Cagliari Globalist

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cagliariglobalist – Primarie Quartu, Piludu: credere nella città per cambiare Quartu

da Cagliari Globalist – 16 febbraio 2015

Francesco Piludu, classe 1981, consigliere comunale uscente, è uno dei tre candidati del Partito Democratico alla carica di sindaco per le primarie del prossimo 22 febbraio. Diploma scientifico, laurea in Economia, attivo nell’associazionismo giovanile è direttore di una cooperativa sociale e di FutureDem Sardegna. Coordinatore giovani per AICCRE Sardegna. nel suo curriculum anche un corso di Governance Locale e Unione Europa organizzato dal Progetto Opportunità delle Regioni in Europa e dall’Università di RomaTre. Il suo “Cambiamo Quartu” è lo slogan di quanti credono nel progetto. Non a caso il verbo cambiare è declinato al modo indicativo, tempo presente, prima persona plurale. Significa che un ciclo si è chiuso. Nuovi protagonisti, giovani, donne e persone di buona volontà devono prendersi cura della città.

Perché si è candidato alle primarie del centrosinistra per la carica di sindaco di Quartu?
Sono stato candidato dai cittadini, iscritti ed elettori. Mi è stata chiesta la disponibilità per un impegno teso a costruire la Quartu del futuro.

Descriva i suoi avversari con un aggettivo:
Delunas: datato
Piani: post datato
Fiermonte: non datato

Quali sono stati gli errori della Giunta Contini in questi cinque anni?
Direi delle giunte Contini, di cui si son persi i conti. Il bene comune non è stato messo al primo posto. La mancanza di visione ha fatto regredire la città e ha aumentato la sfiducia dei cittadini.

Quali sono gli aspetti meno sfruttati della città?
Le risorse di cui dispone: umane, ambientali, paesaggistiche, produttive e identitarie. Bisognerà partire da qui, da noi, per creare sviluppo e lavoro.

In città c’è una emergenza lavoro: quali sono le azioni che può mettere in campo un sindaco?
In primo luogo le politiche attive del lavoro. Valorizzare le competenze, incentivare la creazione d’impresa, sostenere l’autoimprenditorialità e dare credito ai giovani con idee innovative.

I cittadini vorrebbero una macchina amministrativa più veloce, quali sono i sistemi per migliorarla?
La semplificazione, la digitalizzazione, il monitoraggio e la valutazione degli effetti delle politiche pubbliche. Occhio attento e vigile sulle procedure, ma sguardo lungo su obiettivi e risultati.

Poetto, Molentargius: quali sono i suoi progetti per ambiente e turismo?
Sono settori interdipendenti e strategici per lo sviluppo e la competitività territoriale. Penso a progetti strategici in grado di ritagliare funzioni di livello metropolitano. La città metropolitana non dovrà misurarsi solo per numero di abitanti e per le case costruite, ma anche per la qualità dell’habitat urbano. In tale contesto Quartu con le coste, il mare, le zone umide, i parchi potrà svolgere un ruolo di primaria importanza.

Cosa dice ai giovani che vogliono lasciare la città perché non vedono nessuna prospettiva?
E’ il tempo delle scelte. Bisogna agire localmente e pensare globalmente. Quartu è a crescita zero, non solo dal punto di vista demografico. Il sapere, l’energia, l’intraprendenza dei giovani possono essere messe a disposizione per far crescere la città. Il Comune dovrà invitare tutti a dare una mano, inclusi i quartesi nel mondo che possono trasferire nuove competenze e buone prassi.

Volontariato e terzo settore sono due aspetti importanti della vita della terza città della Sardegna: che mezzi può mettere a disposizione la prossima amministrazione comunale?
Dobbiamo fare comunità, credere nella città. Solo così il nostro capitale sociale potrà incrementare.
Abbiamo mondi vitali, di grande generosità, che sopperiscono a carenze pubbliche. La priorità non è istituire albi e registri, ma valorizzare competenze, investire su formazione e professionalità, fare rete.

In città, oltre alle squadre calcistiche, ci sono numerose società sportive. Come può essere valorizzato lo sport in città?
Distinguerei tra sport professionistico, per intenderci quello che muove interessi economici, e lo sport praticato a tutte le età come dimensione del vivere. La pratica sportiva deve essere agevolata attraverso adeguati sostegni alle realtà associazionistiche presenti a Quartu nelle varie discipline. Strutture realizzate con fondi pubblici e con agevolazioni pubbliche devono essere messe in sicurezza e nella disponibilità della pratica sportiva.

Come si vede il 23 febbraio? Quale sarà la prima cosa che farà dopo aver vinto le primarie?
Al lavoro per la città, con spirito di servizio, impegno unitario e responsabile, senza tradire la fiducia dei cittadini.

cagliariglobalist – Primarie Quartu, Piani: togliamo ai cittadini l’incubo della burocrazia

da Cagliari Globalist – 17 febbraio

Andrea Piani, classe 1982, è uno dei tre candidati del Partito Democratico alle primarie del centrosinsitra alla carica di Sindaco di Quartu Sant’Elena. Cofondatore e tesoriere di “Big Bang Sardegna”, è stato tra i fondatori di “Sardegna 2050” e coordinatore per la Sardegna di “AdessoItalia!”. Renziano della prima ora, si occupa di investimenti per un gruppo bancario. Sul suo sito si descrive come uno a cui piace fare e disfare, soprattutto gli schemi. Il suo slogan per le primarie è “Un passo avanti”: significa – afferma Piani – che non promettiamo la luna, ne di fare semplicemente meglio di chi ci ha preceduto.Proponiamo invece un serio e concreto passo avanti verso la crescita della nostra città, attraverso serietà, trasparenza, condivisione, responsabilità ed un’amministrazione giovane e dinamica.

Perché si è candidato alle primarie del centrosinistra per la carica di sindaco di Quartu?

Perché penso sia necessario un forte rinnovamento di persone e di idee. Credo di poter incarnare una nuova visione politica capace di rappresentare tutte le sfumature del centrosinistra e di essere nel contempo attrattiva anche fuori dal perimetro della nostra coalizione in vista delle amministrative di Maggio.

Descriva i suoi avversari con tre aggettivi:

Delunas : maturo

Piludu: idealista

Fiermonte: impercettibile

Quali sono stati gli errori della Giunta Contini in questi cinque anni?

L’errore più grande (ed insieme il progetto più interessante) è stata la questione “Is Arenas”, un’idea concreta, fattibile ma che ha messo in luce (fino all’estremo) tutti i limiti e la poca trasparenza di un’amministrazione da dimenticare. Fuori dal nostro territorio e dalla nostra Isola il mondo sta cambiando, la società, il modo di produrre beni e servizi, i mezzi per creare la crescita, Quartu invece è rimasta ferma, abbiamo perso tante opportunità.

Quali sono gli aspetti meno sfruttati della città?

Sicuramente il patrimonio naturalistico e culturale (Molentargius, litorale, cicloturismo, case storiche, musei, percorsi culturali extraurbani, ecc.) ed il centro storico.

In città c’è una emergenza lavoro: quali sono le azioni che può mettere in campo un sindaco?

Le azioni sono tante, dobbiamo togliere ai cittadini e alle aziende l’incubo della burocrazia, rivedere il sistema tributario garantendo servizi di qualità, dobbiamo portare avanti un progetto di centro commerciale naturale che significa piazze, pedonalizzazioni magari ad orario, affitti calmierati nelle zone commerciali e così via.
La prossima amministrazione deve stare al fianco delle aziende non solo inviando modelli da pagare

I cittadini vorrebbero una macchina amministrativa più veloce, quali sono i sistemi per migliorarla?

Si può garantire la velocità affiancando ai sistemi tradizionali la digitalizzazione di certificati e richieste comuni, altrove lo si fa già da tempo, è ora che anche Quartu, caratterizzata da un territorio molto vasto, diventi un eccellenza nel campo dell’e-government (governo elettronico).

Poetto, Molentargius: quali sono i suoi progetti per ambiente e turismo?

L’ambiente è un tema che mi appassiona molto, ma quando parliamo di ambiente non possiamo limitarci a ragionare delle risorse territoriali in senso stretto, dobbiamo invece farci ispirare da nuovi stili di vita eco-compatibili e l’amministrazione comunale può fare tanto in tal senso.

Il nostro programma prevede un “Piano Verde” per i giardini urbani, lo stop al consumo di suolo, la valorizzazione della bioedilizia, il piano e lo sportello amianto, il piano “semaforo verde” e illuminazione LED, la riduzione dei rifiuti, le serate di ecologia domestica e così via; dobbiamo trasmettere ai cittadini un nuovo modo di rapportarsi all’ambiente che passa necessariamente attraverso un nuovo stile di vita.

Il turismo è un’importante leva occupazionale che giace li, in sordina da almeno venti anni. Possiamo fare tanto a patto di non limitarci ad una semplice apertura o riapertura dei musei, ma piuttosto alla creazione di nuovi percorsi culturali, a patto di saperli pubblicizzare e mettere in rete, di creare un sistema ricettivo locale coordinato, di organizzare dei trasporti pubblici orientati agli orari turistici. Il Comune deve essere la cabina di regia di tutto questo.

Cosa dice ai giovani che vogliono lasciare la città perché non vedono nessuna prospettiva?

Ho sempre pensato che ciò che non mi piace o che non funziona, non lo abbandono, lo cambio.
Questo principio ha ispirato anche la mia candidatura, in queste settimane di primarie abbiamo respirato un’aria nuova, fresca, una voglia di fare, di mettere in rete idee ed esperienze che può davvero far uscire la città e per estensione l’Italia dalla crisi che sta attraversando.

Vorrei dire ai ragazzi di credere che possiamo davvero cambiare le cose, che possiamo davvero prendere la strada nuova al posto della strada vecchia, il futuro è il luogo nel quale stiamo andando, il 22 febbraio proponiamo #unpassoavanti, in quella direzione.

Volontariato e terzo settore sono due aspetti importanti della vita della terza città della Sardegna: che mezzi può mettere a disposizione la prossima amministrazione comunale?

Non vogliamo più disperdere la grande energia del volontariato, delle imprese sociali e delle reti spontanee di cittadini. La prossima amministrazione dovrà essere in grado di ascoltare, coinvolgere ma soprattutto realizzare insieme.

In città, oltre alle squadre calcistiche, ci sono numerose società sportive. Come può essere valorizzato lo sport in città?

Non di solo calcio vive l’uomo, dobbiamo impegnarci nella valorizzazione di tutti gli sport, dalla pallavolo all’atletica, perché le risorse impegnate a favore dello sport sono un investimento per la salute e il benessere (con una futura riduzione delle spese sanitarie cittadine) dei cittadini.

C’è una grande domanda di sport in città, ma le associazioni da sole non possono soddisfare tutte le necessità, l’amministrazione dovrà perciò venire incontro a queste esigenze considerando lo sport un interessante volano per il turismo. Abbiamo una bellissima spiaggia urbana che potrebbe ospitare eventi sportivi anche internazionali a patto di saper velocizzare l’iter autorizzativo, ridurre i costi di occupazione del suolo e fare rete con il sistema ricettivo e dei trasporti.

Come si vede il 23 febbraio? Quale sarà la prima cosa che farà dopo aver vinto le primarie?

Sarà un lunedì perciò mi vedo puntuale a lavoro alle 8.30 del mattino dopo questa settimana di ferie.
La prima cosa che farò dopo aver vinto le primarie sarà ringraziare chi ha creduto in noi e nel nostro progetto e assicurare loro il massimo impegno nella corsa per la vittoria delle amministrative di Maggio.

cagliariglobalist – Primarie Quartu, Delunas: sviluppo, sociale e sport perché la città merita di meglio

da Cagliari Globalist – 15 febbraio 2015

Stefano Delunas, classe 1958, è stato il primo ad ufficializzare la sua candidatura alle primarie del centrosinista per la carica di Sindaco di Quartu. Dipendente civile del Ministero della Difesa, si è dedicato alla città prima nel campo sociale, culturale, poi politico e amministrativo. Dal 2005 al 2010 è stato assessore comunale alle Politiche Sociali nella Giunta Ruggeri. Nel 2010 fu confermato in consiglio comunale ed eletto nel consiglio provinciale. Dopo pochi mesi, la scelta di dedicarsi all’incarico di capogruppo Pd in Provincia dando il suo contributo alle politiche dell’Area Metropolitana di Cagliari e all’Area Vasta. Il suo slogan è “Quartu merita di meglio”. “La terza città della Sardegna – dichiara Delunas prima dell’intervista – merita: che vengano spesi i sei milioni di euro destinati al Piano per il recupero sportivo e ambientale di Is Arenas rimasti fermi per le note vicende ; che alle decine di venditori ambulanti, animatori del mercato del mercoledì, venga riconosciuta la dignità di svolgere il proprio lavoro nella stessa area predisposta dal progetto originario a fianco dello stadio di Is Arenas dove sono previsti anche 300 parcheggi di scambio, che si concretizzi il progetto del mercatino estivo di Flumini da tenersi il sabato per offrire un servizio di qualità ai proprietari delle seconde case e intercettando cosi il flusso dei turisti; che venga messa in sicurezza la via dell’Autonomi regionale sarda e via Is Pardinas; che sia riorganizzato il trasporto pubblico locale tenendo conto dei disagi creati agli studenti e ai loro genitori dal fenomeno del pendolarismo studentesco. Sono solo alcune delle risposte che i cittadini di Quartu aspettano da anni e che meritano soluzioni da una classe politica efficiente che mira a governare e risolvere gli annosi problemi.”

Perché si è candidato alle primarie del centrosinistra per la carica di sindaco di Quartu?
Perché da cittadino di Quartu tocco con mano, ogni giorno, il fallimento dell ’Amministrazione Contini e delle diverse giunte. In cinque anni di governo il centrodestra, non solo non ha realizzato nessuna iniziativa di rilievo per la città, ma ha bloccato tutti i progetti, finanziati e lasciati in eredità dalla precedente giunta di centrosinistra..

Descriva i suoi avversari Piludu, Piani, Fiermonte con tre aggettivi:
Tutti bravi ragazzi. Non nuovi alla politica. Conoscono da diversi lustri le regole del gioco, anche se qualcuno di questi vuole apparire come il nuovo che avanza. Comprensibile. A differenza di Piani e Piludu, io e Francesco Fiermonte, oltre che vincere le primarie attenendoci al codice etico di comportamento, (sottoscritto anche da Piani e Piludu), abbiamo anche un altro obiettivo. Essendo dirigenti regionali ( ed io anche nazionale ) dei nostri rispettivi partiti, teniamo allo strumento delle primarie quale momento unico di democrazia partecipata; e visti i risultati e le polemiche delle primarie in Liguria, speriamo che tutto ciò a Quartu non si verifichi: sarebbe davvero deprecabile dover constatare che la nostra città non è immune dall’inquinamento del voto.

Quali sono stati gli errori della Giunta Contini in questi cinque anni?
Assenza di pianificazione, mancanza di progettualità e tanti rimpasti: tre errori gravissimi che hanno bloccato la città. Penso al teatro comunale, ancora chiuso. Così come il centro giovanile nell’ex Montegranatico di via XX settembre, oppure all’ex bocciodromo tra Pitz’e Serra e Quartello, dove sarebbe dovuto nascere annesso un centro di aggregazione per anziani. E non dimentico i mille ostacoli con cui si scontrano ogni giorno gli abitanti del litorale. Dopo cinque anni fatti di nomine e rimpasti Contini ha collezionato un record dopo l’altro: dal 2010 ha cambiato 23 assessori, 5 segretari comunali e otto dirigenti, di cui quattro all’Urbanistica e altrettanti all’Ambiente. Ciò significa che il sindaco uscente ha passato la legislatura a controllare le poltrone, anziché ad amministrare.

Quali sono gli aspetti meno sfruttati della città?
L’inaspettato sviluppo urbanistico che Quartu ha vissuto negli anni passati ha portato alla ribalta una serie di problemi che sono, in gran parte, ancora irrisolti. Tra questi, a mio parere, uno dei più critici è lo stato in cui versa il nostro centro storico. Per ridargli vita dobbiamo: consentire a commercianti e artigiani di aprire negozi e botteghe, dare la possibilità di un aumento di cubatura affinché i figli possano sopraelevare l’abitazione dei genitori (evitando così che il centro si spopoli).

In città c’è una emergenza lavoro: quali sono le azioni che può mettere in campo un sindaco?
Il Lavoro appunto è il nostro più importante obiettivo: utilizzeremo tutti gli strumenti che la macchina amministrativa ci mette a disposizione per raggiungerlo. Sostegno alle imprese, impiego dei Fondi Regionali per le povertà estreme, qualificazione delle aree a vocazione turistica, sviluppo dei servizi ai cittadini attraverso i lavori socialmente utili, attrazione di imprese nelle diverse Zone Franche Urbane, valorizzazione a fini turistici del Poetto. Infine, l’attuazione dei 29 PRU (Piani di risanamento urbanistico), rimetterà in moto l’edilizia. Sono solo alcuni esempi di come opereremo per dare risposte concrete ai cittadini.

I cittadini vorrebbero una macchina amministrativa più veloce, quali sono i sistemi per migliorarla?
La nostra Amministrazione non si accontenterà di chiedere di più alla classe dirigente: vogliamo regole chiare e procedure controllabili da chiunque, ecco perché ci adopereremo affinchè vengano applicate le leggi sulla trasparenza. Semplificheremo l’amministrazione usando la comunicazione: trasferiremo informazioni e dati così che i cittadini possano orientarsi nella realtà quotidiana e possano contribuire, con la loro partecipazione, al lavoro dell’amministrazione. Quartu diventerà una città Europea utilizzando tutte le opportunità dell’Agenda Digitale. Non più una macchina burocratica che scoraggia gli investimenti degli imprenditori: gli uffici comunali dovranno dare risposte certe alle imprese. Ad esempio chi chiederà di usufruire della “fiscalità di vantaggio” e quindi di investire nel PIP (Piano di insediamenti produttivi ) di Sa serrixedda, non dovrà attendere mesi per ottenere una risposta dall’Amministrazione, perché Quartu sarà un Comune” facilitatore” per cittadini ed imprese.

Poetto, Molentargius, Saline: quali sono i suoi progetti per ambiente e turismo?
Quartu occupa una posizione “privilegiata”: per raggiungere le più importanti località turistiche della costa orientale della Sardegna, si transita attraverso la nostra città. Alcune di queste località sono già nel territorio quartese, ma è necessario attirare il visitatore e stimolarlo alla sosta nella nostra città. Il primo passo è la creazione di un brand “Poetto Quartu” attraverso il quale realizzare un circuito virtuoso che coinvolga i settori dell’ambiente, del commercio, del turismo, dell’artigianato locale e degli agricoltori locali, con l’obiettivo di incrementare l’offerta dei servizi e quindi lo sviluppo economico che genera nuova l’occupazione. La nostra spiaggia dovrà avere ruolo da protagonista nell’economia cittadina, così come candidiamo le aree di rilievo ambientale, tra tutti il Parco di Molentargius, a rappresentare un nuovo modo di fare ecoturismo. Il mare è l’elemento attrattore, ma solo attraverso il consolidamento di un sistema di qualità, Quartu potrà riconoscere al turismo il ruolo di leader nel sistema economico cittadino nell’area vasta . La “governance” della Città metropolitana in questo percorso di lavoro in rete, potrà sicuramente darci una mano. Con il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, con Valter Pischedda primo cittadino di di Elmas da cui dipende la zona umida di S.Gilla. Ma anche con Mario Fadda, sindaco Di Maracalagonis, Barbara Pusceddu sindaca di Sinnai e con Costantino Palmas sindaco di Settimo S.Pietro depositari dell’area naturalistica e polmone verde dei 7 Fratelli. E studiando anche collaborazioni e sinergie con Gianluca Dessì sindaco di Villasimius e con Carla Medau prima cittadina di Pula.

Cosa dice ai giovani che vogliono lasciare la città perché non vedono nessuna prospettiva?
I giovani sono una risorsa importante. A coloro che pensano di lasciare Quartu chiedo di attendere pochi mesi. Perché tutto cambierà. In meglio! E se proprio devono partire lo facciano per perfezionare la loro formazione. Che poi spenderanno a Quartu: abbiamo bisogno della loro professionalità. Soru docet.

Volontariato e terzo settore sono due aspetti importanti della vita della terza città della Sardegna: che mezzi può mettere a disposizione la prossima amministrazione comunale?
Nel nostro programma abbiamo previsto la creazione di un sistema integrato di risposte tra le diverse realtà che forniscono i servizi: se un cittadino si trova in condizione di disagio o di povertà e si rivolge agli uffici comunali, ad una associazione, al consultorio, al medico di famiglia o alla parrocchia deve avere certezza che ciascuno di queste istituzioni pubbliche faccia parte di una sola rete di accoglienza. Riteniamo fondamentale poi la certezze di tempi nei pagamenti da parte dell’amministrazione, così da salvaguardare la continuità assistenziale della L.162 e dei progetti “Ritornare a casa” . Vigileremo su bandi e capitolati, soprattutto sui costi posti a base di gare, affinché si tuteli la qualità del servizio e la professionalità degli operatori sanitari e socioassistenziali (badanti e operatori familiari) . Gli uffici comunali saranno il luogo al quale rivolgersi per trovare risposte a ogni bisogno e necessità: informazioni, orientamento, presa in carico delle richieste e di elaborazione dei progetti d’intervento. Perché nessuno resti indietro, perché nessuno si senta solo.

In città, oltre alle squadre calcistiche, ci sono numerose società sportive. Come può essere valorizzato lo sport in città?
Lo sport è uno strumento di formazione, prevenzione e inclusione sociale e il nostro programma mette in primo piano progetti ed azioni che favoriscono la più ampia diffusione delle discipline sportive. Coinvolgeremo le associazioni sportive durante la fase della programmazione e della definizione degli obiettivi sportivi della nostra idea di amministrazione. Noi crediamo che lo sport sia uno strumento di attenzione sociale alle fragilità e alle marginalità, ecco perché lo promuoviamo come elemento di inclusione culturale e sociale. Partendo dalle associazioni di volontariato e dai direttori scolastici con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini all’attività motoria, che dovrà essere riconosciuta come fattore di benessere e di salute.

Come si vede il 23 febbraio? Quale sarà la prima cosa che farà dopo aver vinto le primarie?
Andrò a festeggiare con la fantastica squadra che mi ha “supportato e sopportato” per oltre due mesi! E dirò loro: ora inizia la vera campagna elettorale! Posso dire anche la seconda e la terza?

Certo
Chiederò ai miei competitors di lavorare insieme a me, alla coalizione e alle liste civiche per chiudere una volta per tutte l’esperienza del centrodestra lasciandoci in eredità una “Città interrotta “ . Infine convocherò i segretari dei partiti, dei movimenti sovranisti e i referenti delle liste civiche, per festeggiare con un buon bicchiere di vino quartese per poi metterci a lavoro, il 24 febbraio attraverso il tavolo programmatico unitario.

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cagliariglobalist – Primarie Quartu, Fiermonte: ambiente, turismo e sana imprenditorialità

da Cagliari Globalist – 14 febbraio 2015

Francesco Fiermonte, classe 1957, si presenta alle primarie del centrosinistra per la carica di sindaco di Quartu come candidato dei Verdi. Dopo aver vissuto per quarant’anni in Lombardia, è tornato in Sardegna per “amore del’immenso museo all’aperto circondato dal mare cristallino“. Per cinque anni è stato presidente della Onlus “E..state a Flumini”. Nel suo curriculum, studi ingegneristici, esperto e project manager in bioarchitettura, mediatore interculturale da oltre quindici anni, attualmente lavora per il Ministero dell’Interno. Si è occupato di sindacato e sicurezza del lavoro anche in cantieri edili. E’ presidente dell’Associazione Culturale Cristiana Italo Ucraina – sezione Sardegna. E’ il responsabile per il Cosviluppo internazionale e le Politiche Sociali per i Verdi della Sardegna. Il suo slogan per le primarie è “Strada ai deboli! Vita degna! Ricominciamo da Quartu! Podemos, sì podemos!”

Perché si è candidato alle primarie del centrosinistra per la carica di sindaco di Quartu?
Ho accolto la proposta di candidatura formulata all’unanimità dal Direttivo della Federazione dei Verdi Sardegna che partecipano all’ampia coalizione di centrosinistra.

Descriva i suoi avversari con tre aggettivi.
Preferisco definire me stesso in tre aggettivi: competente, onesto, con senso pratico.

Quali sono stati gli errori della Giunta Contini in questi cinque anni?
E’ un giudizio che spetta alla cittadinanza: l’operato della Giunta uscente è sotto gli occhi di tutti.

Quali sono gli aspetti meno sfruttati della città?
Le risorse ambientali: spiagge, zone umide; il turismo ambientale tutto l’anno; la sana imprenditorialità.

In città c’è una emergenza lavoro: quali sono le azioni che può mettere in campo un sindaco?
Incentivazione dell’imprenditorialità, gestione oculata delle risorse pubbliche. Non di certo lo stadio in zona vincolata o la zona franca che è di competenza regionale. Qui non si danno nemmeno i posti da scrutatori ai disoccupati.

I cittadini vorrebbero una macchina amministrativa più veloce, quali sono i sistemi per migliorarla?
Valorizzazione del personale, snellimento delle procedure, decentramento per una maggiore vicinanza dell’Amministrazione ai cittadini.

Poetto, Molentargius: quali sono i suoi progetti per ambiente e turismo?
Fruibilità del Parco di Molentargius che al momento è inesistente. Potenziamento dei servizi balneari, compreso il trasporto da e per il litorale, per favorire l’accesso al mare e l’allungamento della stagione turistica.

Cosa dice ai giovani che vogliono lasciare la città perché non vedono nessuna prospettiva?
Restate! Io mi impegno ad attivare tutte le politiche pubbliche e private per creare i presupposti e le opportunità per i giovani in cerca di prima occupazione e per chi l’occupazione l’ha persa non essendo più giovane.

Volontariato e terzo settore sono due aspetti importanti della vita della terza città della Sardegna: che mezzi può mettere a disposizione la prossima amministrazione comunale?
Il terzo e quarto settore avranno a disposizione infrastrutture comunali per favorire l’erogazione delle loro attività a favore dei cittadini.

In città, oltre alle squadre calcistiche, ci sono numerose società sportive. Come può essere valorizzato lo sport in città?
Implementazione e recupero delle strutture sportive esistenti per favorire la pratica sportiva di tutti i cittadini di qualunque età e condizione per migliorare la qualità della vita.

Come si vede il 23 febbraio? Quale sarà la prima cosa che farà dopo aver vinto le primarie?
Mi potrò guardare onestamente allo specchio. Tutti insieme inizieremo un cammino nuovo per Quartu.

cagliariglobalist – Prima del silenzio, la bellezza della parola

da Cagliari Globalist – 6 febbraio 2015

La bellezza della parola detta e raccontata in uno spettacolo intenso che vede due generazioni a confronto, due modi diversi di vedere e vivere la vita con la paura che il passato possano tornare. Al Teatro Massimo di Cagliari, per la stagione 2014-2015 de “La Grande Prosa al Teatro Massimo” firmata dal CeDAC Sardegna, Leo Gullotta porta in scena “Prima del silenzio”, spettacolo scritto da Giuseppe Patroni Griffi e prodotto dal Teatro di Roma con la regia di Pietro Grassi. In scena insieme all’attore catanese, il giovane co-protagonista Eugenio Franceschini.

Il testo, scritto nel 1979 – e ancora attuale – parte dalla figura di un’intellettuale che vive il disagio legato alla comunicazione della parola scritta, della Poesia. Come in puzzle, la sua storia si costruisce pezzo per pezzo attraverso l’apparizione dei fantasmi della sua vita: il rapporto conflittuale con la famiglia rappresentata dalla moglie (Paola Gassman); la casta e il dovere rappresentati rispettivamente dal figlio (Andrea Giuliano) e dal suo maggiordomo (Sergio Mascherpa). I tre appaiono in scena grazie alle animazioni grafiche di Luca Scarzella e le musiche di Germano Mazzocchetti che rendono lo spettacolo un racconto tecnologico portando lo spettatore a vivere una esperienza unica. Un divano rosso, sempre presente in scena e le luci di Umile Vaineiri accompagnano le scene dei due protagonisti nell’atto unico. Il protagonista soffre più per il poco rispetto che ha il giovane nei riguardi della parola piuttosto che del confronto generazionale che appare chiaro durante lo spettacolo.

Lo spettacolo fu portato in scena da Patroni Griffi (autore scomparso nel 2005) nel 1979 al Teatro Eliseo di Roma. In scena Romolo Valli, Fabrizio Bentivoglio, Fulvia Mammi, Franco Scandurra e Matteo Corvino per la regia di Giorgio De Lullo. Il testo rappresenta il binomio tra la generazione adulta che pagava gli errori del passato e quella dei giovani che sconta quelli del futuro.

La parola mai buttata via da un Gullotta in splendida forma e dal sorprendente Franceschini, vissuta come creatività e come limite apprezzata dal pubblico del Teatro Massimo che ha riservato ai due attori cinque minuti di applausi al termine della prima, andata in scena mercoledì. Lo spettacolo, dopo le due repliche di giovedì, verrà replicato anche nelle giornate di venerdì e sabato alle ore 20.30 e domenica alle ore 19.00 sempre al Teatro Massimo di Cagliari.

cagliariglobalist – Cossiga, da presidente notaio a picconatore del sistema

da Cagliari Globalist – 30 gennaio 2015

Cossiga, il picconatore. 3 luglio 1985-28 aprile 1992. I setti anni di Francesco Maurizio Cossiga alla presidenza della Repubblica sono anni in cui il mondo cambia velocemente. Ministro nel quinto governo Moro e in due governi Andreotti, nel 1978 si dimise subito dopo l’uccisione di Aldo Moro. Nel 1983, dopo un breve periodo da senza alcuni incarico né governativo né nella Democrazia Cristiana, viene eletto al Senato nelle liste della Dc nel collegio Tempio-Ozieri e il 12 luglio dello stesso anno viene eletto Presidente del Senato.

Cossiga passa da Palazzo Madama al Quirinale: fu il primo presidente ad essere eletto al primo scrutinio con 752 voti su 977 votanti. Sul suo nome trovarono l’accordo Dc, Psi, Pci, Pri, Pli, Psdi e Sinistra Indipendente. “Presidente notaio” per i primi cinque anni di mandato tra numerosi cambi di governo, la staffetta Craxi-De Mita, l’esecutivo Fanfani, il mandato esplorativo a Nilde Liotti, il governo De Mita e il nuovo governo Andreotti in un anno, il 1989, segnato anche dall’attentato palestinese a Fiumicino e il dirottamento dell’Achille Lauro. Con la caduta nel Muro di Berlino, Cossiga cambiò il suo modo di agire e da notaio a picconatore del sistema con una politica provocatoria, spesso eccessiva. Secondo il Presidente della Repubblica, Dc, Pci e le istituzioni si rifiutavano di riconoscere il mutamento avvenuto con la fine della guerra fredda e degli scontri tra americani e sovietici. Cerco di dimostrare quanto costarono cinquant’anni di presenza sul territorio italiano del più forte partito comunista d’Occidente mentre la prima seduta del nuovo parlamento tedesco fu una nuova giustificazione per ridurre la tolleranza sull’alleato americano nel nostro paese andando contro la Prima Repubblica.
Il 31 dicembre del 1991 pronunciò il più veloce discorso di un Presidente della Repubblica alla nazione: “Parlare non dicendo, tacendo anzi quello che tacere non si dovrebbe, non sarebbe conforme alla mia dignità di uomo libero, al mio costume di schiettezza, ai miei doveri nei confronti della Nazione. E questo proprio ormai alla fine del mio mandato che appunto va a scadere il prossimo 3 luglio 1992. Questo comportamento mi farebbe violare il comandamento che mi sono dato, per esempio di un grande Santo e uomo di stato, ed al quale ho cercato di rimanere umilmente fedele: privilegiare sempre la propria retta coscienza, essere buon servitore della legge, ed anche quindi della tradizione, ma soprattutto di Dio, cioè della verità. Ed allora mi sembra meglio tacere.”

Molte “picconate” e rimproveri alla magistratura per i giovani magistrati subito destinati ai processi di mafia, scelta che Cossiga definisce “una autentica schifezza” ricevendo critiche da tutti i partiti con la sola eccezione del Movimento Sociale Italiano. Un’altra vicenda difficile per Cossiga fu quella di “Gladio” sezione italiana della rete Stay Behind, organizzazione segreta dell’Alleanza Atlantica. Nel 1990 a Edimburgo, si autodenunciò alla Procura di Roma dopo la denuncia del generale Inzerilli e dell’ammiraglio Martini come responsabili di Gladio rivendicando la tutela della politica della Difesa e della sicurezza per la salvaguardia dell’integrità nazionale, dell’indipendenza, della sovranità territoriale, della libertà delle istituzioni del Paese per rendere giustizia a coloro che agli ordini del governo legittimo hanno operato per la difesa della Patria. Da qui anche la contrapposizione con il pm Felice Casson che, secondo quanto riporta nella biografia del Presidente, dopo la caduta del Muro di Berlino ottenne da Andreotti la possibilità di andare a vedere gli archivi dei Servizi Segreti.

Cossiga fu messo in stato d’accusa da numerosi parlamentari. Tra le accuse, i giudizi sull’operato della commissione d’inchiesta su terrorismo e stragi, per la lettera di sospendersi o sospendere il Governo per bloccare la decisione dell’esecutivo sull’Operazione Gladio. La commissione parlamentare, come si legge negli atti del 12 maggio 1993, ritenne le accuse infondate e la Procura di Roma richiese l’archiviazione il 3 giugno 1992, accolta dal Tribunale dei Ministri nel 1994.

Cossiga si dimise il 28 aprile 1992 prendendo atto della sconfitta del sistema politico pentapartitico che aveva sostenuto e per dare un colpo all’immbolismo dei governi. Il 25 aprile tenne un discorso televisivo in cui parlò del gesto onesto a servizio della Repubblica e dicendo ai giovani di amare la Patria, onorare la nazione, servire la Repubblica, credere nella libertà e nel nostro paese.

cagliariglobalist – Segni, il presidente silenzioso

da Cagliari Globalist – 29 gennaio 2015

La Sardegna ha dato all’Italia due presidenti della Repubblica: Antonio Segni e Francesco Cossiga. Due personalità e due storie al Quirinale diverse tra loro.

Segni, il presidente solitario. Il quarto Presidente della Repubblica della storia italiana, per due volte presidente del Consiglio (primo governo centrista con Dc-Psdi-Pli) e ministro in cinque esecutivi fu il primo candidato ufficiale della Dc a uscire vittorioso alla votazione anche se i democristiani non votarono mai compatti: alcuni voti arrivarono anche al presidente uscente Gronchi, Piccioni, Merzaroga.

Perché Segni? Aldo Moro, segretario della Dc, vedeva nel conservatore sassarese una figura necessaria per rassicurare le correnti di destra della Democrazia Cristiana e una possibile apertura politica del Partito Socialista con una candidatura in parallelo con quella di Saragat, congelata dallo stesso candidato durante le votazioni presidenziali. I racconti dell’epoca parlano di forti scontri tra Togliatti, Leone e Moro e di una telefonata del cardinal Montini, futuro Paolo VI, a favore del sassarese. Segni, sempre in testa nei primi otto scrutini fu eletto alla nona votazione con una maggioranza risicata: 443 voti su 842 contro i 334 di Saragat e 51 schede bianche.

Le cronache dell’epoca raccontano di Segni come di un presidente solo e la sua breve presidenza viene ricordata per il “Piano Solo”, protagonista il generale De Lorenzo, che prevedeva l’individuazione di 731 uomini politici e sindacalisti di sinistra e il loro trasferimento in una base Nato in Sardegna, l’occupazione delle sedi dei giornali di sinistra e, nel caso di manifestazioni filocomuniste, l’intervento dell’Arma. Tra i punti anche il presidio della tv di Stato. Sono ancora le cronache di giornalisti come Galli e Montanelli a raccontare che nelle intenzioni di Segni non c’era nessun colpo di Stato ma solo l’idea di usare il golpe per mettere paura ai partiti e per far retrocedere il centrosinistra.

La storia di Segni al Quirinale termina il 6 dicembre del 1964 con le dimissioni volontarie. Il 7 agosto del 1964, durante una accesa discussione con Saragat e Moro, il Presidente fu colpito da una una trombosi cerebrale. Al fatto, seguirà l’accertamento di impedimento temporaneo che portò, tre giorni dopo, il Presidente del Senato, Cesare Merzaroga ad assumere le funzioni ordinarie di supplente.
Segni morì a Roma il 1 dicembre del 1972.

cagliari globalist – Quartu, la lunga corsa verso le comunali

da Cagliari Globalist – 22 gennaio 2015

La corsa verso il palazzo comunale di Via Eligio Porcu è già cominciata da tempo. I quartesi attendono di sapere quali saranno i candidati alla carica di sindaco per le elezioni amministrative del prossimo maggio. Il centrosinistra sceglierà il suo sindaco attraverso le primarie aperte di coalizione. Nel centrodestra potrebbe essere riconfermato il sindaco uscente, il centro potrebbe portare due candidati, il Movimento 5 Stelle punta a confermarsi come primo partito in città e resta lo spazio anche per “possibile” outsider.

Centrosinistra. Per la prima volta in città, il candidato sindaco del centrosinistra sarà scelto grazie alle primarie di coalizione. Due i candidati che sicuramente parteciperanno alla contesa: Stefano Delunas (Pd) e Francesco Fieromente per i Verdi. Sugli altri due candidati del Partito Democratico, Francesco Piludu e Andrea Piani bisognerà attendere il via libera ufficiale del Comitato per le Primarie che si riunirà nella serata di oggi. La coalizione “Quartu 2020” ripartirà dalle liste che hanno contribuito alla vittoria di Francesco Pigliaru alle scorse elezioni regionali: Partito Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà, Centro Democratico, RossoMori, Verdi, Partito Socialista Italiano, Partito dei Sardi e La Base. Manca il Partito di Rifondazione Comunista che in una nota ha ricordato come la sua non partecipazione alle primarie non vincolerà una alleanza elettorale. Per il Prc, “La scelta del programma è assolutamente prioritaria rispetto alla scelta dell’uomo o della donna che guiderà qualsiasi coalizione”.
Per gli iscritti e i dirigenti del Partito Democratico, il regolamento delle primarie prevedeva la raccolta firme del 20% degli iscritti oppure il 35% dei componenti dell’assemblea cittadina come stabilito dell’articolo 18 dello statuto nazionale. L’unico candidato del Pd in regola con le firme era Stefano Delunas (quota 516 firme), sia Piludu che Piani avevano raggiunto 450 firme tra iscritti e società civile. Per evitare il blocco della competizione, nella giornata di martedì, Delunas ha dato un segnale di apertura agli altri due candidati e ha richiamato i dirigenti democratici al senso di responsabilità per far svolgere le primarie “viste come festa della partecipazione democratica per iniziare una campagna elettorale che condurrà la coalizione forte e coesa per conquistare la maggioranza dei quartesi”.
Lo stesso Stefano Delunas, a poche ore dal via libera della direzione che indiceva le primarie aperte di coalizione, ruppe il ghiaccio e si candidò. Il 56enne ex assessore ai Servizi Sociali con la giunta guidata da Gigi Ruggeri e capogruppo Pd in Provincia durante la conferenza stampa di presentazione della sua candidatura ha dichiarato che il suo programma punterà alla crescita e alle imprese per riattivare il lavoro e permettere ai giovani di vivere con dignità e speranza il futuro. Delunas si scontrerà contro Francesco Fieromonte, responsabile alle Politiche sociali e welfare per la Federazione Regionale dei Verdi di Sardegna rappresenterà il partito ambientalista. Atteso l’ok per Francesco Piludu, 33enne consigliere comunale al suo primo mandato – eletto a 19 anni come consigliere di Circoscrizione e dal 2005 Presidente della II circoscrizione – direttore scientifico di FuturDem Sardegna e Andrea Piani, 32enne quartese e renziano della prima ora. Le primarie dimostreranno se Quartu merita di meglio rispetto ai cinque anni di governo del centrodestra. Dopo la consultazione, all’interno della coalizione, potrebbero entrare anche alcune liste civiche.

Centrodestra. Confermare il sindaco uscente per non sconfessare i cinque anni di amministrazione o cambiare marcia? E’ questo il dubbio dei partiti della coalizione in attesa di capire quale sarà il futuro di Mauro Contini a pochi giorni dalla chiusura delle indagini sullo stadio di Is Arenas. Pronti a scendere in campo dunque Forza Italia, Fratelli d’Italia, – che ha già convocato una assemblea cittadina per giovedì 29 gennaio.
Nella serata di giovedì, con una nota congiunta, Udc, Riformatori Sardi e Uds hanno rigettato la proposta per una possibile ricandidatura del sindaco Contini e sollecitano un segnale di discontinuità rispetto agli ultimi cinque anni segnati da un approccio amministrativo maldestro, personalistico e avaro di risultati concreti. “Un sindaco – prosegue la nota – che è venuto meno agli impegni programmatici. Via a una nuova fase del centrodestra quartese caratterizzata dalla massima apertura alla partecipazione popolare come ad esempio le primarie o altri sistemi idonei a scegliere una persona in grado di affrontare le problematiche della città. Nello scorso giugno, sia Riformatori che Udc erano stati esclusi dalla giunta Contini.
Un altro papabile potrebbe essere l’attuale assessore comunale alla Cultura, Guido Sarritzu in quota Pds’Az fresco di accordo con la Lega Nord di Salvini. Tra i primi elementi di unità, lo slogan: dal “Prima il nord” dei leghisti a “Prima Quartu” dell’assessore. Si tratta solo di una operazione mediatica per prendere i voti dei delusi della politica diventati amanti di Salvini o è qualcosa di più? Tra Partito Sardo d’Azione e Lega non si tratta del primo accordo: nel 2006, Giacomo Sanna all’epoca segretario nazionale strinse un accordo elettorale con la lista del nord nell’ambito del Patto per le autonomie e si candidò al Senato, in Lombardia, sotto le insegne di Alberto Da Giussano. Salvini sembra essere il punto in comune tra Sarritzu e il Movimento Sociale Sardo – Destra Regionale di Daniele Caruso che farà parte del progetto politico “Noi con Salvini” e che – secondo una nota del responsabile nazionale, Raffaele Volpi – “sta operando per individuare obiettivi locali importanti già nella significativa città di Quartu Sant’Elena”. L’unione tra Lega Nord e Movimento Sociale Sardo è già avvenuta durante le scorse elezioni Europee quando alcuni esponenti sardi sono stati inseriti nella lista per il collegio Sardegna-Sicilia. A Quartu, la Lega ha portato a casa 308 voti (1,33%).
Il senatore Volpi ha precisato: “al momento “Noi con Salvini”, di cui sono il responsabile, non ha alcun accordo politico con il Partito Sardo d’Azione per le amministrative di Quartu Sant’Elena. Stiamo invece verificando con la nostra presenza locale del Movimento Sociale Sardo le opzioni possibili. Altre ipotesi sono ad ora completamente destituite di qualsiasi realtà”
Sul caso quartese è stato chiesto un tavolo regionale. In gioco anche il Nuovo Centrodestra, il Patto dei democratici per le riforme con Davide Galantuomo e alcune liste civiche.

Centro Già detto di Marini, il nome più forte potrebbe essere quello di Antonio Pani, consigliere comunale uscente. Come già annunciato sulla pagina facebook sta lavorando per un polo civico di movimenti senza nessun partito per cambiare la città. All’interno di questo polo sarà presente Unidos.

Movimento 5 stelle. Il movimento di Grillo si presenterà alle comunali forte della doppia vittoria come primo partito in città prima alle politiche del 2013 e poi alle Europee dello scorso maggio. Attivo nelle iniziative del nazionale, vedi raccolta firme per l’uscita dall’Euro, sul livello cittadino il sito del MeetUp “Quartu 5 Stelle” parla della creazione di gruppi di lavoro tematici aperti per una lista programmatica di intenti in prossimità delle elezioni comunali. La scelta dei candidati della lista e presumibilmente quello del candidato sindaco avverrà nel pieno spirito dei pentastellati tra gli aderenti al Meet Up o tra i cittadini in possesso dei requisiti del Blog Nazionale di Beppe Grillo.

Outsider “possibili”. Alla lista dei candidati e delle liste potrebbe aggiungersi anche quella di “Sardegna Possibile”. Durante l’assemblea di sabato scorso a Serrenti, il movimento nato prima delle scorse elezioni regionali si è detto pronto per essere presente alle prossime amministrative in diversi centri dell’isola, a cominciare da Quartu. Nelle elezioni regionali, le tre liste Comunidate, Gentes e Progres hanno totalizzato 1533 voti per un complessivo 5,86%.

Numeri.. Dove eravamo rimasti? Cinque anni fa, Mauro Contini si aggiudicò la contesa con il 60,55% dei voti (21280) contro Gigi Ruggeri 39,44% (13.863). Le dieci liste per il centrodestra portarono a casa 21.303 voti mente le sei del centrosinistra si fermarono a 11.108.
Prendendo in considerazione i dati relativi alle ultime tre tornate elettorali (Politiche 2013, Regionali e Europee 2014) si nota che il numero degli elettori che si sono recati alle urne è in calo. Se nel 2013, i votanti per le politiche sono stati 40.132 alla Camera e 36.658 per il Senato contro i 26.137 votanti per le regionali e i 23.237 per le Europee.
Tra i partiti, il Movimento 5 Stelle si è imposto alle Politiche con il 33,33% alla Camera (13.376 voti) e il 32,13% al Senato (11.843) e alle Europee con il 34,86% (8110 voti). Nello scorso maggio il Partito Democratico è andato sotto di 619 voti portando a casa il 32,24% (7491 voti). Alle regionali, i democratici hanno vinto la sfida contro Forza Italia 21,02% (5493) contro il 18,84% (4925) mentre nel 2013, i forzisti si erano imposti al secondo posto sia alla Camera 25,33% (10167) che al Senato (9948) con i dem al terzo posto 20,13% al Palazzo Madama (8079) e il 21,97% per i candidati a Montecitorio (8.097). I democratci guidati dal 27enne, Stefano Piras, sperano di invertire la tendenza.

Il non voto. Tanti candidati, tante liste, tanti modi diversi di vedere la terza città della Sardegna. Chi si candida alla carica di primo cittadino sa bene che la poltrona dell’ufficio al secondo piano del palazzo comunale scotta tantissimo e che per governare dovrà riuscire a prendere i voti anche dei delusi della politica, di quelli sono stanchi delle promesse e vorrebbero vedere qualcosa di positivo nel futuro. La città è rimasta sola tra degrado e il malaffare e ha bisogno di un risveglio culturale che in pochi sono in grado di dare. La lunga corsa verso il Palazzo Comunale in via Eligio Porcu è già iniziata.

cagliari globalist – Lercio, una risata per riflettere

da Cagliari Globalist – 22 dicembre 2014

Nel 2014 che sta per chiudersi, uno dei social fenomeni è quello di Lercio.it. Una pagina facebook con oltre 253mila utenti e un account twitter con 53400 followers per condividere e twittare notizie come “Manda whatsapp a Telethon per risparmiare sull’sms”, “Le Sentinelle in piedi si uniscono al movimento dei Forconi: nascono i Minchioni delle Rotonde” e “Ragazzo si accorge del nuovo taglio di capelli della fidanzata”, giusto per citarne alcuni.

Una satira che fa riflettere, che si prende gioco della realtà, dei siti internet e della informazione televisiva che spesso, piuttosto che informare, si fermano al pettegolezzo. Dopo il premio come miglior sito internet durante i “Macchianera awards”, sorpassando sitiweb come quelli di Repubblica e Il Fatto Quotidiano e come miglior battuta con “Giornalista di Studio Aperto non sa di essere in onda e dà una notizia di economia”, arriva il libro “Un anno di Lercio” che il collettivo di autori sta promuovendo in tutta Italia.

Nel pomeriggio di sabato, a Casa Xaxa a Quartu, grazie a una iniziativa della Libreria Mieleamaro, Alessandro Cappai e Albert Huliselan Canepa, due dei trentotto autori di Lercio, hanno presentato ai lettori e ai curiosi il volume che contiene articoli, ultime ore, nuovi articoli mai usciti sul web, sondaggi e l’oroscopo del 2015, tutti in chiave satirica. Con loro c’era anche il terzo autore sardo, Gianni Zoccheddu.
Ecco la loro intervista.

Come nasce l’idea di “Lercio”?
Alessandro: Lercio nasce da una idea di Michele Incollu che era intenzionato a fare una parodia Leggo.it. Poi il sito è diventato una parodia dell’informazione italiana. L’ideatore aveva proposto a noi autori di Acido Lattico di partecipare al progetto. L’idea ci è piaciuta tantissimo, abbiamo iniziato a collaborare ed è diventato un progetto di tutti.

Siete un collettivo di trentotto autori e molti di voi provengoo dai laboratori comici come quello di Daniele Luttazzi. Quanto sono stati importanti per la carriera?
Albert: Sono stati molti utili. Tutti avevamo delle inclinazioni verso il comico. Quella di Luttazzi è stata una “palestra” durata almeno due anni, un percorso in cui lui è sempre stato disponibile, ha risposto a tutte le nostre domande e ci ha aiutato ad affinare le arti della comicità e della satira anche dal punto di vista tecnico. Ci avvertiva quando certe battute erano da querela. Per noi è stato come un padre della satira.

Oltre Luttazzi, quali sono i vostri modelli comici?
Alesasandro: In America c’è The Onion , sito al quale ci ispiriamo. Tantissimi comici americani da Bill Hicks a George Carlin, Steven Wright. Sono veramente tanti.

Nel mondo di oggi, molte delle notizie firmate “Lercio” vengono prese per vere dagli utenti. Secondo voi, è colpa dell’informazione che si è ridotta alla battuta comica oppure è il pubblico che non capisce la differenza tra realtà e satira?
Albert: Le persone credono a quello che vogliono credere. Poi c’è un vizio di superficialità: la gente spesso si limita a leggere solo la base, solo il titolo e quindi si fa convincere da quello, non dall’articolo. Nei nostri post sul sito viene smontata la realtà. Quindi chi crede agli articoli di “Lercio” è perché si ferma alla superficie e rivela in essa stessa il malessere generale verso il giornalismo.
Alessandro: A me piace pensare che “Lercio” abbia avuto un effetto per il quale ora le persone si fidano meno delle notizie su internet e quando vedono una notizia assurda ora controllano mentre prima se una cosa era scritta su internet era vera, ora c’è più attenzione.

Che rapporto ha “Lercio” con il pubblico”?
Alessandro: Dalla redazione si occupano di vedere i vari commenti e la risposta degli utenti. Abbiamo sempre trovato un pubblico molto istruito e attento sulla satira.

Quali sono le categoria più colpite dal vostro sito?
Albert: Ognuno ha i suoi bersagli preferiti ma come “Lercio” non abbiamo nessuna categoria in particolare e nessuna linea editoriale: ognuno ha le sue idee poltiche e ognuno colpisce ciò che vuole colpire. Gli unici controlli che facciamo sui contenuti sono che la battuta non sia fascistoide, che non sia da querela.

Molti autori e comici vengono catalogati come volgari per l’uso della parolaccia. Qual è il vostro rapporto con il turpiloquio?
Albert. Assolutamente libero. La parolaccia fa parte della comicità. Toglierla diventa una forzatura. Ovviamente la parolaccia dev’essere un mezzo per far ridere non dev’essere il fine unico, deve racchiudere. Dev’essere un potenziale in più. Una battuta non deve far ridere solo perché c’è la parolaccia. Alessandro: Io rimango affascinato dalla comicità in cui non ci sono parolacce. Penso ai racconti di Woody Allen, non c’è una parola fuori posto e anche quelli erano parodia. A volte è una forzatura togliere la parolaccia quindi a volte è necessaria

Quali sono le notizie da “Lercio”?
Alessandro: Tutto quello che esce dalla colonnina destra dei siti online più importanti, Studio Aperto, TgCom.

-Che idea avete dei siti internet che cercano di copiare il vostro modo di fare satira?
Albert: Fanno propaganda negativa perché si mascherano per cercare di fare satira creano solo bufale, diffamano per ottenere più click. La satira ovviamente la può fare chiunque e Lercio non ha inventato un format e occupa uno spazio all’interno di quel mondo. In rete tanti fanno satira, come Spinoza, Feudalesimo e Libertà.

Spesso si dice che una notizia davvero finta è una notizia da Lercio. Ormai siete diventati un modello per la comicità sui social
Alessandro: A quanto pare siamo entrati nel linguaggio comune ed è successo veramente in fretta.

La notizia che vi è piaciuta di più
Albert e Alessandro: A noi piace moltissimo l’articolo scritto da Gianni Zoccheddu “Quel negro l’abbiamo visto prima noi: rissa tra Forza Nuova e Casa Pound, 88 feriti”

cagliari globalist – Giuliano Giuliani: tutta la verità su mio figlio Carlo

da Cagliari Globalist – 28 novembre 2014

Voci e immagini per raccontare quello che è accaduto quel 20 luglio 2001 a Genova in Piazza Alimonda. Da tredici anni, Giuliano Giuliani, il papà di Carlo Giuliani, gira l’Italia per raccontare la sua verità che, agli occhi di tutti coloro che ascoltano e seguono le sue parole, sembra incredibile. Giuliani è tornato in Sardegna, questa volta è arrivato a Quartu, negli spazi della Biblioteca Ragazzi, per presentare il suo libro “Non si archivia un omicidio”, ospite di una iniziativa organizzata da Manrico Casini. Giuliani inizia il suo racconto e grazie ai reperti arrivati dal Tribunale di Genova, fa ascoltare le telefonate dei carabinieri che parlano di “prigionieri”, di “massacro”, mostra video e immagini di poliziotti e carabinieri che in dieci se la prendono contro un manifestante. E poi, il racconto degli ultimi istanti di vita di suo figlio: le foto dell’agenzia Reuters viste e riviste in tredici anni di speciali tv scattate con un teleobiettivo che schiaccia e avvicina i soggetti in campo. Così, la distanza tra la camionetta e il muro è di otto metri e quella tra il mezzo dei carabinieri e Carlo Giuliani è di quattro metri. Poi i due colpi di pistola, il corpo senza vita e un’altra sequenza agghiacciante: un carabiniere che spacca un masso sulla testa del giovane a terra.
“Speriamo che muoiano tutti”, “Siamo uno a zero per noi”. “La guerra è uguale all’ordine pubblico”, parole pesanti che raccontano un’altra faccia della verità di quel venerdì a Genova, prima della macelleria messicana nella scuola Diaz.

Ecco l’intervista a Giuliano Giuliani e la sua verità

Perché scrivere un libro sull’archiviazione del caso di Carlo Giuliani?
“La prima ragione è scrivere un libro per affermare la verità rispetto a tutte le bugie che sono state raccontate da vari individui su quella vicenda: i magistrati che si sono occupati della vicenda, i quattro consulenti del pubblico ministero, gli alti ufficiali dei carabinieri e l’allora vice questore, Adriano Lauro, che si è occupato della vicenda in quanto responsabile di piazza per la polizia in quella giornata. Le bugie le ha raccontate la grande informazione che ha inondando di sciocchezze la mente delle persone pigre, alle quali si rivolge il libro, le persone oneste che ci sono in questo paese e che si sono fermate a quel racconto inventato e non hanno voluto andare a documentarsi.
La documentazione sui fatti c’è ed è diventata clamorosa per tutti dopo che la Cassazione e l’Appello hanno modificato tutta la vicenda sui fatti della macelleria messicana operata alla scuola Diaz che nel giudizio di alti responsabili delle forze dell’ordine e dalla informazione, una perquisizione legittima, idea andata avanti fino al 2010, anno nel quale è stata emessa la condanna in appello nei confronti dei massimi dirigenti della polizia, riconfermata dalla Cassazione dopo due anni con una pena l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Le condanne sono valide perché i dirigenti, che ora sono diventati ancora più alti di grado, hanno prodotto il degrado dell’Italia nel mondo. Gratteri, Luperi, Caldarozzi, Ciccivarra sono ancora cavalieri emeriti della Repubblica mentre Berlusconi, dopo la sua condanna in Cassazione, ha avuto almeno la dignità di rinunciare alla carica di Cavaliere del lavoro. Perché sono ancora cavalieri emeriti?
Su questi elementi, io vado in giro a dire di stare attenti perché se questi individui occupano posti così rilevanti all’interno delle istituzioni, dei corpi dello Stato, siamo messi male. Questo è un pericolo per la democrazia. Non commettiamo però l’errore di generalizzare: non parlo di magistratura ma di quei singoli magistrati che, secondo me, vanno condannati per un comportamento inadeguato nei confronti della carica che ricoprono. Così come ci sono poliziotti che fanno il loro lavoro onestamente.
Nei confronti dei carabinieri che sono stati responsabili della mattanze di Genova, dell’omicidio di Carlo e delle cose più turpi che fanno: quando Carlo è moribondo, un carabiniere gli spacca la testa con una pietrata per mettere in piedi quel disperato e squallido tentativo di depistaggio che ha visto protagonista il vicequestore Adriano Lauro che ha urlato “Bastardo quello l’hai ucciso tu con un sasso” al manifestante che gridava “Assassini”. Una vergogna. E di questi carabinieri, nemmeno uno è sotto processo. Tutte queste cose le dico facendo vedere le immagini e ascoltare le telefonate di quella giornata, gli ordini che arrivavano dalla sale operative. Tutto questo materiale me l’ha dato il Tribunale, non sono andato io a prendere le registrazioni che intervenivano tra i comandi.
Tutta questo ha un senso, oltre a dare dignità al gesto di Carlo, un gesto difensivo e non offensivo a quattro metri di distanza: uno che solleva un estintore dopo aver visto una pistola montata, caricata e impugnata e accompagnata dalle solite frasi “Bastardi comunisti, vi ammazzo tutti”, è uno che vuole ammazzare? Ma a chi vogliamo raccontare questa sciocchezza? Con molta rabbia e molta indignazione, spero di contribuire a dare il senso che qualcosa per rimettere questo paese sulle strade di una vera democrazia costituzionale bisogna fare perché questi sono pericoli reali”.

Cos’è cambiato in Italia da quel 22 luglio 2001?
“Diciamo cos’è peggiorato. Le cose sono proseguite: la strategia repressiva che il governo della destra di allora (Berlusconi era arrivato a Palazzo Chigi pochi mesi prima) decise in accordo con le forze dell’ordine dico sia intelligente. Quello che viene messo in atto a Genova è una repressione con il consenso ampio dell’opinione pubblica. Da allora le cose vanno avanti così. Qualcuno mi ricorda i fatti di Napoli (vertice Nato del 7 aprile dello stesso anno, ndr) e mi dice che la strategia è stata la stessa ma in quel caso non erano entrati in azione i black bloc: li c’è una carica della polizia ma dopo una provocazione da parte del corteo. A Genova compaiono guidati nella strade della città dai carabinieri e dalla polizia. Nella violenza urbana, le vetrine spaccate, i bancomat, l’incendio dell’automobile non c’è mai un intervento repressivo da parte di interi reparti attestati a cinquanta, centro metri da quello che succede”.

Perché non c’è stato nessun intervento?
“Perché la gente doveva esasperarsi. Questa è la strategia. Quando poliziotti e carabinieri iniziano a menare in modo selvaggio i veri manifestanti di quel movimento che si trovavano in Piazza Manin massacrano quelli della rete Lilliput, gli scout, le suore. Ora, dire che le suore sono anarchiche e insurrezionaliste è da deficienti. Nello stesso momento, un reparto di carabinieri attacca il corteo dei centri sociali che arriva dal Carlini, una manifestazione autorizzata. E’ stato un assalto a freddo e a dirlo è stata la Cassazione che ha assolto 15 dei 25 manifestanti sotto processo perché hanno fatto resistenza rispondendo alle cariche ingiustificate di un reparto dei carabinieri.
Quando le forze dell’ordine menano i manifestanti veri, i pacifisti non i black bloc la gente dice “era ora”. La televisione ci ha messo del suo perché durante i telegiornali, le botte venivano trasmesse dopo le vetrine rotte, le macchine incendiate, episodi successi tra le ore 11.40 e le 14.30. I carabinieri iniziano a menare gli altri manifestanti alle 15.00 e da li in poi non ci sarà nessun black bloc fermato. Il generale Giampaolo Ganzer ne aveva fermato dodici, se non li rilascia scoppia un caso diplomatico con l’Austria perché aveva arrestato dodici teatranti che facevano le loro recite vestiti di nero con corte, assi e li aveva presi per black bloc. Lo stesso generale, nonostante fosse il carabinieri di più alto grado a Genova, capo dei Ros (Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri), il 12 luglio del 2010 è stato condannato dal Tribunale di Milano a 14 anni e sei mesi per presunte irregolarità nelle operazioni antidroga sotto copertura. La Corte d’Appello, il 13 dicembre 2013, ha poi ridotto la pena a 4 anni e undici mesi.La cosa che ritengo scandalosa per questo paese è che dopo la condanna, seppure in primo grado, il generale Ganzer sia rimasto in servizio. Non posso paragonare lo scandalo che succede in questo paese con quello che accade in Germania dove una ministro, dopo aver confessato di aver copiato la tesi di dottorato si è dimessa ed è sparita dalla circolazione.
Gianni De Gennaro, il capo della Polizia nel 2001, è indicato come uno dei responsabili perché la Cassazione scrive che le sue continui pressioni su Gratteri, Luperi (assoluzione arrivata il 22 novembre 2011 ) e gli altri perché si recuperasse un po’ di credibilità nelle forze dell’ordine nella devastazione di quelle giornate e poi non viene condannato. Non solo. Dopo quella data, Amato lo chiama come capo di Gabinetto al Ministero degli Interno mentre Prodi lo aveva nominato Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania (nel 2008). Poi, Monti lo ha nominato sottosegretario di Stato con la delega alla sicurezza della Repubblica e Letta lo ha designato presidente di Finmeccanica, la principale industria pubblica. Continuo a chiedermi, ma quali sono le qualità di De Gennaro per fare il presidente di Finmeccanica?”

Da tredici anni, lei gira per l’Italia raccontando la verità su Carlo, com’è cambiata la sua vita?
“La mia vita è questa: tredici anni che cerco di documentarmi, di leggere, di seguire le storie di questi personaggi. Se non vado in giro io, chi si ricorda che Ganzer era il più alto in grado tra i carabinieri a Genova, che Giovanni Truglio colonnello in Piazza Alimonda e ora Generale di Brigata dei Carabinieri era nel 1994 a Mogadiscio, nella nave nello stesso momento in cui viene uccisa Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. E qualche cosa c’entra perché il maresciallo Francesco Aloi scomparso nel 2012 aveva dato alla Alpi la documentazione che Truglio, Cappello e altri erano al corrente delle violenze sessuali dei carabinieri sulle donne somale. Tutti questi sono presenti in Piazza Alimonda, ma tra il 1994 e il 2001 hanno partecipato alle operazioni in Bosnia, Albania e poi Afghanistan e Iraq, anche a Nassiriya. Dopo l’attentato al nostro contingente, ci fu una fotografia ancora più angosciante, pubblicata da L’Unità, di un ufficio di comando in cui sul muro diroccato c’era una bandiera tricolore con al centro la bandiera tricolore con il fascio littorio. L’allora senatore Longhi (Ds) propose una commissione parlamentare che naturalmente venne respinta. D’altra parte le commissioni parlamentari, quando rischiano di produrre qualche passo avanti sulla ricerca della verità vengono abolite come nel caso del G8”.

Qual è la risposta dei ragazzi quando negli incontri pubblici mostra le immagini e fa ascoltare gli audio sulla vicenda di Carlo?
“Rispondono molto bene con la voglia di sapere e di conoscere. Uno che mi sente parlare così, può dire, “il papà di Carlo è fuori di testa, cosa volete che dica”. No, io commento solamente fotografie, filmati o le telefonate dei comandi di alti ufficiali che raccontano delle azioni di guerriglia ma non in zona rossa, in zona gialla, in Piazza Paolo Da Novi, dove cominciano le avventure dei black bloc. Li, cento poliziotti e cento carabinieri non intervengono. Quella era la piazza tematica dei Cobas che dopo un po’ arrivano, portano le bandiere. Non escluso che il rosso abbia irritato i carabinieri e così abbiamo attaccato i Cobas, non i black bloc”

I fatti si chiudono il 5 maggio 2003 quando il Gip, Elena Daloiso, decide per l’archiviazione delle indagini dopo che il 2 dicembre 2002 il pubblico ministero Silvio Franz aveva avanzato la richiesta d’archiviazione per Mario Placanica, ausiliario al sesto mese di servizio che ha sparato in Piazza Alimonda e Filippo Cavataio, alla guida del defender dei carabinieri.
Per Placanica, l’archiviazione arriva per legittima difesa e per uso legittimo delle armi in manifestazione. Secondo quando riporta il sito piazzacarlogiuliani.org, sono state archiaviate le circostanze che portano agli scontri di Piazza Alimonda, la reale distanza tra Giuliani e il defender; la presenza degli ufficiali d’élite dei carabinieri a pochi metri del del mezzo; le stranezze balistiche fatte a Fidenza; il primo depistaggio della polizia e la ferita sulla fronte di Carlo.

Finito il racconto di quelle giornate, nella testa di chi ha seguito tutta la vicenda dalla immagini dei tg restano alcune domande: che ci facevano tutti quei manifestanti li, in quel punto della città? Perché hanno assaltato quel Defender? Ognuno risponda con la sua verità.

Da tredici anni, il caso di Carlo Giuliani divide l’Italia tra chi pensa che il giovane sia un assassino e chi crede che sia stato ucciso da un carabiniere. Riaprire il processo, mettendo mano ai documenti del Tribunale sarebbe l’atto migliore che un paese civile e democratico possa fare.

cagliari globalist – Un anno dal ciclone Cleopatra, la Sardegna non dimentica

da Cagliari Globalist – martedì 18 novembre 2014

Un anno dal ciclone Cleopatra, quello dei danni, dei morti. Quello che ha fatto capire, ancora una volta, quanto siamo fragili. Un’isola ferita che è riuscita come sempre a rialzarsi anche se l’emergenza non è finita e all’appello mancano oltre 474 milioni di euro in attesa del 200 milioni promessi dal Governo. Le immagini che i media hanno trasmesso dalla nostra Sardegna ci hanno raccontato una terra che ha sofferto, che ha pagato a caro prezzo le scelte dei costruttori, di chi ha fatto si che si edificasse dove non si poteva. Immagini simili a quelle che vediamo in quasi tutta Italia: strade allagate, palestre che diventano centri di prima accoglienza, Protezione Civile e Vigili del Fuoco al lavoro notte e giorno, cittadini che si rimboccano le maniche e lavorano per ridare alla loro casa e alla loro città un’idea di normalità. C’è chi li chiama “angeli del fango” come quelli di Firenze del 1966 ma molti di loro in tv non vorrebbero comparire, non cercano la popolarità né il protagonismo, hanno solo voglia di mettersi al servizio dei loro concittadini.

La Regione Il presidente Francesco Pigliaru e gli assessori regionali all’Ambiente e ai Lavori Pubblici, Donaetta Spano e Paolo Maninchedda durante la presentazione dei lavori della Giunta in tema di protezione civile, hanno ricordato che il lavoro della Regione viaggerà su tre strade: efficacia del sistema di allarme; piccoli interventi sul territorio – vedi pulizia dell’alveo dei fiumi – e grandi modifiche che porteranno a una trasformazione profonda di quanto già è presente nell’isola accelerando un processo bloccato a lungo. Dopo aver ricordando lo sblocco degli appalti per Villagrande (14 milioni per l’alluvione del 2004) e Capoterra (2008), si è passati alle cifre per l’alluvione 2013: i danni sono stimati per 659,2 milioni ma le risorse disponibili al momento sono soltanto 185 milioni che arrivano da risorse regionali (52 mln), Anas (50,8 mln), fondo comunitario per l’agricoltura-Feasr (40 milioni), 20 milioni di fondi statali da cui sono stati detratti i costi dei soccorsi, dal fondo di solidarietà dell’Unione Europea (16,3 milioni), accordo di programma Regione-Ministero dell’Ambiente (5,9 milioni). All’appello mancano ancora 474,2 milioni di euro e i 200 milioni di euro promessi dal Governo centrale non bastano. Pigliaru chiede l’intervento dello Stato per affrontare l’emergenza e per capire se la Sardegna è stata trattata al pari di altre regioni.

La ricostruzione Promesse, promesse, promesse. L’acqua non ha cancellato il male comune italiano delle mille promesse fatte alle popolazioni per una pronta ricostruzione. Dove è passato Cleopatra si è ricostruito grazie all’opera dei cittadini, degli enti come l’Anas che ha rimesso in piedi le strade – non tutte ma almeno i progetti ci sono. Eventi come “Sardegna chi_ama” hanno permesso la ricostruzione dell’anfiteatro comunale di Torpé e di progetti come quello collettivo di #18Undici, idea di comitato di giornalisti e videoreporter che hanno raccontato quello che accadeva sul luoghi della tragedia. Non sono mancati i contributi dell’Italia solidale, delle province come Bolzano (550 mila euro che andranno nel fondo speciale per le emergenze regionali). A Olbia, lo scorso aprile, è stato presentato il progetto per la ricostruzione della scuola “Maria Rocca”, plesso che ospitava alunni della scuole materne ed elementari e che tra i finanziatori ha visto la Fondazione Banco di Sardegna, i gruppi editoriali di La Nuova Sardegna e il Corriere della Sera e l’Ordine degli Architetti.

Indagare I giudici e in seconda battuta gli organi di informazione dovrebbero indagare su quello che è successo, sul perché è stato costruito li dove non si poteva e dove l’acqua sarebbe tornata a riprendersi tutto, sul perché coprire un fiume con una colata di cemento come è accaduto a Uras, su chi ha dato il via libera per abitare negli scantinati. Lo dovrebbero fare per il rispetto delle vittime del ciclone, di quelle di Capoterra e di tutti quelli che hanno perso tutto e oggi, dopo 365 giorni, aspettano ciò che gli spetta. Lo scorso 8 maggio, la Procura di Tempio Pausania ha notificato 13 avvisi di conclusione di indagine ai vertici della Protezione Civile, all’ex presidente della Regione, Ugo Cappellacci e al sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli. Gli indagati dovranno rispondere dell’omicidio colposo per le morte di dieci persone in Gallura, per disastro colposo e per non aver informato la popolazione di Olbia e Arzachena del pericolo dell’alluvione.
In pochi sapevano quello che stava per accadere e nell’era della web non basta un fax per comunicare il rischio di un ciclone in arrivo. Tornando indietro di un anno, le comunicazioni su aiuti, zone e mezzi di soccorso sono passate in rete grazie allhashtag #allertameteoSAR proposto da @insopportabile, un modo ordinato per recuperare le informazioni generali e per sentirsi utili anche come volontari digitali. Un modo per fare ordine nelle tante notizie e nella concitazione del momento.

cagliari globalist – Auguri Gigi Riva, simbolo e mito di un’isola

da Cagliari Globalist – 6 novembre 2014

164 gol in campionato con la maglia del Cagliari, 35 con l’azzurro della nazionale. Tre volte primo nella classifica cannonieri. Un secondo e un terzo posto nella classifica del Pallone d’Oro. Primo giocatore dei rossoblu a indossare la maglia della nazionale. Nessuno come lui. Nessuno come Gigi Riva. Venerdì 7 novembre, “Il Mito” compie 70 anni.

Riva è uno dei quei giocatori che sta al calcio come la Settimana Enigmistica sta ai periodici di cruciverba: entrambi vantano innumerevoli tentativi di imitazione. Ogni volta che nel calcio di oggi, senza bandiere ne colori, salta fuori un numero 11 forte e possente che calcia di sinistro si parla subito di un nuovo “Gigi Riva”. Gli amanti del calcio e i tifosi del Cagliari sanno bene che nessuno sarà come lui. La festa sarà grande, gli arriveranno (o forse sono già arrivati) gli auguri del mondo di tutto il mondo del calcio e se avesse un contatto con i social network si renderebbe conto dell’amore che i tifosi hanno ancora per lui, che da giorni pubblicano le sue foto e i suoi video, anche se sono passati quarantaquattro anni dallo scudetto, anche se i campioni di quel Cagliari sono stati allontanati dallo stadio per venti anni.

La città Cagliari l’ha adottato nel 1963 e lui ha ricambiato l’affetto della piazza non lasciando mai l’isola. Eppure lui in Sardegna non ci voleva venire. Come racconta in una intervista ad Alberto Cerruti della Gazzetta dello Sport, appena vide le luci del golfo di Cagliari si lasciò scappare un “Quella è l’Africa”, poi, come se non bastasse, vide l’Amsicora senza un filo d’erba. L’argentino Longo lo prese sotto la sua protezione e da li la sua storia isolana iniziò.
Nell’eterno ringraziamento per il miracolo del 1970, la città l’ha sempre difeso anche quando gli affari non andavano bene. Nel 2005, l’ex sindaco Emilio Floris gli ha consegnato la cittadinanza onoraria. Nell’epoca dei social e delle condivisioni, basterebbe una foto che mostra una persona in difficoltà per creare un caso. Il cagliaritano non lo farebbe mai e riserverebbe ai colpevoli dello scempio critiche e rabbia perché “Il Mito” non si tocca.

Le squadre Dopo una stagione nel Legnano, l’uomo arrivato da Leggiuno, ha giocato con due maglie: quella rossoblu e quella azzurra della nazionale, croce e delizia per i due infortuni che hanno compromesso la sua carriera ma che gli ha regalato il successo europeo nel 1968 e dopo due anni, con gli stessi compagni di squadra e con il blocco-Cagliari, il secondo posto nel mondiale del 1970 con un gol nella partita del secolo Italia-Germania 4-3.
Con la maglia del Cagliari, Riva ha passato tredici anni da calciatore. Anni storici. Prima con il mister Silvestri per la prima storica promozione in serie A. Poi arrivò Manlio Scopigno. Lui e suoi i ragazzi hanno fatto crescere il fenomeno Cagliari, lo hanno fatto diventare un mito collettivo per la Sardegna e per tutti i sardi che stavano nella penisola e appena arrivava la loro squadra del cuore partivano alla volta degli stadi di turno. Il 12 aprile 1970 si compie il miracolo sportivo e il Cagliari diventa campione d’Italia in uno stadio Amsicora stracolmo. Nella stagione successiva, i rossoblu giocano per la prima volta una coppa europea e lo fanno al Sant’Elia Il sogno dura poco ma Riva riesce a segnare 3 gol in tre partite. Nel 1976, dopo un contrastro con il milanista Bet, “Il Mito” subisce un grave strappo muscolare e per lui, dopo il breve tentativo di rientro nella rosa nella stagione successiva le luci del campo si spengono.
Finito il gioco in calzoncini corti arriva il momento dei giovani, della sua scuola calcio. Torna alla presidenza del Cagliari nella stagione 1986-87. Piccola esperienza finita presto. Nel suo continuo alternarsi tra azzurro e rossoblu, dal 1990 al 2013 è dirigente accompagnatore della nazionale diventando il “padre” di tutti gli azzurri. Ha parlato con loro, ha mediato, ha detto la sua senza mai alzare la voce davanti ai microfoni. Signore anche dietro una scrivania.

Numero 11 Martedì 9 febbraio 2005, nel giorno del ritorno dalla nazionale italiana a Cagliari dopo un esilio durato tredici anni, “Il Mito” torna in campo allo stadio Sant’Elia e insieme ai suoi compagni storici del 1970 ritira la maglia numero 11. Qualcuno polemizzò sullo stile della casacca: forse sarebbe stato meglio consegnarli una maglia retrò, una di quelle in lana, pesanti ma pur sempre degli anni settanta. La maglia numero 11 non sarà indossata da nessun altro giocatore. L’ultimo calciatore ad averla addosso fu Rocco Sabato. Tutt’altro calcio.

Santo protettore Ognuno ha il suo santo protettore. Alla fine degli anni sessanta, si racconta che molte ragazzine dormissero con l’icona di Gigi Riva accanto al loro letto. Ora, molti tifosi rossoblu, dentro il portafoglio, accanto ai loro cari tengono una figurina di Rombo di tuono. Figurine trovate in qualche giornale in cui l’ala sinistra indossa la maglia della nazionale. Non si sa che effetti abbia il santino di Riva nella vita di tutti i giorni ma sta di fatto che quella figurina sta li e non si sposta. Passano i portafogli ma la figurina resta.

Leggenda del calcio, simbolo di uno scudetto e di un nuovo periodo per l’isola, “Il Mito” arriva a quota 70 anni e festeggerà come sempre, in maniera riservata, frequentando gli stessi posti insieme ai suoi cari. I tifosi che lo incontreranno gli faranno gli auguri e qualcuno si fermerà per chiedere una foto o un autografo. Tra loro ci sarà chi non lo farà per rispetto del “Mito” e di una possibile delusione. Alcuni vogliono tenersi per se il ricordo di una figurina, di un video in bianco e nero di quel numero 11 che ha corso per i campi di tutta Italia e che con il suo “Rombo di tuono” ha fatto soffiire gli avversari, perché ricevere uno no dal “Mito” sarebbe come farlo crollare.

Riva è l’icona di una generazione. E’ una bella storia di sport che si tramanda di padre in figlio. I padri raccontano che lui ha rifiutato i milioni offerti dalla Juventus di Agnelli per stare qui. Nel calcio di oggi dove tra scontri, risse, polemiche arbitrali non si gioca più e nella Sardegna da cui si fugge, “Rombo di tuono” è il simbolo di un’isola e di un calcio che vuole restare qui.
Buon compleanno Gigi Riva.

cagliari globalist – Il solito scherzo all’italiana

da Cagliari Globalist – 10 ottobre 2014

“Ora ti gonfiamo come una palla” così, nel pomeriggio di martedì nel quartiere Pianura a Napoli, tre ventiquattrenni hanno deciso di infilare una pistola ad aria compressa nel corpo di un quattordicenne che ora, dopo due giorni di lotta tra la vita e la morte è fuori pericolo. I colpevoli sono tre: uno è stato arrestato per tentato omicidio, gli altri due sono stati indagati. “Era solo uno scherzo” ha detto la mamma del fermato. Uno scherzo che al povero ragazzo è costato una operazione lunga sette ore e l’asportazione del colon.

“Era tutto uno scherzo”. Per i genitori, la famiglia, gli amici del quattordicenne colpito è violenza allo stato puro. Lo afferma anche il Garante per l’Infanzia e il comune di Napoli che chiedere severità massima per i responsabili delle barbarie. “E’ tutto uno scherzo, non c’è stata malizia”, dicono gli amici dell’arrestato “Non si è reso conto di quello che stava facendo. Ha fatto una enorme stupidaggine”. Aggiungono nel racconto pubblicato da Repubblica.it, “E’ giusto che tutti quelli che hanno preso parte a questa bravata paghino ma che paghino il giusto” Per loro non è tentato omicidio ma sono tutti bravi ragazi che si prendevano in giro tra loro. “Non hanno capito che il compressore, con quella potenza, avrebbe fatto danni”. Era tutto un gioco, così bello da essere ripreso con il cellulare di uno dei due ragazzi denunciati.

Giusticazioni. Dopo aver raccontato i fatti accaduti martedì pomeriggio analizziamo le frasi e le giusticazioni date da madre, parenti e amici del fermato. “Non c’è stata malizia”, perché non c’è nessuna malizia a giocare con una pistola ad aria compressa, puntarla ed utilizzarla su un ragazzo. “Sono bravi ragazzi”, tipica frase sentita in qualsiasi programma che parla di omicidi. Il vicino di casa, quello che ha ucciso tre persone, è sempre un bravo ragazzo. “Devono pagare tutti” quasi come se si volessero scaricare le colpe sugli altri due che non hanno fermato l’aggressore, e sul proprietario dell’autolavaggio che ha cercato di giusticare l’accaduto stando accanto alla famiglia del quattordicenne.

Emulazione e obesità . C’è un altro grave problema che non va sottovalutato. Nell’era dei social, dei programmi tv che ad ogni ora ci raccontano drammi e omicidi efferati, c’è il rischio che qualche ragazzo copia il gesto del ventiquattrenne soltanto per finire sulle prime pagine dei giornali o guadagnarsi il rispetto degli amici su internet e l’ammirazione di qualche folle in rete. Chi racconta i fatti, sia una redazione tv o un sito internet deve raccontare quello che sta succedendo, senza caricare gli animi, portare alla violenza. Il nosto paese, già nervoso e arrabbiato, non ha bisogno di altra rabbia. In questo caso, a subire la violenza è stato un ragazzo obeso. Quante volte, tanti ragazzi come lui, hanno subito battute e risate sulla loro forma fisica? L’età dell’essere e dell’apparire ci porta a modelli che mettono da parte tutti quelli che sono diversi dall’immagine stereotipata. Questo succede soprattutto tra i ragazzi di oggi che tra una foto e un “Mi piace” su facebook sono pronti all’offesa verso chi non è come loro.

Certezza della pena. Il nostro è un paese in cui si giustifica tutto anche i peggiori reati, gli omicidi, le violenze sessuali, i femmicidi, le aggressioni ai ragazzi omosessuali. Tutto l’ingiustificabile trova sempre una parola buona da parte di qualcuno ed è sempre e soltanto uno scherzo. No, ora basta. Chi ha sbagliato deve pagare senza se e senza ma. Nel nostro paese non va modificata la giustizia per far comodo a questo o a quel partito, va data la certezza della pena.

Il ragazzo che è stato arrestato ha un figlio di due anni. Con quale coraggio riuscirà a guardare il suo bambino. Troverà delle scuse anche per lui quando tra qualche anno troverà altre notizie su suo padre?
Ora, immaginate la scena e mettetevi nei panni di quel quattordicenne. Non troverete nessuna giustificazione.

cagliari globalist – Non lasciatevi rubare la speranza, un anno dalla visita di Papa Francesco

da Cagliari Globalist – 22 settembre 2015

Coraggio e speranza. Sono queste le parole chiave della visita cagliaritana di Papa Francesco. E’ passato un anno da quel 22 settembre 2013, giorno in cui la città di Cagliari e la Sardegna intera hanno accolto il Pontefice. Una giornata intensa iniziata con il primo appuntamento nel Largo Carlo Felice per l’incontro con i lavoratori, poi nel Sagrato della Basilica di Nostra Signora di Bonaria per la Santa Messa. Poi il pranzo con i vescovi sardi nel Pontificio Seminario Regionale di Cagliari. L’incontro con i poveri e i detenuti in Cattedrale, con il mondo della cultura nell’Aula Magna della Facoltà Teologica. Chiusura con l’incontro con i giovani, ancora nel Largo Carlo Felice prima del ritorno in Vaticano.

Secondo le stime della Questura sono stati quattrocentomila i fedeli sardi che hanno affollato le strade e le piazza del capoluogo. Imponente anche la macchina organizzativa con 1700 volontari tra soccorritori, operatori tecnici, assistenti, coordinatori; 500 coristi tra Santa Messa ed evento giovani; 600 operatori della stampa accreditati tra giornalisti, fotoreporter, fotografi e tecnici che hanno raccontato la giornata cagliaritana, segno dell’interesse per la visita anche da parte dei media nazionali e internazionali.

La visita era stata anticipata dalle polemiche riguardo la città blindata per motivi di ordine pubblico anche se gli unici veri disagi sono stati registrati nelle ultime ore della giornata con i ritardi dei treni che avrebbero riportato a casa i pellegrini.

A un anno esatto dalla visita del Santo Padre, ecco il nostro speciale con i commenti e le parole del Papa pronunciate nei suoi discorsi cagliaritani. Ai lavoratori, ha ricordato che Dio ha voluto che al centro non ci sia un idolo, ma un uomo e una donna e che quell’idolo si chiama denaro. Ai giovani, ha detto di non lasciarsi rubare la speranza. “Un giovane senza gioia e speranza è preoccupante, non è un giovane”.

cagliari globalist – Ricomincio da tre, bentornato campionato

da Cagliari Globalist – 31 agosto 2014

Ricomincio da tre. Se nel film di Massimo Troisi, il protagonista ricomincia dalle tre cose che sono riuscite bene nella sua vita, la serie A 2014/2015 riparte dalle tre cose peggiori che son capitate tra il finire della scorsa e l’estate calcistica e da tre buoni propositi per il nuovo anno.

Da dimenticare Il surreale pre-partita della finale di Coppa Italia; il fallimento degli azzurri al mondiale brasiliano e le polemiche per l’elezione di Carlo Tavecchio alla guida della Federcalcio.

Non possiamo dimenticarci la guerriglia urbana, gli spari e i trenta minuti che hanno preceduto l’inizio di Fiorentina-Napoli all’interno dello stadio Olimpico con il capitano dei partenopei che ha mediato con gli ultrà, capitanati da Genny ‘a carogna, e la polizia per far si che la partita iniziasse. Tanto rumore e poi l’esultanza come se non fosse successo nulla. Tanti sono i colpevoli in quella vicenda e non solo il tifoso della Roma che ha sparato a Ciro Esposito, morto dopo mesi di agonia. Un altro esempio del calcio che non vogliamo.
Vorremmo cancellare anche la triste esperienza al mondiale brasiliano. Gli almanacchi parleranno di una nazionale uscita con tre punti in tasca e non si ricorderanno del morso di Suarez a Chiellini, alibi per nascondere un mondiale pessimo, giocato male con giocatori senza piglio. Prandelli non poteva fare nulla. Ora la nazionale è ripartita da Antonio Conte che come primo atto ha convocato tanti giovani di belle speranze. Di Balotelli che se ne sta nella nuova casa dorata di Liverpool ora non ci interessa più. Il numero 45 serve solo a fare spettacolo fuori dal campo mentre il rettangolo verde ha bisogno di nuovi eroi.
Una delle frasi che vorremmo cancellare è quella di Carlo Tavecchio pronunciata qualche settimana prima della sua elezione alla guida della Federcalcio: “Le questioni di accoglienza sono un conto, quelle del gioco un altro. L’Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare, noi invece diciamo che Opti Poba è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così”. . Speriamo che il nuovo presidente non si lasci andare ad affermazioni o battute troppo infelici per essere vere.

Buoni propositi Ritorniamo al buon Gaetano e alle tre belle da cui ripartire: l’anno zero del Cagliari targato Giulini e Zeman; i nuovi giovani; il nuovo campionato

Per il Cagliari è l’anno zero dell’era Giulini. Il nuovo numero uno dei rossoblu, arrivato dopo ventitré anni di presidenza Cellino ha chiamato il tecnico più “rumoroso” presente sulla piazza: Zdenek Zeman. Grazie al boemo, la squadra è tornata sulle prime pagine del giornali. Dodici i nuovi volti (Colombi, Cragno, Balzano, Benedetti, Capuano, Ceppitelli, Capello, Crisetig, Caio Rangel, Donsah, Farias, Longo) e poi i punti saldi: Conti, Cossu, Pisano, Murru e Sau. Sul Cagliari ci sono tante aspettative. Tanti tifosi e “opinionisti” sono già pronti con le critiche per la prima prestazione negativa salvo poi esaltare il 4-3-3 del boemo.
La speranza del calcio italiano (e di Conte) sono i giovani che si apprestano a giocare la nuova serie A. Detto della “linea verde” del Cagliari, occhio a Belotti, Bernardeschi, Verdi, attaccanti di Palermo, Fiorentina ed Empoli. Poi Berardi (Sassuolo), Baselli (Atalanta), Cristante e Saponara (Milan) e Zaza, fresco di convocazione in nazionale. Da loro deve ripartire il nostro calcio.
La terza cosa da cui ripartire è il nostro campionato sempre più strano, ricco di personaggi pittoreschi – la new entry è il presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, di giocatori arrivati in Italia dopo una lunga esperienza internazionale come Evra, Vidic, Torres, Keita. Gli appassionati sperano che non siano arrivati qui per svernare a fine carriera ma che possano mettere la loro esperienza a servizio della loro squadra del cuore. Per non farci mancare nulla, ci siamo fatti scappare l’ultimo capocannoniere della A, Ciro Immobile e non è detto che l’ultimo giorno di mercato non ci regali qualche sorpresa negativa.

Il campionato ricomincia anche per noi di Cagliari Globalist. La nostra Laura Puddu è pronta per raccontarci cosa succede nel mondo Cagliari. L’abbiamo fatto dal nostro primo giorno di vita informativa (1 febbraio 2013, Roma-Cagliari) e lo faremo anche oggi mentre siamo immersi nella acque tormentate della crisi.

Siamo pronti per ripartire. Buon campionato a tutti.

cagliari globalist – Social serie A: Cagliari nella top ten

da Cagliari Globalist – 24 agosto 2014

Sui social network, le squadre di Serie A sono già schierate sulla griglia di partenza. Su facebook, il Cagliari parte in quinta fila con il Palermo dopo una lotta all’ultimo like. Su Twitter, via dal diciassettesimo posto mentre su Instagram parte dalla quarta fila tra la lontanissima Fiorentina e l’Atalanta. Il Milan parte dalla pole position.

Le tre social classifiche parlano di un dominio della cinque grandi: Milan, Juventus, Inter, Roma, Napoli, prime in tutte e tre le classifiche, poi la Fiorentina, sesto posto consolidato. Come nel campionato di calcio, dietro le si piazzano le squadre che puntano ad un posto in Uefa: Lazio, Sampdoria, Torino, Verona, Genoa e Cagliari, Palermo e Udinese. Ultime posti per Atalanta, Chievo, Sassuolo e Parma. A chiudere le classifiche le neo promosse Empoli e Cesena.

A una settimana dal calcio d’inizio del massimo campionato italiano ecco i numeri dei social per le venti squadre di Serie A.
Facebook. Il Milan comanda la speciale classifica con 22.396.786 like. Secondo posto per la Juventus sotto di otto milioni di utenti (13.518.689). A seguire, il terzetto composto da Inter (4.097.501 fan), Roma (3.707.131) e Napoli (3.022.710). Dietro di loro il primo grande vuoto con la Fiorentina che segue a 723.726 fans. Poi Lazio (366.489) e il terzetto dei centottantamila: Torino (186.514) e testa a testa tra Palermo (183.767) e Cagliari, decimo con 183.543 like.
All’undicesimo posto segue il Verona (179.661) che distanzia di trentamila utenti Udinese (143.055), il Genoa (141.909) che vince lo speciale derby contro la Sampdoria (139.540). Quindicesima piazza per il Parma (122.190). In piena lotta salvezza, Sassuolo (109.909), Atalanta (87.634). Chiudono Chievo (56.227) e Cesena (21.023).
Ultimo posto per l’Empoli con 3.152 fan per una via di una pagina nata da poco tempo. All’interno delle pagine, i contenuti provenienti dai siti internet. Buona l’interazione con i tifosi.

Twitter. Anche sul social tanto amato dai calciatori vince il Milan con i suoi 2.160.000 follower. Secondo posto per la Juventus con 1.370.000 seguaci. Sul sito di microblogging, le sei sorelle si distaccano parecchio. La terzo posto c’è ancora l’Inter (624.000), poi Roma e Napoli che stanno a quota quattrocentomila (rispettivamente 487.000 e 411.000). Lontanissime le altre squadre tutte sotto i 200mila follower: Fiorentina (186.000); Lazio (172.000).
Ottavo posto per il Genoa (121.000) che precede ancora una volta la Sampdoria (116.000). Testa a testa tra Palermo (112.000), Verona (110.000) e Udinese (109.000) e Parma (108.000). Due squadre appena sopra i 90mila, Atalanta e Chievo, rispettivamente 98.100 e 92.600. Sedicesimo posto per il Torino (73.200). Cagliari sotto i cinquantamila (49.800) prima del Sassuolo (42.000).
Anche in questo caso chiudono Cesena (8.933) e Empoli lontanissimo da tutti a quota 490. Gli account della squadre seguono e ritwittano i post dei loro calciatori.

Instagram. Rossoneri primi anche nel social dedicato alle fotografie con 460.239 seguaci. Nel social più “giovane”, la Juventus è dietro di soli novemila instagrammer (451.292). L’Inter consolida il suo terzo posto con 124.000 seguaci, sotto di trecentomila rispetto al duo di testa ma avanti di quarantamila rispetto al Napoli (82.639), “foto-a-foto” con la Roma (80.162). Lontana la Fiorentina con 21.900 utenti.
Sesto posto per il Cagliari con 9.478 seguaci e vicina a quota diecimila. Dietro al profilo ufficiale dei rossoblu, Atalanta (6.079), un testa a testa tra Parma (5.943) e Palermo (5.389) con il Sassuolo, Lazio e Chievo in crescita (5.306 per i neroverdi, 5.159 e 5.091 per laziali e gialloblu). Quota quattromila per Torino (4.880) e Udinese (4.525). Tremila utenti per Verona (3.755) e Cesena (3.081).
Chiudono la classifica tre squadre sotto il migliaio di utenti: Genoa (796), Empoli (417) e Sampdoria, unica squadra senza un profilo ufficiale ma che conta 384 nell’account dei fan. Tra i contenuti più postati, le foto in arrivo dai ritiri delle squadre di A e le prime immagini delle gare ufficiali.

Lega Serie A. Buoni numeri anche per le pagine ufficiali della Serie A. Con i suoi 2.490.246 like su Facebook e i 266.142 follower classificherebbero la ventunesima squadra al settimo posto tra Napoli e Fiorentina. Settimo posto anche su Instagram: 59.188 per piazzarsi tra Roma e i viola.

Ultimo dato: quasi tutte le squadre di serie A hanno un loro canale YouTube. Alle ore 18 di sabato si parte con Chievo-Juventus. Il campionato sarà, anche quest’anno, una lotta all’ultimo click.

cagliari globalist – Social necrologi: la morte ai tempi di facebook

da Cagliari Globalist – 14 agosto 2014

La morte dei personaggi famosi scatena gli utenti dei social network. Facebook, twitter, instagram sono un necrologio virtuale continuo tra post, foto, video in ricordo dell’attore/calciatore/politico/personaggio tv scomparso. La morte di Robin Williams ne è una piena dimostrazione. Da qualche anno è cambiato il nostro modo di conoscere la morte dei “vip”: se prima era doverosa una controllata sui siti dei quotidiani o dei giornali specializzati, ora ci si fida dei social network Basta collegarsi alle tre del mattino per sapere che è morto “uno famoso”. E’ in quel momento che si scatena nell’utente il ricordo, l’emozione da raccontare agli altri utenti che hanno già postato qualcosa in una eterna lotta contro il tempo: vince chi per primo parla della tragica notizia. Ovviamente c’è chi anche esprime la sua contrarietà, come racconta ZeroCalcare nella sua vignetta “Quando muore uno famoso” e viene attaccato gli altri utenti. La sua colpa è quella di non capire il dolore degli altri. Quando leggiamo frasi del tipo “Non c’è proprio nulla da scherzare, oggi è un giorno triste”, siamo sicuri che la persona che sta dall’altra parte del computer o dello smartphone starà tutto il giorno a piangere per la scomparsa del suo mito?
Ovviamente no.

Mentre nel caso della morte di un parente, di un amico, ci si rivolge ad una agenzia funebre per il “costoso necrologio” sul web basta un post. Niente di più semplice e gratuito. Ecco una lista delle categorie delle “morti famose” e alcuni dei post che avremmo voluto scrivere su facebook:

Attori. Post, video, foto con citazioni dell’attore scomparso. La produzione di questi file può essere degli utenti oppure dei siti internet/pagine facebook che incassano visualizzazioni. Tante le frasi tipo: “Sei stato l’attore della mia infanzia” peccato che l’attore scomparso abbia 70 anni e l’utente che scrive ne ha 15. Le generazioni ’80-’90 si sentono sempre particolarmente coinvolte. Fonte delle citazioni è l’immancabile wikiquote.

Scrittori. Quando muore uno scrittore, la prima cosa che fanno gli utenti è quella di digitare il nome dello scomparso su Google, trovare una pagina con le sue frasi, leggere quella che più colpisce e scriverla su facebook. Tutto ovviamente senza mai aver letto una sola pagina di un libro dello scrittore scomparso. Spesso si spera che uno dei tanti autori di libri per adolescenti muoia il più tardi possibile: il rischio di leggere frasi sconnesse è molto alto.

Politici. Di solito, al nome dello scomparso segue la parola “ladro”. Anche se non si conosce la sua attività parlamentare. Per la massa, se si tratta di un politico parliamo di uno che ruba e truffa. Non c’è via di scampo.

Politici anziani Si lascia la definizione di “ladro” per far posto al classico “Finalmente non pagheremo più una pensione di anzianità”. Questa espressione viene utilizzata soprattutto in caso di senatori a vita. Va bene la spending review però così mi sembra eccessivo.

Calciatori della propria squadra. Sono sempre miti e leggende. Anche il portiere che ha giocato dieci minuti negli anni ’60. “Lo vogliamo ricordare così”.

Calciatori della squadra avversaria. Al nome dello scomparso segue la parola “doveva morire” e poi “(squadra) seguita da “ti odio”. Il rispetto prima di tutto.

Sportivi famosi. Si ricordano le prodezze fatte sulle piste di Formula Uno oppure le scalate sulle montagne. Molto spesso gli utenti non conoscono di chi si parla.

Sportivi che praticavano sport poco conosciuti Non se li ricorda nessuno e se solo un utente prova a fare l’esperto, il web lo condanna “Non lo conoscevi nemmeno tu”, frase scritta da quello che non ha mai visto sport in vita sua.

Cantanti. Video musicali e citazioni delle sue migliori canzoni. I fan si ricorderanno del concerto visto vent’anni prima scrivendo “all’epoca non lo conosceva nessuno”. Gli altri scriveranno che avrebbero voluto vedere un suo concerto. Nel momento in cui si scopre la morte di un cantante neomelodico scatta il panico: tutti hanno paura di dover sentire una intera giornata di neve che cadrà, sole, mare, amore.

Personaggi della tv. Video dei programmi che hanno reso famoso il conduttore/presentatore. Qualcuno si ricorda degli esordi, altri scriveranno che gli è sempre stato antipatico ma, in questo modo, scateneranno una lite sui social che farà aumentare le visualizzazioni e farà salire il post sulla home di facebook. Non proprio il modo esatto per non dare risalto al fatto.

I grandi omicidi. Questa è una categoria per veri esperti. Si parte dalle ragazzine tra gli 11 e i 16 anni trucidate in maniera misteriosa che diventano un caso. Questi omicidi scatenano la pessima abitudine di un certo tipo di stampa che pur di aver una notizia decide di scavare nella vita della vittima andando a vedere il profilo facebook post per post, alla ricerca del possibile assassino. Poi ci sono i grandi casi che i programmi del pomeriggio caricano di ansia e tensione. Tutti siamo esperti e criminologi.

Se grazie ai social network tutti possiamo essere reporter, fotografi, cantastorie, spesso ci dimentichiamo di essere umani. Dietro ogni morte c’è una persona, una vittima che merita rispetto.

cagliari globalist – Settore giovanile e brand: nasce il Cagliari duepuntozero

da Cagliari Globalist – 20 giugno 2014

Il nuovo Cagliari targato Tommaso Giulini parte dal settore giovanile e dal rilancio del brand rossoblu grazie a Gianfranco Matteoli, uomo fondamentale per i giovani talenti e Stefano Matalucci, esperto di marketing e uomo di fiducia del nuovo numero uno di Viale La Playa.

Il presidente ha annunciato l’aumento del budget per il settore giovanile che diventerà un punto di partenza per la squadra affidata a Zeman. L’allenatore boemo ha sempre con i giovani plasmando talenti come Immobile, Insigne e Verratti. Il mister potrà partire da giovani sardi come Murru, Del Fabro, Barella e Loi. Parole importanti da parte del presidente per Matteoli. Per il recordman del gol più veloce della storia della Serie A, pronto un posto nel nuovo Consiglio d’amministrazione.

Matalucci, anche lui nel nuovo CdA, ha illustrato alla stampa il rilancio del brand “Cagliari” attraverso la valorizzazione del marchio; una comunicazione più vicina ai tifosi e il coinvolgimento degli sponsor.
Tra gli obiettivi della nuova società, la creazione della Casa Cagliari, di un Cagliari Village per far vivere ai tifosi le gare con più entusiasmo e per riavvicinare le famiglie allo stadio. Dal punto di vista della comunicazione, tre i canali principali: lo stadio, per permettere ai tifosi di conoscere le evoluzioni sull’impianto cagliaritano; la squadra, con notizie ufficiali. Un canale dedicato sarà a disposizione del presidente che avrà la possibilità di far conoscere quali sono le sue idee ai supporter. Pronto anche un documento chiamato “Cagliari 2.0” che presenterà gli impegni della società. Spazio anche agli sponsor sardi che grazie al “Cagliari Network” avranno la possibilità di farsi conoscere al di fuori dell’isola.

Nel nuovo Consiglio di Amministrazione, oltre a Matteoli e Matalucci, Mariano Delogu, Alessandro Marino, Stefano Signorelli e Gianluca Serra.

cagliari globalist – De Filippo: nessun taglio al Fondo Sanitario Nazionale

da Cagliari Globalist – 7 giugno 2014

Due giorni nell’isola per il Sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo. Venerdì pomeriggio il dibattito sulle malattie sessualmente trasmissibili organizzato dai Giovani Democratici della Provincia di Cagliari al Lazzaretto Sant’Elia nel quale si è confrontato con medici e associazioni che operano sul territorio. In serata, un incontro a Nebida. Nella mattinata di sabato, De Filippo ha partecipato all’evento “La salute, il bene più prezioso”, un confronto organizzato dal gruppo Deputati Pd al quale hanno partecipato l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru, i deputati del Partito Democratico, Marco Meloni e Francesco Sanna, la capogruppo del Pd nella Commissione Affari Sociali della Camera, Donata Lenzi, il consigliere regionale, Gigi Ruggeri e l’eurodeputato Renato Soru. Per il sottosegretario è stata l’occasione per fare il punto sulla sanità in Sardegna.

Sottosegretario De Filippo, qual è la situazione della sanità in Italia?
“Come in tutti i settori della vita pubblica è in una fase di riorganizzazione. Il Patto per la salute, che è lo strumento fondamentale con cui si organizza la sanità in Italia coincide, nel 2014, con una generale rivisitazione della spesa pubblica nel nostro paese. Il settore della sanità non è stato sottoposto a tagli lineari come nel passato. Alla base del Patto per il 2014 c’è una risorsa importante con la quale Regioni e Governo stanno decidendo quali sono le azioni più efficaci che possano consentire un ulteriore avanzamento dei servizi sanitari nel nostro paese”.

La sanità è una delle voci più importanti nei bilanci delle regioni italiane. Qual è il programma del Governo per la sanità sarda?
“La Sardegna ha avuto una storia non semplicissima nel settore della sanità. Ci sono stati problemi di disavanzo ma vedo i programmatori attuali della Regione molto indirizzati a costruire percorsi più virtuosi. Anche l’isola può beneficiare di un lavoro di collaborazione con il Ministero, soprattutto su grandi questioni a partire dalla prevenzione, il sostegno di obiettivi sempre più adeguati ai livelli essenziali di assistenza. C’è una autonomia della Regione che può sviluppare attraverso il dibattito e il confronto con il territorio, anche grazie alla associazioni, per una organizzazione più avanzata della rete ospedaliera, una riorganizzazione dei sistemi territoriali a partire dal ruolo che potranno avere i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta. Mi sembra che ci sia una impostazione di fondo nella programmazione attuale della Regione Sardegna che coincide con i principi più generali che il Ministero sta definendo al tavolo con il Patto per la Salute con le altre regioni italiane e questo mi fa sperare che nei prossimi anni questi elementi potranno determinare effetti più positivi per i servizi sanitari di questa regione”.

Nella sua due giorni in Sardegna ha partecipato ad un dibattito sulle malattie sessualmente trasmissibili. Quali sono gli obiettivi del Governo su questo tema?
“Sulle malattie sessualmente trasmissibili c’è un’azione normativa, ci sono i lavori della commissione nazionale sull’Aids, i programmi di informazione e prevenzione che vengono annualmente messi in campo dal Ministero della Salute e le iniziative sempre più adeguate in termini di assistenza e di cura. Il lavoro congiunto che può essere sviluppato tra Governo, Regioni e mondo associativo può essere ulteriormente migliorato. L’elemento fondamentale sta nell’informazione: devono essere moltiplicati i luoghi in cui vengono date le informazioni a partire dalle scuole, determinanti per formare i ragazzi e che non sempre svolge questa funzione importante in tutti i punti del paese”.

Il dibattito Durante il confronto al T-Hotel, De Filippo ha ricordato che il Fondo Nazionale Sanitario per il 2014 non sarà toccato. Per il sottosegretario occorre adeguare i servizi, riorganizzare le reti ospedaliere e fare un grande lavoro sulla medicina territoriale. “La sanità deve essere condivisa creando un percorso, serve avviare un confronto tra Stato e Regioni dando la centralità al territorio”, ha dichiarato l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru. “Dobbiamo riflettere sui costi e lavorare per produrre ricchezza anche al di fuori della sanità. Tra i determinanti della malattia c’è anche la povertà”

cagliari globalist – Si vota per l’Europa

da Cagliari Globalist – 25 maggio 2014

Il grande giorno è arrivato. Dalle ore 07.00 urne aperte per eleggere i 73 rappresentanti italiani al Parlamento Europeo. Mai come in questa occasione, il voto rappresenta un test importante per i partiti. Il rischio astensionismo è dietro l’angolo. Pare però che le elezioni europee non interessino agli italiani. Numeri alla mano, in trentanni, dal 1979 al 2009 sono stati persi quasi venti punti percentuali (19,56%).

Europee o poltiche? Negli ultimi giorni di campagna elettorale tanti big della politica nostrana hanno catalogato queste consultazioni europee come un banco di prova nazionale per la tenuta della maggioranza di governo. Una campagna dai toni forti: provocazioni, botta e risposta tra leader e personaggi più o meno noti della politica. Dalle scorse politiche sono passati solo sedici mesi ma possiamo contare su due premier, Letta e Renzi e sulla riconferma del presidente Napolitano dopo il no a Marini e soprattutto Prodi. C’è chi, domani, è pronto a gridare sotto il Quirinale per chiedere che il Presidente della Repubblica lasci l’incarico, chi vede già un possibile rimasto di governo e chi vorrebbe tornare alle urne, ancora una volta. Per non perdere il gusto di tornare al voto. Una cosa è sicura: lunedì saranno tutti arrabbiati con se stessi e contro i loro avversari.

Tutti in tv. Forse. La campagna elettorale che si è conclusa poco più di ventiquattro ore fa ha visto il prevalere della tv sulla rete. Non a caso tutti, anche quelli che avevano detto che non sarebbero mai andati in un salotto televisivo, hanno fatto la loro comparsa con buona pace degli elettori e dell’auditel. Ad un occhio ben attento però non sfugge che sono stati soltanto tre i partiti di cui si è ampiamente parlato in queste ultime settimane. Peccato, perché [url”le liste in campo sono otto”]http://cagliari.globalist.it/Detail_News_Display?ID=103723&typeb=0&Europee-2014-Sicilia-Sardegna-tutti-i-candidati-[/url] e tutte con pari dignità politica. Forse bisognava far parlare tutti per far conoscere agli elettori quali sono le idee politiche delle forze in campo perché non basta internet per farsi pubblicità elettorale. Anche una “comparsata” in tv, non solo nelle tribune politiche organizzate dalla Rai, fa recuperare il voto degli indecisi.

Dov’è l’Europa? In questa campagna per le europee la grande assente è stata l’Europa. La gran parte dei politici ha parlato solo e soltanto di ciò che farà per l’Italia nei prossimi mesi dimenticandosi che le consultazioni servono per eleggere 73 cittadini italiani che faranno parte di un Parlamento Europeo con compiti precisi e sconosciuti a tanti italiani. Forse l’argomento poteva essere approfondito meglio magari dando, anche nei tg, meno spazio alla cronaca e più minuti all’informazione politica.

I non votanti I leader e gli analisti politici sono preoccupati per la percentuale di italiani che non andrà a votare. Sono tanti gli scontenti, i delusi, quelli arrabbiati e indecisi sino all’ultimo. Gran parte degli italiani non vuole più andare alle urne, perché “tanto le cose non cambieranno”, perché “decidono sempre i soliti”, perché “non ne vale più la pena”. La cosa che rammarica di più è che tra i tanti che la pensano così ci sono parecchi giovani stanchi della mala-politica gli stessi che si lamentano se le strade della loro città sono piene di buche, dei servizi che non ci sono. Tra questi anche quelli che non possono avviare o tenere in vita una azienda perché lo Stato, la Regione o i Comuni non riescono ad utilizzare i fondi europei, quelli che arrivano dall’assemblea che sta per essere votata dagli italiani che si recheranno al voto. Niente da fare. Per loro sarà un 25 maggio come tanti altri.

I dati Torniamo indietro nel tempo. La prima elezione per il Parlamento Europeo risale al 10 giugno 1979. In Italia c’erano ancora Dc, Pci e Psi. I votanti furono 36 milioni (86,12%). Nella circoscrizione Italia Insulare, a votare fu il 75,87%. A vincere questa tornata fu la Democrazia Cristiana (36,49 sul dato nazionale e 40,70% nelle isole. Nella provincia di Cagliari vinse il PCI (36,67%)
Si avanza di cinque anni: 18 giugno 1989. Media nazionale: 81,66%, nelle isole vota il 73,96%. La Dc è il primo partito sia in Italia (32,95%) che nella circoscrizione isolana (35,55%).
Avanti di altri quattro anni. 12 giugno 1994. Alle Europee vota il 74,65%, nella Circoscrizione Sicilia-Sardegna i votanti sono il 71,87%. Forza Italia conferma l’annata vincente imponendosi con il 30,60% nella media nazionale e con il 36,20% nelle isole.
Quarta chiamata europea al voto. E’ il 13 giugno 1999. Il dato nazionale parla di un 70,81% mentre la circoscrizione Sicilia-Sardegna si attestò sul 62,54%. Forza Italia si conferma il primo partito con il 25,18% e 27,54%
Il 12 giugno del 2004, il dato nazionale si fermò al 73,09%, la circoscrizione Isole al 63,99%. L’Ulivo vinse con il 31,09%, 27,25% nelle isole.
Nell’ultima tornata europea, il 7 giugno del 2006, la percentuale per il nazionale fu del 66,47%, il dato complessivo sulla circoscrizione Isole è del 47,14%. Doppia vittoria per il Popolo delle Libertà (35,26% e 34,46%), dietro il Pd (26,13% e 24,95%).
I dati parlano chiaro. In trent’anni, la percentuale di votanti è scesa quasi del 20%. L’Italia e la Sardegna si sono disaffezionate al voto. Alle elezioni politiche del 2013, il dato nazionale alla Camera parla del 75,20% di votanti, al Senato il 75,11% (68,32% e 68,50% in Sardegna), quasi cinque punti in meno rispetto al 2008 (80,51% alla Camera e 80,40% per il Senato)
I dati delle ultime regionali non fanno altro che confermare il trend negativo: alle urne è andato soltanto il 52,28% dei sardi. Piccola curiosità: per la prima volta, l’elezione europea avviene nel mese di maggio.

Andiamo a votare Al di la degli appelli politici dell’ultima ora, degli sms che ti ricordano che oggi si vota dalle 07.00 alle 23.00, sarebbe bello convincere i non elettori ad andare a votare. Perché, visti i tempi che corrono, a qualcuno prima o poi verrà l’idea di toglierci anche questo piccolo diritto e dovere politico. Quello di essere elettori ed eletti. Di rappresentare la nostra città e la nostra nazione come faranno i 73 italiani. Spieghiamo a chi vota per la prima volta cosa vuol dire buttare dentro l’urna quella scheda, qualsiasi partito o movimento si intenda votare.

Oggi l’applicazione facebook “Sono un elettore” ci dirà quanti nostri amici virtuali andranno a votare. Secondo i dati forniti dall’istituto Capgemini, l’uso della tecnologia e l’utilizzo dei dispositivi mobili aumenterebbe la percentuale di votanti per le Europee. Per ora, restiamo tradizionalisti, prendiamo la nostra scheda elettorale e andiamo a votare.