spaziale ha messo in rete una cover della canzone.

1) Let’s Dance, 1983 (23.858.960 visualizzazioni)

2) Heroes live, 1977 (21.144.863 visualizzazioni)

3) Life on Mars?, 1973 (20.947.662 visualizzazioni)

4) Rebel Rebel, 1974 (13.100.523 visualizzioni)

5) Space Oddity, 1969 (12.933.369 visualizzazioni)

6) Under PressureQueen, Bowie, Lennox, 1982 (12.178.606 visualizzazioni)

7) Ziggy Stardust, 1972 (12.046.184 visualizzazioni)

8) Starman, 1972 (11.571.510 visualizzazioni)

9) Changes, 1972 (10.810.543 visualizzazioni)

10) Dancing in the streetMick Jagger, 1985 (10.097.363 visualizzazioni)

Lo scorso 8 gennaio, Bowie aveva pubblicato il suo ultimo lavoro dal titolo “Blackstar” anticipato dall’uscita dell’omonimo singolo nello scorso novembre (7.553.767 view su YouTube e 1.211.129 ascolti su Spotify). Il 7 gennaio è uscito il secondo singolo dal titolo “Lazarus” (3.101.342 visualizzazioni su YouTube e oltre 882mila su Spotify)

@AndreaMatta23 – Studente, speaker @RadioGolfo, web writer,attore, comico, scout, volontario

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