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Il santino di Gigi Riva

Passano i portafogli ma la figurina resta. Tra carta d’identità, biglietti e scontrini, spunta lui: (San) Gigi Riva da Leggiuno. Non si sa che effetto abbia nella vita di tutti i giorni ma quella action figure sta li e non si sposta. Sulla parte davanti della figurina una immagine di Luigi Riva con la maglia della nazionale contro una squadra in maglia rossa e dietro alcune note biografiche:
“Nato a Leggiuno il 7 novembre 1944. Ala. Presenze: 42. Gol 35.
Esordio: Ungheria-Italia 2-1 27 giugno 1965
Ultima gara: Italia-Argentina 1-1 19 giugno 1974.
Segue un breve racconto: “Tra i più forti attaccanti del calcio italiano, autentico trascinatore in campo non lesinava in generosità ed entusiasmo. Due gravi infortuni, entrambi in Nazionale, gli hanno impedito di migliorare il suo curriculum che comunque lo gratifica del titolo del miglior bomber in assoluto con 35 reti. Campione d’Europa nel 1968”. Sintesi perfetta.

Riva un po’ come un santo protettore. Come mito, “Il Mito”, per i tifosi del Cagliari e per gli amanti del calcio. Si racconta che alla fine degli anni sessanta molte ragazze dormissero con l’icona di Gigi Riva accanto al letto: un suo primo piano in la maglia bianca con lo scudo con i quattro mori o la magica rovesciata a Vicenza non cambia. L’immagine resta li.

Domenica sera, prima della gara contro la Juventus, Gigi Riva tornerà al Sant’Elia, a dodici anni di distanza da quel 9 febbraio 2005 quando il Cagliari ritirò ufficialmente la maglia numero 11 (con polemiche sullo stile della maglia consegnata: forse sarebbe stata meglio una casacca di lana in vecchio stile e non quella dello sponsor tecnico). Più di recente, lo scorso settembre, è ritornato sul campo da gioco per il saluto commosso a Nené, l’amico di una vita.

Domenica sarà diverso. Se ci saranno lacrime saranno di gioia. Riva riceverà dalla mani del presidente del Coni Giovanni Malagò il Collare d’Oro, la massima onorificenza sportiva assegnata dal Comitato Olimpico Nazionale ad atleti, dirigenti e società che hanno onorato lo sport italiano. “Con Gigi Riva abbiamo voluto premiare la storia di un atleta più unico che raro” ha detto Malagò durante la premiazione a fine 2016 nel Salone d’Onore del CONI. “Ho promesso che con l‘anno nuovo glielo porterò di persona com’è giusto che sia”. Detto, fatto.

Riva riceverà l’onorificenza prima della gara contro i bianconeri. Una sfida che per i rossoblu non è mai banale. Non lo era tra fine degli anni Sessanta e Settanta quando il numero 11 e gli altri grandi davano filo da torcere alla Vecchia Signora e facevano gioire i sardi emigrati al Nord Italia e non lo è stato neppure negli anni seguenti. Le statistiche dicono che il Cagliari neopromosso non abbia mai perso al Sant’Elia contro la Juve: ultima sfida nel gennaio 2005 quando Gianfranco Zola salì più in alto di Zebina e Thuram e batté Gigi Buffon sotto la Curva Nord.

“Il Mito”, “Rombo di Tuono” come lo ribattezzò Gianni Brera è rimasto qui a Cagliari, in Sardegna. La stessa isola che, quando arrivò nel 1964, era convinto fosse l’Africa è rimasta la sua terra, quella dove sentirsi protetto. Riva è l’icona di una generazione. E’ una bella storia di sport che si tramanda di padre in figlio. I padri raccontano che lui abbia rifiutato i milioni offerti dalla Juventus di Agnelli per stare qui. Nel calcio di oggi dove tra scontri, risse, polemiche arbitrali non si gioca più e nella Sardegna da cui si fugge, “Rombo di tuono” è il simbolo di un’isola e di un calcio che vuole restare qui.
Nessuno come lui. Nessuno come Gigi Riva.

P.S. In un articolo di Paolo Condò de “La Gazzetta dello Sport” su Gigi Riva, il giornalista ricorda che una delle regole di vita non scritte consiglia di evitare l’incontro con i propri miti perché non potranno che deluderti. Bene, ora vi confesso una cosa: non ho mai incontrato “Il Mito”. L’ho sentito una sola volta telefonicamente nel 2010 per fissare una intervista a quarant’anni dallo scudetto e poi più nulla. Mi dicono: “Vai nel ristorante dove lui mangia” oppure “Lui abita li vicino, passa e lo incontrerai”. La mia paura più grande è restare deluso da quell’incontro ma prima o poi quella action figure avrà il suo autografo.

Claudio Ranieri, da Lamezia a Leicester: 16722 chilometri per diventare campione

16722 chilometri: dallo stadio Guido d’Ippolito di Lamezia Terme al Leicester City Stadium, casa dei Foxes. Immaginate Claudio Ranieri, classe 1951, davanti a Google Maps mentre calcola la distanza da una casa calcistica all’altra della sua carriera: dai campi di periferia di Lamezia e Pozzuoli, passando per il Sant’Elia di Cagliari, il San Paolo di Napoli, il Franchi di Firenze, poi Mestalla a Valencia, il Vicente Calderòn dell’Atletico Madrid, lo Stamford Bridge del Chelsea, ancora il Mestalla e poi il Tardini, l’Olimpico di Torino e quello di Roma, San Siro, il San Luis II di Montecarlo, lo stadio Karaiskakis di Atene e infine lo stadio dei campioni d’Inghilterra in una città con trecentomila abitanti capoluogo della contea del Leicestershire, nella regione delle Midlands Orientali e una squadra capace di battere i grandi e ricchi del calcio e scrivere una bellissima pagina di sport.

Palmares. Per il tecnico romano – mister in cinque nazioni diverse – lo storico scudetto con le volpi è il primo campionato di massima serie vinto in ventinove anni da allenatore. Nel suo palmares, quattro promozioni – due con il Cagliari dalla C1 alla A in due anni, stagioni 1988/1990 – una con la Fiorentina (1993/1994) e una con il Monaco (2012/2013). Il suo titolo di maggior prestigio era la Supercoppa Europea conquistata nel 2004 con il Valencia. Con i bianchi ha vinto anche una Coppa di Spagna (1998/1999) e una Coppa Intertoto (1998). L’allenatore ha vinto Coppa Italia e la Supercoppa Italiana con la Fiorentina (stagione 1995/1996). Per chiudere, la Coppa Italia di Serie C con il Cagliari nella stagione 1988/1989 giocata allo Stadio Amsicora vista la ristrutturazione del Sant’Elia per i mondiali 1990.

Cagliari.Cagliari fu l’inizio del sogno. Salimmo dalla terza serie alla serie A. Quegli anni mi diedero la possibilità di essere dove sono oggi. Non sarò mai abbastanza grato” ha dichiarato mister Ranieri, nel giorno del trionfo, in una intervista al Fatto Quotidiano. Il legame tra il tecnico romano e la squadra che l’ha fatto conoscere nel calcio italiano è ancora forte. Per i tifosi rossoblu, Ranieri resta l’allenatore che ha riportato il Cagliari in serie A dopo due promozioni consecutive, impresa riuscita a sole diciassette squadre nella storia del calcio tricolore. Rossoblu e blu insieme per festeggiare la promozione in A e la Premier League. Potrebbe essere un nuovo regalo dell’allenatore ai tifosi cagliaritani.

L’uomo dei secondi posti. Per tre volte nella sua carriera, Ranieri ha sfiorato l’impresa di vincere lo scudetto. Il suo primo secondo posto lo ha collezionato nel 2003/2004 sulla panchina dei blues anno della semifinale di Champions League persa contro il Monaco, prima dell’arrivo di Mourinho e Abramovich. Secondo posto anche con la Roma con 80 punti nel 2009/2010 a meno due dall’Inter. Altro secondo posto con il Monaco (campionato 2013/2014) alle spalle del PSG. Importante è la stagione 2006/2007 quando dopo due anni di inattività e a dieci anni dall’ultima esperienza su una panchina italiana accetta la proposta del presidente del Parma e salva i gialloblu con 27 punti in 13 gare

Indeciso e deluso. “I’m tinckerman”, Io sono un indeciso. E’ stato lo stesso tecnico romano ad ammetterlo quando allenava i blues. Il soprannome è piaciuto parecchio agli inglesi ed è rimasto un modo per chiamare Ranieri negli ultimi anni (il Finalcial Times l’ha usato per titolare un articolo su di lui lo scorso fine settimana). In questa stagione però, il nomignolo si è trasformato in “Thinkerman”, il pensatore. Per il tecnico romano, sei esoneri (Napoli, Valencia, Juventus, Inter, Monaco e nazionale greca) e due dimissioni (Atletico Madrid e Roma). Nel giugno del 2014 viene chiamato dalla nazionale greca per portare gli ellenici agli europei francesi del 2016. Il bilancio delle quattro gare è negativo: un pareggio e tre sconfitte. In Grecia è stato definito impreparato. Dopo lo 0-2 casalingo contro l’Irlanda del Nord, un quotidiano online ha titolato: “Ma che cazzo?”. Non meno pesanti i giudizi dopo la sconfitta contro le isole Far Oer che gli è costata la panchina: “La morte del calcio”, “Ci ha distrutti”, “Ranieri è finito e dovrebbe dimettersi”. Dopo un anno però arriva la chiamata del Leicester, undici anni dopo l’ultima esperienza inglese con il Chelsea. “Ranieri è un uomo di notevole esperienza e cultura e ci condurrà nella prossima fase del nostro progetto a lungo termine” aveva detto il vicepresidente dei Foxes, Aiyawatt Srivaddhanaprabha, lo scorso luglio.

Miracolo Leicester. “Il progetto del presidente è quello di salvare quest’anno il Leicester e l’anno prossimo lentamente raggiungere un’alta posizione in classifica”. Una salvezza tranquilla per costruire un progetto. Nulla di più. E invece la stagione dei Foxes si è trasformata in una cavalcata incredibile. Nell’anno in cui tutte le grandi si sono fermate – Arsenal terza a -10, City a -13 e United quinto a -17 a giocarsi l’ulitmo posto disponibile per la Champions; Liverpool ottavo e Chelsea nono e con Mourinho esonerato a metà campionato – il Leicester è riuscito a tenere duro, a portare a casa 22 vittorie, 11 pareggi e 3 sconfitte frutto di un lavoro collettivo in cui spicca Jamie Vardy, 22 gol in campionato e terzo posto in classifica marcatori e premiato con il titolo di miglior giocatore della Premier League secondo la stampa inglese; Riyad Mahrez, da ala della nazionale algerina a tutto fare in attacco autore di 17 gol, la solidità difensiva di Huth e Morgan, le corse e i polmoni di N’Golo Kantè e Kasper Schmeichel, figlio d’arte tra i pali diventato campione d’Inghilterra ventitre anni dopo suo padre Peter. Ad inizio stagione, i bookmakers quotavano la vittoria del campionato dei Foxes 5000 a 1. Una ventina di scommettitori ci hanno creduto e forse hanno esultato più di Vardy e compagni. Panico tra le agenzie di scommesse che dovranno sborsare circa quattordici milioni di sterline. Intanto aspettiamo che il sindaco della città del Midland, Sir Peter Soulsby, mantenga la sua promessa: intitolare due strade della città a Ranieri e Vardy.

La festa delle volpi. Come hanno festeggiato i giocatori del Leicester il primo titolo nei 132 anni della storia del loro club? Tutti a casa del bomber Vardy. Al triplice fischio finale, il salotto è diventato uno stadio tra calciatori saltellanti e cori. La città si è illuminata a giorno: i tifosi hanno cantato “We are the champions” in una festa iniziata nel bar storico e proseguita davanti allo stadio in un tripudio di birra. Mister Ranieri era a casa sua, a Roma, a cena con la moglie e la mamma come aveva detto al termine della sfida di domenica contro il Manchester United. E’ stato di parola.

Macchinata ignorante. La vittoria del Leicester è stata raccontata passo dopo passo dai social network. Per festeggiare il grande evento, la pagina facebook “Calciatori Brutti” ha organizzato una macchinata per andare in Inghilterra e ringraziare i loro eroi. “La macchinata ignorante – , si legge sul loro sito – per Leicester, comunque deciderete di partecipare, sarà un evento storico ed un’esperienza che porteremo dentro per sempre. Quindi, già adesso, vogliamo dirvi solo una cosa: grazie!”

Una stagione calcistica può cambiare la vita, può farci dimenticare i momenti difficili. Pensate agli scommettitori che hanno creduto nei foxes dall’inizio della stagione; pensate ai tifosi che oggi possono festeggiare un vero miracolo sportivo frutto del lavoro di una squadra che ci ha creduto fino all’ultimo. Pensate a Claudio Ranieri, da “tinckerman” a campione.

Totti, tutto il bello del calcio

Perché ci piace il calcio? Cosa ci porta a stare seduti su una poltroncina o sul divano per seguire per novanta minuti ventidue uomini che giocano inseguendo un pallone? Forse le storie di questi calciatori.
Prendete Francesco Totti, classe 1976, ultima vera bandiera del calcio italiano, in eterna lite con il suo allenatore Luciano Spalletti. Ieri è entrato in campo al minuto 86. Dopo 23 secondi ha prima segnato il gol del 2-2 e poi, quattro minuti dopo,si è preso carico di battere un calcio di rigore all’ultimo minuto. L’aveva già fatto nel 2006 nell’ottavo di finale mondiale contro l’Australia. In Germania un tiro forte a mezza altezza; ieri, sotto la curva sud, ha mandato la palla nell’angolino basso e ha messo a segno la rete del 3-2 finale.
Tutto il bello del calcio in pochi minuti! Il resto sono solo chiacchiere per riempire pagine del web e della carta stampata.
(Nel video, i due gol di Totti raccontati dallo storico telecronista giallorosso Carlo Zampa)

Pessimisti digitali

Quante volte ci capita di leggere su facebook il post di un nostro amico virtuale che vuole sfogarsi contro i mali del mondo? Quante volte ci capita di prendere il nostro smartphone o accendere il nostro pc e dire: “Ah, ora scrivo qualcosa contro qualcuno”. Amico di vecchia data o personaggio politico/famoso non fa differenza. La nostra generazione – vuoi per una vita precaria e per il troppo odio trasmesso in tv – sta passando dall’essere considerata Nativa digitale a Pessimista digitale.

C’è un post per te.  Al confronto faccia a faccia con chi ci ha fatto un torto preferiamo un post su facebook. E così, se la persona che conosciamo da una vita o da due giorni, abbiamo visto crescere oppure ci siamo visti una settimana fa ma ci ha già fatto arrabbiare, preferiamo un non saluto o un saluto freddo nella vita reale e poi, tornati a casa, chiusi nella nostra stanza, due o tre frasi – criptate o no – per far capire quanto siamo arrabbiati, quanto ci faccia male tutto questo. Sfoghiamo la nostra cattiveria contro un mondo che vede molti di noi sconfitti nella vita, nel lavoro che manca, nello studio che continua senza una via di uscita, contro i mali della terra con un post contro qualcuno. Moriamo dalla voglia di parlare male di qualcuno e il nostro cellulare ci permette di farlo senza avere l’avversario davanti, che non può rispondere. Ci siamo potenti e cattivi.

Personaggi. Sono tanti i social personaggi pessimisti che conosciamo nel mondo vituale: c’è il “frustrato cronico”, quello a qui tutto va male e piuttosto che cambiare le cose preferisce scrivere su facebook; c’è l’utente “pessimista ma con stile” che si lamenta solo quando le cose vanno davvero male; il “catastrofista”, quello che se va tutto male è colpa dello Stato o dei complotti, tipologia che si avvicina più di tutti agli haters, che fanno dell’odio una professione e poi ci sono quelli del “va tutto bene”, che equivalgono al vicino di casa, buono, quello che non litiga mai, che non si arrabbia salvo scoprire – dopo pochi giorni – che ha commesso un duplice omicidio proprio accanto a voi. “Eppure salutava sempre”. Se oltre salutare ci avesse detto qualcosa sarebbe stato meglio.

Vita vera. Come si può spiegare l’ondata di pessimismo cronico? Una delle cause, come già detto, potrebbe essere quella della nostra vita precaria. Non siamo mai soddisfatti di quello che facciamo, chi lavora è spesso sotto pagato (quando viene pagato). La tv di oggi non aiuta: la “rassegna stampa” quotidiana sugli efferati omicidi, i programmi che nutrono gli spettatori solo di disgrazie a tutte le ore del giorno trasmettono solo ansia. E’ giusto raccontare quello che succede ma ogni tanto sarebbe bene farlo rispettando gli spettatori. Dall’altra parte dell’apparecchio televisivo c’è chi è pronto a giustiziare il pessimista in giacca e cravatta con il caro e vecchio telecomando.

Soluzioni. Il pessimismo digitale è un avversario duro da battere. Il mondo virtuale non è più un luogo di confronto ma solo uno sfogatoio. Non c’è il dialogo fra due o più persone in carne ed ossa figuriamoci con uno schermo davanti (piccolo o grande che sia). Il pessimismo diventa contagioso quindi, ogni tanto, anziché lamentarci di tutto e tutti, proviamo a capire cosa non va, parliamo con chi ci sta accanto e cerchiamo una soluzione.

Gustave Flaubert diceva: “Ottimista è chi dice: “Domani è domenica”; pessimista chi dice: “Dopodomani è lunedi”. Coraggio amici, la domenica arriva per tutti.

Tempi Supplementari – Puntata 20

Le voci e le storie di Marco Piras, allenatore del Muravera, squadra che lotta per salvarsi nell’impegnativo campionato di serie D e di Francesco Garau, responsabile organizzativo dell’Antonianun Basket, società cestistica quartese nella puntata numero 20 di Tempi Supplementari in onda lunedì 7 marzo su Radio Golfo degli Angeli con Laura Puddu e Andrea Matta

Riascolta la puntata sul podcast di radiogolfodegliangeli.it

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Radio Sant’Elena compie 25 anni

Radio Sant'Elena 25 anniRadio Sant’Elena compie 25 anni. L’emittente comunitaria quartese nata nel 1990 da una idea di don Antonio Porcu festeggerà i suoi primi cinque lustri con uno spettacolo che si terrà domenica 6 marzo alle ore 19.30 nell’Auditorium della Basilica di Sant’Elena.

Sul palco, le voci storiche dell’emittente che negli anni ha saputo rimodellarsi. Nella programmazione giornaliera, la parola di Dio e la trasmissione quotidana delle funzioni religiose si uniscono ai programmi di informazione e di intrattenimento creati e condotti dai giovani della comunità parrocchiale quartese. I giovani sono una una risorsa fondamentale per la radio perché spendono il loro tempo e le loro energie, in maniera volontaria, per la gestione e la produzione radiofonica.

“Festeggiamo i 25 anni ma siamo già al ventiseiesimo” ricorda il direttore Paolo Paulis. “L’idea di far nascere una radio nella nostra parrocchia venne a don Antonio Porcu che di rientro da una premiazione sportiva mi raccontò la sua idea”. Dal primo notiziario registrato da Paulis e Cenzo Meloni su una musicassetta e un registratore negli spazi dell’Oratorio Sant’Elena in via Eligio Porcu fino agli studi in via Eleonora d’Arborea, la diretta streaming sul sito parrocchiasantelena.com e sull’applicazione “Radio Sant’Elena” senza dimenticare la frequenza in fm sui 103.8. La radio è presente anche sui social con la pagina Facabook “Radio Sant’Elena” e su Twitter con l’account @RadioSantElena

Ospiti. Insieme ai protagonisti dell’emittente, al suo fondatore don Antonio Porcu, al responsabile e al supervisore della radio, don Alfredo Fadda e don Davide Collu, sul palco dell’Auditorium ci saranno la 103.80 band, la scuola di ballo Dance Outremer, le Giovani Marmitte, gli Escluso il cane, Lavinia Viscuso e Alessandro Atzeni.

Programmazione settimanale. Tre i programmi in onda il lunedì: “Gate 17” con Jacopo Pisano; “I Radioattivi” con Simone Bellisai e Damiano Aresu e “Alle 21” con Davide Toro e Andrea Matta. Il mercoledì, il basket isolano con “Playground” condotto da Alessandro Moro e Andrea Pelgreffi e l’appuntamento con la musica sarda con “Tradizionis e Cantadas” con Agostino Valdes. Il giovedì ”I due di Piazza Sant’Elena” con Giuseppe Nonnis e Nicola Puddu. Nel fine settimana “La Diocesi in diretta” con Andrea Pala; “Benvenuto Weekend” con Alessadro Parodo e Simona Sanna e la “Unica Club Chart” con Giuseppe “Peppewell” Graziani. Le edizioni giornaliere del “Notiziario Quartese” e gli intermezzi di Radio Inblu completano la programmazione

Tempi Supplementari – Puntata 18

L’ex giocatore del Cagliari e campione d’Italia con i rossoblu Giuseppe Tomasini; Andrea Loi, Filippo Congiu e Gloria Trabuchi dell’Alfieri Pallavolo Cagliari sono gli ospiti della puntata numero 18 di Tempi Supplementari con Andrea Matta e Laura Puddu andata in onda lunedì 22 febbraio su Radio Golfo degli Angeli.

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Juve-Bayern Monaco: J e Berni protagonisti

J e Berni protagonisti. Mancano poche ore agli ottavi di finale di Champions League tra Juventus e Bayern Monaco. Nella giornata di lunedì, sulla pagina facebook dei bianconeri, le mascotte ufficiali delle due squadre sono state le protagoniste di due video: prima l’arrivo dell’orso rosso in aeroporto e poi una partitella al parco con i bambini. Una simpatica operazione di marketing – forse complice la Adidas, sponsor tecnico di entrambe le compagini – utile per far vivere una sfida tesa e avvincente che può valere per entrambe una intera stagione.

Ecco i due video

Tempi Supplementari – Puntata 17

I commenti dopo la vittoria contro il Latina e le interviste a Silvia Farigu e Valentina Cabras pluricampionesse di kick boxing e taekwondo nella puntata numero 17 di Tempi Supplementari su Radio Golfo degli Angeli con Andrea Matta e Laura Puddu in onda lunedì 15 febbraio.

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Sanremo 2016, i tweet della prima serata

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Oscar 2016, tutti i candidati e i trailer della categoria ‘Miglior Film’

Il giorno delle nomination agli Oscar è arrivato. Nella mattinata americana (pomeriggio italiano) sono state annunciate le candidature agli 88esimi Academy Awards. Poche soddisfazioni per l’Italia. Il maestro Ennio Morricone tenterà il bis: dopo la vittoria ai Golden Globe proverà a portarsi a casa l’Oscar come miglior colonna sonora per “The Hateful Eight” diretto da Quentin Tarantino. Nella categoria “Miglior canzone”, in lizza anche Simple Song #3 del film “Youth” di Paolo Sorrentino. L’attesa ora si sposta a domenica 28 febbraio al Dolby Theatre di Los Angeles per la cerimonia di premiazione. La serata sarà presentata da .Chris Rock

Ecco i trailer degli otto candidati come “Miglior film”

La grande scommessa di Adam McKay

https://www.youtube.com/watch?v=WuZPWxMWmdk

Il ponte delle spie di Stephen Spielberg

http://www.youtube.com/watch?v=8JICEhUw9C0

Brooklyn di John Crowley

https://www.youtube.com/watch?v=-pBfqEP2_J4

Mad Max: Fury Road di George Miller

https://www.youtube.com/watch?v=gBZlfbCnUOE

Sopravvissuto – The Martian di Ridley Scott

https://www.youtube.com/watch?v=HFZTBbbG3pc

Revenant di Alejandro Gonzales Inarritu

https://www.youtube.com/watch?v=xrctuMnFDc4

Room di Lenny Abrahamson

https://www.youtube.com/watch?v=ajLb0CFNuF0

Il caso Spotlight di Tom McCarthy

https://www.youtube.com/watch?v=fF5e35u_LNc

Ecco la lista completa dei candidati premio per premio:

Migliore regia : Alejandro Gonzales Inarritu per Revenant – Redivivo; Adam McKay per La grande scommessa; Room di Lenny Abrahamson; George Miller per Mad Max: Fury Road e Tom McCarthy per Il caso Spotlight.

Miglior attore protagonista: Bryan Cranston in “Trumbo”; Matt Damon in “The Martian”; Leonardo DiCaprio in “Revenant- Redivivo”; Michael Fassbender in “Steve Jobs”; Eddie Redmayne in “The Danish Girl”.

Migliore attrice protagonista: Brie Larson per “Room”, Cate Blanchett per “Carol”, Charlotte Rampling per “45 anni”, Jennifer lawrence per “Joy”, Saorsie Ronan per “Brooklyn”.

Migliore attore non protagonista: Christian Bale per “La grande scommessa”, Marc Ruffalo per “Il caso Spotlight”, Mark Rylance per “Il ponte delle spie”, Sylvester Stallone per “Creed”, Tom hardy per “The Revenant – Redivivo”.

Migliore attrice non protagonista: Alicia Vikander per “The DanisH Girl”; Jennifer Jason Leigh per “The Hateful Eight”; Kate Winslet per “Steve Jobs”, Rachel McAdams per “Il caso Spotlight” e Rooney Mara per “Carol”.

Migliore film straniero:“A war” di Tobias Lindholm (Danimarca), “Embrace of the Serpent” di Ciro Guerra (Colombia), “Mustang” di Deniz Gamze Ergüven (Francia), “Il figlio di Saul” di László Nemes (Ungheria), “Theeb” di Naji Abu Nowar (Giordania).

Migliore lungometraggio d’animazione : sono “Anomalisa”, “Boy and the World” (“O Menino e o Mundo”), “Inside Out”, “Shaun the Sheep Movie”, “Quando c’era Marnie”.

Migliore montaggio:Margaret Sixel per “Mad Max: Fury Road”, Tom McArdle per “Spotlight”, Maryann Brandon e Mary Jo Markey per “Star Wars – Il risveglio della forza”, Hank Corwin per “La grande scommessa”, Stephen Mirrione per “The revenant- Redivivo”.

 Migliore scenografia: “Il ponte delle spie”, “Mad Max: Fury Road”, “The Danish Girl”, “Sopravvissuto – The Martian”, “The Revenant – Redivivo”.

Migliore fotografia: “Carol”, “The Heightful Eight”, “Mad Max: Fury Road”, “The Revenant – Redivivo”, “Sicario”.

Migliori costumi:. Sandy Powell per “Carol”, di nuovo Sandy Powell per “Cinderella”, Jenny Beavan per “Mad Max: Fury Road”, Paco Delgado per “The Danish Girl”, Jacqueline West per ‘The Revenant – Redivivo’.

Migliore canzone originale : Earned it per “Cinquanta sfumature di grigio”, Manta Ray per Racing Extinction, Simple Song #3per Youth, Til it Happens To you per The Hunting Ground, Writing’s on the wall per Spectre.

Migliore colonna sonora: Thomas Newman per “Il ponte delle spie”, Carter Burwell per “Carol”, Jóhann Jóhannsson per “Sicario”, John Williams per “Star Wars – Il risveglio della forza”, Ennio Morricone per “The Hateful Eight”.

Migliore documentario:“Amy” di Asif Kapadia, “Cartel Land” di Matthew Heineman, “The Look of Silence” di Joshua Oppenheimer, “What Happened, Miss Simone?” di Liz Garbus, “Winter on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom” di Evgeny Afineevsky.

Migliore cortometraggio:“A Girl in the River: The Price of Forgiveness” di Sharmeen Obaid-Chinoy, “Body Team 12” di David Darg and Bryn Mooser, “Chau, Beyond the Lines” di Courtney Marsh, “Claude Lanzmann: Spectres of the Shoah” di Adam Benzine, “Last Day of Freedom” di Dee Hibbert-Jones.

Miglior trucco e acconciatura: Lesley Vanderwalt, Elka Wardega e Damian Martin per “Mad Max: Fury Road”, Love Larson e Eva von Bahr per “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” e Siân Grigg, Duncan Jarman e Robert Pandini per “The revenant- Redivivo”.

Miglior montaggio: “Mad Max: Fury Road”, “Sicario”, “Star Wars – Il risveglio della forza”, “Sopravvissuto – The Martian”, “The Revenant – Redivivo”.

Miglior mixaggio sonoro: “Il ponte delle spie”, “Mad Max Fury Road”, “Star Wars – Il risveglio della forza”, “Sopravvissuto – The Martian”, “The Revenant – Redivivo”.

Migliori effetti speciali: “Ex Machina”, “Mad Max Fury Road”, “Star Wars – Il risveglio della forza”, “Sopravvissuto – The Martian”, “The Revenant – Redivivo”.

Dalla pagina facebook “The Academy”, il video completo delle nomination:

David Bowie, le dieci canzoni più ascoltate su YouTube

Il mondo della musica (e non solo) si è svegliato con la tragica notizia della morte di David Bowie. Tanti i messaggi dei suoi colleghi e dei fan in ricordo del “Duca Bianco”. I social network sono stati invasi di post, link e video con le canzone più conosciute dell’artista. Ecco le dieci canzoni più ascoltate su YouTube.

Space Oddity (27.708.790 visualizzazioni) è la canzone più vista e ascoltata di Bowie ma a cantarla non è l’artista bensì l’astronauta Chris Hadfield che nel 2013 per salutare la Stazione Spaziale ha messo in rete una cover della canzone.

1) Let’s Dance, 1983 (23.858.960 visualizzazioni)

2) Heroes live, 1977 (21.144.863 visualizzazioni)

3) Life on Mars?, 1973 (20.947.662 visualizzazioni)

4) Rebel Rebel, 1974 (13.100.523 visualizzioni)

5) Space Oddity, 1969 (12.933.369 visualizzazioni)

6) Under PressureQueen, Bowie, Lennox, 1982 (12.178.606 visualizzazioni)

7) Ziggy Stardust, 1972 (12.046.184 visualizzazioni)

8) Starman, 1972 (11.571.510 visualizzazioni)

9) Changes, 1972 (10.810.543 visualizzazioni)

10) Dancing in the streetMick Jagger, 1985 (10.097.363 visualizzazioni)

Lo scorso 8 gennaio, Bowie aveva pubblicato il suo ultimo lavoro dal titolo “Blackstar” anticipato dall’uscita dell’omonimo singolo nello scorso novembre (7.553.767 view su YouTube e 1.211.129 ascolti su Spotify). Il 7 gennaio è uscito il secondo singolo dal titolo “Lazarus” (3.101.342 visualizzazioni su YouTube e oltre 882mila su Spotify)

Capodanno in anticipo: Rai1 sbaglia il countdown

Il 2016 televisivo inizia benissimo: Rai1 sbaglia il conto alla rovescia e il nuovo anno inizia un minuto prima. Per non farsi mancare nulla sul primo canale tra gli sms pubblicati in diretta passa pure una bestemmia. Su Canale5, Grignani ubriaco durante il concerto di Gigi D’Alessio a Bari.
Stasera andrà in onda Frozen. Per rimanere in tema, Olaf (il pupazzo di neve) farà il gesto dell’ombrello.

P.S. La frase “concerto di Gigi D’Alessio” non è una bestemmia. Forse.

P.S.S. Nella serata del 1 gennaio, durante “Frozen – Il regno del ghiaccio”, Rai 1 ci ricorda che in serata andrà in onda “Frozen – Il regno del ghiaccio”.

Notizie, foto e satira: il 2015 visto dal web

Il 2015 sta per chiudersi e come da tradizione i siti di informazione online raccolgono il meglio (e il peggio) degli ultimi 365 giorni l’anno. Ecco una breve rassegna stampa dei post più interessanti:

Le cento foto peggiori dell’anno Wil Nonleggerlo (80800 follower su twitter) è un acuto osservatore della realtà e sul sito de “L’Espresso” ha raccolto i cento peggiori scatti dell’anno tra Salvini che scappa dai maiali, i selfie della Boschi, quello di Maroni con il Gabibbo, Renzi che fa visita alla Nazionale di calcio e la caduta di Berlusconi dal palco di una convention di Forza Italia. “Da vedere e rivedere. Per non dimenticare di che pasta è fatta la nostra politica”

Il 2015 in 101 prime pagine – Dall’elezione di Mattarella agli attentati di Parigi passando per l’Expo, le dimissioni di Marino e i migranti.  Il Post raccoglie un anno di prime pagina dei quotidiani nazionali (e qualche edizione locale).

Il 2015 in 50 notizie – Wired racconta lo stop ai cambiamenti climatici, i passi in avanti sul diritto alla privacy in rete. le celebrazioni per Ritorno al Futuro e le novità tecnologiche (come il nuovo logo di Google e lo sbarco in Italia di Netflix).

Cosa resterà di questo 2015 – Linkiesta.it propone ai suoi lettori uno speciale in cui scoprire quali sono i cinque libri più interessanti dell’anno e la storia del “cattivo maestro 2015” Martin Heidegger.

Tutto il 2015 in tre minuti – Interazionale racconta il 2015 con un video dell’agenzia di stampa Afp. Gli attacchi di Parigi, i migranti in Europa, le elezioni in Argentina, la guerra in Yemen: tutto in 180 secondi.

The year of good things – E’ possibile trovare una buona notizia al giorno? Il sito americano Slate.com ci ha provato e grazie ad un calendario interattivo è possibile leggere una bella notizia al giorno tra scienza, diplomazia e diritti civili.

Je suis 2015 – Le migliori battute di  Spinoza.it scritte nel 2015. La satira colpisce (e diverte) tutti.

Concorso National Geographic Usa 2015: i vincitori – I tredici migliori scatti dei fotografi di tutto il mondo vincitori del Photo Contest internazionale di National Geographic.

Le parole più cercate su Google nel 2015 – Cosa hanno cercato gli utenti su internet nel 2015? Nel post de La Stampa ecco le parole che hanno catturato l’attenzione degli italiani sul web.

Il 2015 in 100 scatti – Speciale fotografico anche per la Gazzetta dello Sport che ha scelto le immagini per raccontate le vittorie sportive italiane tra Pennetta, Vinci e Cagnotto su tutte. Spazio per il calcio tra scandali, attentati e fallimenti

Trap, Malesani, Gattuso, Capuano: quando lo sfogo è un cult

Allenatori sull’orlo di una crisi di nervi. Uomini soli in panchina a dirigere i loro giocatori in attesa che lo schema provato in allenamento venga messo in pratica. Spesso però, i tecnici diventano personaggi soprattutto durante le conferenze stampa. Qualche settimana fa, lo sfogo del mister dell’Arezzo Ezio Capuano, registrato da un suo giocatore, passato per i suoi compagni di squadra e poi finito sul web, ha permesso agli appassionati del genere di riguadare le celebri sfuriate degli allenatori italiani che hanno in comune un passato all’estero e le grida in multilingue: da Trap a Malesani passando per Gattuso. Eccone alcune in ordine cronologico:

La leggenda del Trap: “Strunz!” 1998 – Il Trap è tornato in Germania nel 1996 dopo la parentesi cagliaritana. Il tecnico milanese non è convinto delle prestazioni dei bavaresi e soprattuto di Thomas Strunz. Il suo sfogo diventa un cult: “Questi giochi, come due o tre giocatori, erano deboli come una vuoto di bottiglia”, “Devono da soli la partita vinceere” e per chiudere “Io sono terminato”. Il cognome del giocatore, ripetuto più volte, diventa un tormentone. I due si sono rincontrati dopo quindici anni in uno show televisivo.

Malesani/1: “Vergognatevi, c***o. Ma cos’è diventato il calcio? Una giungla, c***o” Siamo sul finire del 2005, la gloriosa squadra del Panatinaikos allenata da Alberto Malesani ha perso la sfida contro l’Iraklis Salonicco, è fuori dalla Champions, fuori dalla Coppa di Lega, terza in campionato a meno otto dall’Aek Atene. I giornalisti greci se la prendono con il “Male”, qualcuno lo provoca e lui risponde così:. “Io sono la 24 ore al giorno, c***o. Ma cos’è diventato il calcio? Una giungla, c***o”. L’intercalare del tecnico italiano fa il giro della rete e diventa ispirazione per video parodia. Da segnalare la faccia della tradutrice che non sa più cosa scrivere.

Malesani/2: “Io mollo? Ma mollo di che” “Mollo ma quale mollo. Siete molli voi”. Dicembre 2011, in conferenza stampa, i giornalisti chiedono a Malesani spiegazioni sulla possibilità di “mollare” la panchina del Genoa. Il tecnico dei rossoblu trasforma il verbo in aggettivo e si infastidisce. Sul “mollo” c’è anche una versione dialettale secondo la quale, in Veneto e nel nord est, una persona molle è senza attributi e con poca grinta.

Gattuso: “Malakia. I giornalisti scrivono tutte ca**ate” Settembre 2014. Gennaro “Ringhio” Gattuso è l’allenatore dell’OFI Creta. Per lui, sei punti in quattro partite in campionato. Dopo la vittoria per 1-0 contro l’Atomitos si sfoga con la stampa. Gattuso parla un po’ in italiano e un po’inglese. Quando Rino usa la lingua madre, un traduttore (che sta fuori campo) traduce dall’italiano all’inglese al traduttore greco. Tra le frasi che rimarranno nella storia: “Io sono il condottiero della barca”, “Me work 12 hours a day. Speak about what? About what?” “I want my players play with balls… and heart”.”Quello che scrivono sui giornali…sò tutte cazzate..shit..malikia”.
L’avventura di Gattuso si concluderà il mese successivo dopo una sconfitta contro l’Asteras.
Dal 22 agosto scorso, il campione del Mondo è allenatore del Pisa e a settembre la sua squadra ha giocato contro l’Arezzo allenato da Capuano: la sfida si è conclusa sull’1-1.

Capuano/1 “Maiali, ignoranti e femminucce” 2 marzo 2015 – “Voglio che l’Arezzo rigiochi da squadra di Arezzo, rigiochi da squadra di Capuano che io ritrovo in campo dei maiali assatanati e una banda di ignoranti e non una banda di femminucce come abbiamo giocato domenica”, così Ezio Capuano, tecnico degli arentini durante un’intervista a una tv locale. Il mister si era già reso protagonista di frasi come “In campo le checche non vanno bene. In campo devono andare gli uomini con le palle e non le checche in mezzo al campo”

Capuano/2 “Io vi scanno se perdete con la Carrarese”. 9 ottobre 2015 – Dopo una sconfitta in amichevole contro il Lucignano, compagine che milita nel campionato di Promozione, il mister è pronto per lo sfogo. Un suo giocatore decide di registrare il monologo: “Parlate solo, parlate solo bu bu bu”, “Io vi squarto. Se perdete contro la Carrarese, ve lo giuro sui miei figli che vi squarto”. L’audio passa prima da compagno a compagno e poi sul web. Risultato: giocatore fuori rosa e sconfitta 1-4 contro la Carrarese. I giocatori non sono stati squartati ma nessuno ha acceso il registratore.

Festa di Sant’Elena 2015, “Famiglia: piccola Chiesa”

Da parrocchiasantelena.com e “Il Portico”  –  5 settembre 2015

“Famiglia: piccola Chiesa” è il tema principale dell’edizione 2015 della Festa di Sant’Elena presentata venerdì mattina nell’auditorium della Basilica alla presenza del Parroco don Alfredo Fadda, del presidente del Comitato Stabile Renato Testard e del sindaco di Quartu Stefano Delunas.

Una edizione dedicata alla famiglia, in vista del Sinodo del prossimo ottobre e tema pastorale per la Parrocchia. “Quest’anno daremo una attenzione particolare alla famiglia – ha ricordato don Fadda. La Chiesa madre dovrà rispondere alle domande della comunità parrocchiale. Contatteremo le famiglie in difficoltà e lavoreremo insieme alle associazioni che giorno dopo giorno vivono la nostra realtà. Bambini, scout, oratorio, catechismo: la famiglia sta li. Le prossime settimane saranno un lungo percorso di preghiera, offerta e sacrificio”.

Per il sindaco di Quartu Stefano Delunas, la Festa di Sant’Elena rappresenta la storia identitaria della nostra città. “Una festa di popolo che metta in primo piano la storia e il patrimonio culturale. Nel passato – conclude il primo cittadino – non siamo riusciti a valorizzare le nostre feste e le nostre tradizioni”.

Una festa religiosa che avrà il suo clou domenica 13 settembre alle ore 17.30 con la Santa Messa Solenne presieduta da don Alfredo Fadda. A seguire la Solenne Processione con la partecipazione delle Confraternite, Associazioni religiose delle parrocchie cittadine, della banda musicale Città di Quartu, dei gruppi Folk cittadini con il seguente itinerario: piazza Sant’Elena, vie E. D’Arborea, Marconi, piazza Azuni, vie Bonaria, Rossi Vitelli, piazza S. Maria, vie XX Settembre, Montenegro, Caprera, Mameli, Mori, piazza IV Novembre, vie S. Antonio, Merello, Sicilia, Diaz, Firenze, Cagliari, Brigata Sassari, Marconi, piazza S. Elena. Al termine verrà impartita la Solenne Benedizione con la Reliquia del Lignum Crucis di Nostro Signore Gesù Cristo.Conclusione con spettacolo pirotecnico Lunedì 14, dopo le Sante Messe alle ore 06:00, 07:00, 08:00, 09:00 , 10,00 alle ore 11.30, la Solenne concelebrazione presieduta dall’Arcivescovo di Cagliari S. Ecc. Mons. Arrigo Miglio, animata dal Coro della Basilica.

Tadizioni, musica, sport e folklore presentato dal Presidente del Comitato Renato Testard. Spettacoli in piazza da domenica 13 settembre con la gara poetica dialettale campidanese che inizierà al termine della Solenne Processione. Lunedì 14 a partire dalle ore 22, il concerto dei Tazenda; martedì 15 alle 21.30, la commedia “Sa sienda dei tzia Arrosa” di Raffaele Fanti; mercoledì 16 alle ore 22 il concerto di Adele Grandulli, Maurizio di Cesare, Lavinia Viscuso; giovedì 17, alle ore 21.00, la rappresentazione teatrale “La vita di Sant’Elena” e alle 22.00 la versata campidanese organizzata da Radio Sant’Elena, emittente della parrocchia che anche quest’anno sarà presente in piazza; venerdì 18 lo spettacolo di varietà e sfilata moda sposa a cura di Events Store.

Sabato 19 sarà la giornata dedicata alla Festa dell’Uva: alle ore 17:00 Via San Benedetto (altezza via Trieste) – Sagra dell’uva: raduno delle etnotraccas, dei carri e dei calessi; alle 17:30 Via San Benedetto (altezza via Fiume) – Sagra dell’uva – Partenza della sfilata con la partecipazione dell’Orchestra popolare di Launeddas Ballu Tundu di Orlando Maxia e dei gruppi folk provenienti dalle varie parti dell’isola e dei gruppi cittadini, con il seguente itinerario: vie San Benedetto, Fiume, piazza IV Novembre, vie Vittorio Emanuele, Garibaldi, piazza Santa Maria, viale Colombo, via Marconi, piazza Sant’Elena. In serata, a partire dalle 21.30, in Piazza Sant’Elena “Suoni e colori della Sardegna”, serata folkloristica con la partecipazione di gruppi folk della Sardegna. Domenca 20, chiusura in piazza con la serata di Ballo liscio e latino americano.

Ampio spazio anche allo sport con i tornei di basket, biliardo badminton e le gare ciclistiche. In programma anche i laboratori per la produzione del torrone sardo (sabato 12), la preparazione dei dolci tipici quartesi (giovedì 17), la costruzione delle launeddas (venerdì 18), sul ballo sardo (martedì 22).

Lo spazio nell’ex Convento dei Cappuccini in via Brigata Sassari ospiterà le conferenze “La valorizzazione dell’uva da tavola”, a cura della Coldiretti (giovedì 17), venerdì 18 “Gli strumenti arcaici” a cura dell’associazione Cuncordia a Launeddas; “Tra antichi culti e architettura: chiese minori e chiese scomparse nel territorio di Quartu Sant’Elena”, relatrice dott.ssa Ida Farci (domenica 20) “Un valore storico della città di Quartu Sant’Elena: sa cantada campidanese e su mutetu”, relatore Antonio Pani (lunedì 21).

Lascio cagliari.globalist

La nuova stagione inizia con una novità: ho deciso di lasciare cagliari.globalist, sito di informazione online nato nel febbraio 2013.

Questi anni mi hanno permesso di incuriosirmi, di conoscere storie e pezzi di vita degli altri. Ho scritto di politica, sport, cultura, social network. Come staff del progetto abbiamo ideato e realizzato contenuti che altri non avevamo mai visto ne pensato anche grazie all’interazione con Radio Golfo degli Angeli e sfruttando al massimo il web.

Il mercato dell’informazione nell’isola è ampio. Gli utenti sanno dove leggere le notizie e neppure i siti delle agenzie di stampa sono ormai un oggetto misterioso. Se qualcuno crede ancora a Lercio, dall’altra parte del pc c’e chi è pronto a non bersi tutto quello che gli si racconta, confronta e si fa una propria opinione. Bisogna soltanto portarli/portarci a ragionare.

Ringrazio Claudia Sarritzu per quella chiamata di fine dicembre e per avermi voluto sin dall’inizio, Laura Puddu e Veronica Matta perché insieme abbiamo imparato tanto e tutti quelli che hanno collaborato insieme a me per questo bel pezzo di strada insieme.

La settimana prima del mio compleanno e la generazione sfiduciata

fotoEccoci, ci siamo quasi. I ventisei anni stanno per arrivare. Sabato 23 agosto si avvicina sempre di più. Da qualche anno a questa parte mi diverto a scrivere un post autocelebrativo per raccontare quello che ho combinato nell’ultimo anno. Questa volta non lo farò. Non lo farò il 23, lo farò prima. In poche righe vi racconto di un anno andato via tranquillo tra qualche cambio di vita importante, nuove conoscenze, persone che sono passate e che son rimaste. Amicizie e punti fermi che si consolidano. Altre che il poco tempo ti porta a trascurare ma sai – e speri – che nulla sia cambiato. Tante (forse troppe) ore passate al pc per raccontare quello che succede nel mondo reale utilizzando il web, siti di informazione o social network fa poca differenza. Poi ci sono le ore di studio (sempre troppo poche), le serate in radio, nella sede scout, in tv, Ci sono quelli che conosci da anni che mi dicono: “Leggo quello che scrivi e hai ragione” e non so mai se siano folli o mi stiano prendendo in giro. Continuo a pensare/sperare che siano soltanto folli.
Torniamo al numero 26: la settimana prima del mio compleanno è iniziata in maniera tranquilla. Una domenica serena tra la lettura e rilettura del mio articolo scritto per Avvenire Cagliari, un caffè, quattro chiacchiere in giro e poi il ritorno a casa, lo sdraio e il libro “Il cattivo cronista” di Francesco Abate che sto divorando pagina dopo pagina. Credo di non aver mai letto un libro così velocemente.
Le giornate passeranno così, serene. Sabato alle ore 12, il mio orologio dirà che sono un anno più grande. Nulla di più. Per la prima volta non vivo l’attesa del compleanno: non so se festeggerò e questo è uno dei chiari sintomi dell’invecchiamento e del mio essere anziano inside.

Stare a casa porta anche a pensare. Ecco, da qualche giorno penso alla mia generazione, ai nati alla fine degli anni ottanta. Quelli che si sono laureati (triennale e magistrale, beati voi), quelli che passando il tempo a lamentarsi. Ci sono quelli fidanzati da dieci anni, qualcuno persino già sposato, qualcuno con prole al seguito.. Alla lista non mancano quelli che non hanno ancora capito cosa vogliono fare della loro vita, ammesso che i primi l’abbiamo davvero capito.

La mia è una generazione sfiduciata, quella dell’eterno precariato, quella del “Ti paghiamo” e poi nessuno ha mai visto un euro anche se questo è un male comune che prosegue da almeno vent’anni nel nostro belpaese. La mia è una generazione che ha paura di rischiare , un po’ come la città in cui vivo che non ha nessuna voglia di crescere. Prima o poi qualcuno si scoccerà della mentalità del “se non lo fa lui perché lo devo fare io” ma per adesso restiamo con poche idee e confuse. Torniamo ai tanti ragazzi di 20 anni che sono pronti a partire per far fortuna fuori: molti partono per studiare, alcuni per cercare buona sorte in qualche parte non ben definita del mondo, altri per fare i lavapiatti a Londra salvo poi essere rispediti al mittente. Il mondo ha una sorta di crisi di rigetto nei riguardi della nostra generazione o forse non abbiamo voglia di stare qui. Pensiamo che stare qui sia difficile, complicato, forse più che partire. C’è chi sta tra Cagliari, Quartu e la Sardegna cerca di non fare il mantenuto, lavora tra un progetto e l’altro e spera che qualcuno tiri via qualche euro dalla tasca per essere pagato. Perché lavorare a basso costo o addirittura gratis, sempre e comunque fa perdere il senso del lavoro, della dignità. Perché mi sono stancato di sentire gli amici che raccontano di chi promette e non mantiene, di ore buttate, di gelosie, di persone che non credono in noi giovani e in quelli che stanno arrivando solo perché sono più preparate di loro, con idee più fresche, con sogni realizzabili frutto di progetti che valgono.

Voglio provare a pensare positivo. Ok, la mia generazione è ricca di ragazzi che ci vogliono provare. Vogliono provare a fare fortuna con la propria passione, vogliono creare profitto da quella passione che li ha colpiti da piccoli. Sarebbe bello svegliarsi la mattina e lavorare per il proprio sogno. Ci proviamo, ci proviamo tutti i giorni. Siamo quelli che passano poco tempo a casa perché siamo sempre impegnati tra un sito e l’altro, tra un colloquio e un comunicato. Siamo la generazione che si sveglia ogni mattina e si lamenta su facebook perché qui non c’è nulla e quando qualcuno organizza qualcosa di nuovo siamo i primi ad attaccarlo. Siamo strani.

Non sono bene come andrà ma noi ci proviamo. Abbiamo bisogno di una piccola rivoluzione.

Avvenire Cagliari – Scout e impegno sociale, il coraggio di crederci

da Avvenire Cagliari – 17 agosto 2014

Una carta per sconfiggere l’indifferenza , per vivere la politica in maniera attiva, per intraprendere nuove strade per lottare contro l’omertà e per la legalità. Sono questi i punti salienti della Carta del Coraggio, il documento nato dalle idee dei rover e delle scolte dell’Agesci approvato al termine della Route Nazionale. I ragazzi dai 16 ai 21 anni sono stati protagonisti del cambiamento dell’associazione camminando per cinque giorni per le strade d’Italia, attraverso i 456 campi mobili (dodici in Sardegna) e poi a San Rossore per la grande festa scout che ha visto i giovani impegnati tra laboratori, incontri e confronti. Per tutto l’anno, i ragazzi hanno lavorato sul capitolo nazionale: azioni personali e collettive nate per mettersi in gioco in un percorso di crescita realizzando qualcosa che migliorasse in maniera concreta la loro realtà. Poi, la strada, il camminare nel bello del nostro Paese rivivendo le storie di chi ha dato fatto della sua vita un modo per rendersi agli altri con Don Pino Puglisi, Nella nostra isola, i percorsi hanno toccato miniere, industrie in crisi, arrivando al Parco Nazionale dell’Asinara e incontrando testimoni di coraggio. Per i 14 clan sardi e per i 25 provenienti dalla penisola, la trasferta in nave e l’arrivo in Toscana. Il 6 agosto, la cerimonia d’apertura – presente anche l’arcivescovo di Cagliari, Mons. Arrigo Miglio – l’alzabadiera e l’inno di Mameli La Route Nazionale ha visto i ragazzi confrontarsi con personalità del mondo politico e civile, come, tra gli altri, il Presidente della Camera, Laura Boldrini (che ha invitato gli alfieri a presentare il documento in Parlamento) e Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che ha ricordato ai ragazzi “che per guardare il mondo bisogna essere strabici: con un occhio guardate voi stessi ed il vostro bene, con l’altro girate liberi di vedere gli altri”
Dopo il confronto, nel primo pomeriggio di sabato, una ovazione ha segnato l’approvazione definitiva della Carta del Coraggio da parte degli alfieri che hanno rappresentato le oltre 1500 comunità R/S In serata, lo spettacolo “Battiti di coraggio” ha raccontato storie, testimonianze e presentato le canzoni della route: tra queste anche “Lungo la strada” scritta dal clan dell’Oristano 1.
Domenica la chiusura con la Santa Messa, officiata dal cardinal Angelo Bagnasco, che ha ringraziato i ragazzi per la loro presenza, il lavoro intenso e intelligente e i capi per l’ardimento e il senso del sacrificio. Sul maxipalco è salito anche il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi: “L’Italia sta iniziando una route. Oggi da San Rossore è arrivato un messaggio chiaro, la parola chiave per il nostro paese nei prossimi anni sarà Coraggio” Il primo ministro ha chiesto ai giovani di non abbandonare il Paese e, citando una frase del fondatore dello scautismo, Sir Baden Powell, “di dare un calcio all’impossibile”. Prima della benedizione finale nella messa è arrivata la telefonata tanto attesa: “Pronto, sono Papa Francesco”. La gioia dei trentamila è incontenibile. “A voi giovani dico non abbiate paura, non lasciatevi rubare la speranza, la vita è vostra per farla fiorire e dare fiori a tutti. L’umanità guarda voi in questa strada di coraggio. Un giovane non deve andare mai in pensione, deve andare avanti”, Chiusura solenne con il rinnovo della promessa scout. I trentamila giovani di San Rossore hanno cambiato l’associazione. Ora, la Carta del Coraggio è pronta per essere consegnata ad autorità civili, ecclesiastiche e associative. Le sentinelle di positività sono pronte per impegnarsi nel loro cammino sulle strade del coraggio.

cagliari globalist – Social necrologi: la morte ai tempi di facebook

da Cagliari Globalist – 14 agosto 2014

La morte dei personaggi famosi scatena gli utenti dei social network. Facebook, twitter, instagram sono un necrologio virtuale continuo tra post, foto, video in ricordo dell’attore/calciatore/politico/personaggio tv scomparso. La morte di Robin Williams ne è una piena dimostrazione. Da qualche anno è cambiato il nostro modo di conoscere la morte dei “vip”: se prima era doverosa una controllata sui siti dei quotidiani o dei giornali specializzati, ora ci si fida dei social network Basta collegarsi alle tre del mattino per sapere che è morto “uno famoso”. E’ in quel momento che si scatena nell’utente il ricordo, l’emozione da raccontare agli altri utenti che hanno già postato qualcosa in una eterna lotta contro il tempo: vince chi per primo parla della tragica notizia. Ovviamente c’è chi anche esprime la sua contrarietà, come racconta ZeroCalcare nella sua vignetta “Quando muore uno famoso” e viene attaccato gli altri utenti. La sua colpa è quella di non capire il dolore degli altri. Quando leggiamo frasi del tipo “Non c’è proprio nulla da scherzare, oggi è un giorno triste”, siamo sicuri che la persona che sta dall’altra parte del computer o dello smartphone starà tutto il giorno a piangere per la scomparsa del suo mito?
Ovviamente no.

Mentre nel caso della morte di un parente, di un amico, ci si rivolge ad una agenzia funebre per il “costoso necrologio” sul web basta un post. Niente di più semplice e gratuito. Ecco una lista delle categorie delle “morti famose” e alcuni dei post che avremmo voluto scrivere su facebook:

Attori. Post, video, foto con citazioni dell’attore scomparso. La produzione di questi file può essere degli utenti oppure dei siti internet/pagine facebook che incassano visualizzazioni. Tante le frasi tipo: “Sei stato l’attore della mia infanzia” peccato che l’attore scomparso abbia 70 anni e l’utente che scrive ne ha 15. Le generazioni ’80-’90 si sentono sempre particolarmente coinvolte. Fonte delle citazioni è l’immancabile wikiquote.

Scrittori. Quando muore uno scrittore, la prima cosa che fanno gli utenti è quella di digitare il nome dello scomparso su Google, trovare una pagina con le sue frasi, leggere quella che più colpisce e scriverla su facebook. Tutto ovviamente senza mai aver letto una sola pagina di un libro dello scrittore scomparso. Spesso si spera che uno dei tanti autori di libri per adolescenti muoia il più tardi possibile: il rischio di leggere frasi sconnesse è molto alto.

Politici. Di solito, al nome dello scomparso segue la parola “ladro”. Anche se non si conosce la sua attività parlamentare. Per la massa, se si tratta di un politico parliamo di uno che ruba e truffa. Non c’è via di scampo.

Politici anziani Si lascia la definizione di “ladro” per far posto al classico “Finalmente non pagheremo più una pensione di anzianità”. Questa espressione viene utilizzata soprattutto in caso di senatori a vita. Va bene la spending review però così mi sembra eccessivo.

Calciatori della propria squadra. Sono sempre miti e leggende. Anche il portiere che ha giocato dieci minuti negli anni ’60. “Lo vogliamo ricordare così”.

Calciatori della squadra avversaria. Al nome dello scomparso segue la parola “doveva morire” e poi “(squadra) seguita da “ti odio”. Il rispetto prima di tutto.

Sportivi famosi. Si ricordano le prodezze fatte sulle piste di Formula Uno oppure le scalate sulle montagne. Molto spesso gli utenti non conoscono di chi si parla.

Sportivi che praticavano sport poco conosciuti Non se li ricorda nessuno e se solo un utente prova a fare l’esperto, il web lo condanna “Non lo conoscevi nemmeno tu”, frase scritta da quello che non ha mai visto sport in vita sua.

Cantanti. Video musicali e citazioni delle sue migliori canzoni. I fan si ricorderanno del concerto visto vent’anni prima scrivendo “all’epoca non lo conosceva nessuno”. Gli altri scriveranno che avrebbero voluto vedere un suo concerto. Nel momento in cui si scopre la morte di un cantante neomelodico scatta il panico: tutti hanno paura di dover sentire una intera giornata di neve che cadrà, sole, mare, amore.

Personaggi della tv. Video dei programmi che hanno reso famoso il conduttore/presentatore. Qualcuno si ricorda degli esordi, altri scriveranno che gli è sempre stato antipatico ma, in questo modo, scateneranno una lite sui social che farà aumentare le visualizzazioni e farà salire il post sulla home di facebook. Non proprio il modo esatto per non dare risalto al fatto.

I grandi omicidi. Questa è una categoria per veri esperti. Si parte dalle ragazzine tra gli 11 e i 16 anni trucidate in maniera misteriosa che diventano un caso. Questi omicidi scatenano la pessima abitudine di un certo tipo di stampa che pur di aver una notizia decide di scavare nella vita della vittima andando a vedere il profilo facebook post per post, alla ricerca del possibile assassino. Poi ci sono i grandi casi che i programmi del pomeriggio caricano di ansia e tensione. Tutti siamo esperti e criminologi.

Se grazie ai social network tutti possiamo essere reporter, fotografi, cantastorie, spesso ci dimentichiamo di essere umani. Dietro ogni morte c’è una persona, una vittima che merita rispetto.

@AndreaMatta23 – Studente, speaker @RadioGolfo, web writer,attore, comico, scout, volontario

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